Il tarassaco

Tarassaco o dandelio

Il dandelio, “dente di leone” o tarassaco (Taraxacum officinale) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Asteraceae diffusa su tutte le regioni temperate del pianeta e utilizzata fin da tempi remoti come alimento o erba medicinale.

E’ difficile ricostruire la storia della diffusione geografica del tarassaco, dato che iniziò probabilmente in un periodo antecedente alle più antiche testimonianze mediche sopravvissute ed è difficile identificarlo negli antichi trattati di erboristeria precedenti al Medioevo; sappiamo però che era conosciuto in Europa fin dal Neolitico e che la sua introduzione nel Nuovo Mondo ad opera dei puritani risale al XVII° secolo ed è giustificata dalla conoscenza dei coloni delle sue proprietà medicinali e della sua estrema adattabilità.

Il dente di leone è un fiore molto comune su suoli umidi o vicino a corsi d’acqua (così comune da diventare infestante in alcuni casi), e non è affatto raro vederlo crescere spontaneamente ai margini di molte strade di campagna. Il suo fiore giallo e ricco di petali è facilmente riconoscibile, come lo sono lo stelo (a volte dotato di una tonalità violastra) e le foglie oblunghe, lanceolate e lobate.
Il tarassaco è una pianta infestante relativamente innocua, non causa danni alle piante vicine ed è un alimento per molte specie comuni nei boschi: i piccoli uccelli si cibano dei suoi semi, cinghiali e conigli mangiano l’intera pianta mentre le api prelevano nettare dai denti di leone, creando un miele prelibato.

Fiore e soffione di tarassaco
Fiore e soffione di tarassaco

Il fiore di tarassaco è ermafrodita: fiorisce durante aprile-maggio (periodo migliore per la raccolta) fino alla fine dell’estate e ogni pianta genera una o più infiorescenze (chiamate “soffioni”) composte da caratteristici semi muniti di un ciuffo di peli bianchi che agiscono da paracadute durante la dispersione messa in atto dal vento. Ogni infiorescenza contiene da 50 a 170 semi e una singola pianta può produrre oltre 5.000 semi in un anno; si calcola che un ettaro di tarassaco possa produrre quasi 100 milioni di semi nell’arco di 365 giorni.

Il primo utilizzo del dandelio nella storia antica è stato probabilmente quello culinario, dato che ogni parte del tarassaco è commestibile sia cruda che cotta. Vista l’abbondanza di questa pianta e la possibilità di raccoglierla senza mettere a rischio la popolazione locale, le sue foglie era un tempo molto comuni in cucina, impiegate per zuppe, insalate e mostarde. Per le insalate sono preferibili le foglie giovani o i fiori non ancora schiusi, mentre le foglie mature vengono generalmente bollite per eliminare il sapore amaro che le caratterizza.

Le foglie di tarassaco sono ricche di beta-carotene, vitamina C e una quantità di ferro e calcio superiore a quella degli spinaci. I fiori aperti, inoltre, possono essere impiegati per produrre il vino di dandelio o una sorta di sciroppo dolcificante; le radici di tarassaco, infine, una volta tostate e messe in infusione creano una bevanda simile al caffè ma priva di caffeina.

Fiori, infiorescenze, foglie e radici di tarassaco
Fiori, infiorescenze, foglie e radici di tarassaco

Fin dall’antichità il dandelio è stato utilizzato anche come erba medicinale per via delle sostanze contenute nel suo lattice biancastro estratto dallo stelo, dalle radici o dalle foglie. L’applicazione o l’assunzione di composti medicinali a base di tarassaco veniva consigliata nell’antichità per il trattamento di infezioni e febbre, come diuretico e blando lassativo e per migliorare la digestione. Il lattice era anche impiegato come repellente per insetti e per il trattamento delle verruche.

Il lattice di tarassaco contiene inulina, un composto basato sul fruttosio che favorisce la digestione e l’attività intestinale, e levulina, simile all’ inulina ma solubile in acqua (e quindi più adatta per creare infusi e decotti). Le radici tendono a contenere più levulina che inulina, e le quantità variano con lo stato di maturazione della pianta: con l’approssimarsi dell’autunno, la levulina si trasforma gradualmente in inulina.

Le radici di tarassaco erano preparate tradizionalmente in questo modo: dopo averle estratte dal terreno umido cercando di mantenerle integre, venivano immerse in un corso d’acqua per circa 1 ora per lavarle e successivamente separate dalle foglie superiori. La radice non era tagliata o affettata prima del suo effettivo utilizzo per non perdere il prezioso lattice che contiene; le foglie scartate potevano invece essere consumate fresche in insalata o essiccate per la preparazione di tisane.

Le radici di dandelio erano quindi lasciate ad essiccare intere per circa due settimane per irrigidirle e farle “maturare” al punto da avere l’interno bianco, non grigio. Dopo l’essiccazione le radici sono sensibili a muffe e insetti, per cui dovevano essere conservate in un luogo asciutto e protetto, ed erano impiegate per realizzare decotti o brodi tritandone o grattugiandone la superficie.

Per produrre una bevanda simile al caffè, le radici di tarassaco venivano tagliate in piccoli pezzi e messe ad arrostire a fuoco lento per circa due ore; una volta arrostite, erano aggiunte ad acqua bollente per circa 15 minuti (due cucchiai per litro) fino ad ottenere una bevanda scura e amara.

Dandelion

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