La storia di Hugh Glass

La storia di Hugh Glass

Hugh Glass fu un uomo di frontiera, cacciatore ed esploratore americano rimasto nell’immaginario collettivo per il suo tragico incontro con un grizzly. Il suo devastante incontro con un orso e la sua straordinaria capacità di sopravvivenza, con l’aggiunta di particolari di fantasia o non confermati, sono stati rappresentati nel film “The Revenant“, in cui Leonardo DiCaprio interpretava il cacciatore di pelli di origini irlandesi-scozzesi.

Ma quanto c’è di vero nella pellicola cinematografica? Quanto realmente sappiamo sulla vita e sulle imprese di Hugh Glass, uno degli uomini-simbolo della vita nella natura selvaggia e della lotta feroce per la sopravvivenza?

Hugh Glass, pirati e Pawnee

Si sa ben poco sulla vita di Hugh Glass prima della spedizione di caccia che lo portò all’incontro con un grizzly. Sappiamo che nacque in Pennsylvania, ma la data (1783) e la località (Stanton) di nascita sono tutt’ora difficilmente dimostrabili con la documentazione dell’epoca.

Nelle memorie di George C. Yount, un cacciatore di pelli che nel 1825 attraversò le Montagne Rocciose in compagnia di Hugh Glass, ci viene raccontato che tra il 1817 e il 1820 l’esploratore si trovava probabilmente a bordo di un vascello americano catturato dal celebre pirata francese Jean Lafitte.

Secondo il racconto di Yount, Lafitte offrì a Glass due opzioni: morire sul posto o entrare a far parte della sua ciurma. Glass scelse la seconda e per i successivi due anni visse in una piccola colonia a Galveston Island chiamata Campeachy, una località pericolosa non solo per la presenza di pirati che solcavano il Golfo del Messico ma anche a causa delle tribù native locali che non perdevano occasione per uccidere e cannibalizzare gli Europei.

Giunto il momento opportuno, Glass ed un suo compagno decisero di fuggire dalla nave di Lafitte nuotando per tre chilometri per raggiungere la terraferma e sopravvivendo con la caccia e la raccolta, cercando di rimanere nascosti dai nativi Karankawa mentre tentavano di trovare un insediamento sicuro in cui rifugiarsi.

Ritratto di Hugh Glass
Ritratto di Hugh Glass

Glass e il suo compagno viaggiarono per oltre 1.500 km verso Nord (secondo la versione dei fatti raccontata da Glass a Yount) in pieno territorio indiano, evitando nativi Comanche, Osage e Kiowa ma imbattendosi in un gruppo di Skiri, una tribù Pawnee nota per effettuare sacrifici umani. Hugh fu costretto ad assistere al sacrificio del suo compagno di fuga e fu inizialmente risparmiato in attesa del momento propizio per compiere un altro rituale sacrificale.

Per qualche ragione non ancora chiara, Glass fu risparmiato. La leggenda vuole che, al momento del suo sacrificio, Glass si inchinò di fronte al capo tribù offrendogli una fiala di polvere di cinabro, un minerale rosso a base di mercurio utilizzato come pigmento di guerra dai Pawnee e da altre tribù di nativi. Impressionato dal gesto, il capo clan decise di salvare quel’uomo bianco e renderlo un membro della comunità.

Secondo il racconto trascritto da Yount, fu adottato come figlio dal capo tribù. Nel corso della sua permanenza con i Pawnee, Glass apprese i loro segreti di sopravvivenza, si sposò con una nativa e partecipò ad alcune guerre tra clan rivali, prima di abbandonare la tribù per unirsi alle spedizioni europee di cacciatori di pelli.

Gli storici del West non sono in grado di determinare quanto il racconto di Yount sia vero. Glass era sicuramente in buoni rapporti con i Pawnee, ma è possibile che la sua storia sia stata arricchita di elementi di fantasia.

Non abbiamo alcuna prova certa, e spesso nemmeno uno straccio di indizio, che Glass avesse effettivamente sposato una Pawnee, come non esistono prove della sua partecipazione a guerre tra clan di nativi.

La spedizione di William Ashley del 1821

L’epoca degli “uomini di montagna” (mountain men), cacciatori di pelli coriacei e in grado di sopravvivere tra la natura selvaggia del West, inizia ufficialmente con i “100 giovani intraprendenti”, una spedizione voluta dal generale William Henry Ashley, membro della Rocky Mountain Fur Company, allo scopo di seguire il percorso del fiume Missouri per raggiungere le zone più ricche di castori.

I “100 di Ashley” contavano mountain men celebri, come Jedediah Smith, James Beckwourth, John S. Fitzgerald, David Jackson e William Sublette, ma Glass non fu tra i primi ad arruolarsi e si unì alla spedizione solo l’anno successivo, nel giugno 1823.

Poco dopo il suo arrivo, la spedizione fu attaccata da un gruppo di Arikara, nativi locali dediti all’agricoltura di sussistenza e al commercio di prodotti locali come mais, zucche e tabacco. I coloni europei consideravano gli Arikara troppo imprevedibili e il fatto di averli estromessi dal commercio di pelliccia li rendeva ancora più pericolosi, visti i precedenti di rapine e omicidi nei confronti di commercianti di pelli di passaggio.

Ashley sbarcò nei pressi di uno dei due villaggi Arikara sul fiume Missouri per tentare di trattare con loro ed evitare problemi futuri; i nativi desideravano compensazione per l’uccisione di alcuni loro guerrieri da parte di un’altra compagnia di cacciatori di pelli, ed Ashley non esitò a ripagarli pur di mantenere rapporti pacifici con loro.

Jedediah Smith
Jedediah Strong Smith, uno dei più celebri mountain men e membro della spedizione di Ashley. Nel 1823 anche lui sarà vittima dell’attacco di un grizzly, riportando costole rotte, un orecchio staccato  (ricucito sul campo da un suo compagno) e una profonda cicatrice sul viso.

Dopo aver ottenuto qualche decina di cavalli cedendo in cambio di 25 moschetti con munizioni, Ashley ordinò a Jedediah Smith e ai suoi uomini (tra i quali Hugh Glass) di sorvegliare la piccola mandria e guidarla a Fort Henry il giorno successivo.

Durante la notte, si udirono grida provenire da uno dei villaggi: Edward Rose e Aaron Stephens, due cacciatori della compagnia di Ashley, si erano introdotti nell’accampamento dei nativi al tramonto, in cerca di compagnia femminile. Rose arrivò dai suoi compagni correndo, gridando che Stephens era stato ucciso e mettendo in allerta tutta la compagnia di cacciatori. Ashley decise comunque di attendere l’alba prima di abbandonare il posto.

Alle prime luci dell’alba, Ashley e la compagnia si resero conto della situazione: i guerrieri Arikara erano chiaramente visibili lungo la palizzata che delimitava il loro villaggio, intenti a caricare i moschetti scambiati recentemente con gli esploratori in cambio di cavalli.

In poco tempo iniziarono ad esplodere colpi verso Ashley e i suoi uomini, rendendone difficile la fuga. Convinti della loro vittoria, gli Arikara abbandonarono la sicurezza della palizzata per avvicinarsi ai cacciatori. Gli esploratori europei in grado di nuotare si lanciarono nel fiume; i più deboli e i feriti sparirono tra le correnti.

Nel giro di circa 15 minuti dal primo colpo di moschetto, 14 uomini di Ashley avevano perso la vita e 11 erano rimasti feriti, tra i quali anche Hugh Glass. I sopravvissuti riuscirono a fuggire per rifugiarsi a Fort Kiowa, dove Glass ebbe modo di riprendersi dalla ferita ed essere reclutato per una nuova spedizione verso Fort Henry sotto la guida di Andrew Henry e in compagnia di altri 30 uomini.

Il grizzly più famoso della storia (e del cinema)

Hugh Glass e il grizzly

La spedizione di Henry e Glass fu attaccata durante la notte da due tribù Hidatsa, generalmente amichevoli verso gli esploratori bianchi. Questo insolito attacco causò la morte di due uomini e il ferimento di altri due, come raccontò in seguito Moses “Black” Harris, uno dei membri della spedizione.

Dopo essere sfuggiti all’attacco e aver raggiunto la Grand River Valley, Glass si distaccò dal gruppo per le attività di caccia, incontrando una femmina di grizzly in compagnia di due cuccioli. Non appena notò la sua presenza, l’orso attaccò quasi immediatamente il cacciatore colpendolo ripetutamente con le zampe, mordendolo alla testa e saltandogli sul corpo.

Glass tentò inizialmente di difendersi, sparando con il suo fucile contro l’orso in carica, ma il colpo sembrò non avere alcun effetto. Tentò anche di arrampicarsi su un albero dopo aver subito la prima carica, ma il grizzly lo trascinò a terra e gli strappò brandelli di carne dalla schiena. Dopo una piccola pausa per portare i pezzi di carne umana ai suoi piccoli, l’orso riprese ad attaccare Glass, che lo colpì ripetutamente con il suo pugnale.

Non sappiamo se furono il fucile ed il pugnale di Glass ad uccidere l’orso, o i colpi esplosi da altri due cacciatori che accorsero sul posto dopo aver sentito i gemiti disperati dell’uomo. Sappiamo però che il grizzly fu ucciso e scuoiato per la sua pelliccia.

Le condizioni di Glass furono giudicate così gravi da non lasciar sperare nulla di buono: i membri della spedizione erano certi che l’uomo sarebbe morto entro la mattinata successiva. All’alba tuttavia Glass era ancora vivo: Henry, per non mettere a rischio l’intera compagnia, decise di trasportare il ferito su una lettiga improvvisata con rami di pino.

Per due giorni i compagni di Glass lo trasportarono lungo il fiume Yellowstone, un tributario del fiume Missouri, procedendo con lentezza pericolosa: il rischio di attacco da parte dei nativi era troppo alto e costrinse Henry a lasciare due volontari in compagnia di Glass nell’attesa del suo imminente decesso, in modo tale da far procedere la compagnia più velocemente.

I due volontari, che accettarono una ricompensa di 80 dollari (altre fonti dicono 400 $) per rimanere al fianco di Glass, erano John Fitzgerald e un giovane di nome James Bridger (chiamato “Bridges” in uno dei resoconti dell’epoca), ma l’dentità di quest’ultimo non è del tutto certa.

Anche se incapace di muoversi, Glass era ancora vivo cinque giorni dopo la partenza di Henry. Terrorizzati da una possibile aggressione da parte dei nativi, Fitzgerald e Bridger decisero di abbandonare il compagno nei pressi di una sorgente prendendo con loro tutto l’equipaggiamento di Glass, compresa la sua arma da fuoco, il suo coltello, un tomahawk e il kit per il fuoco.

L’epica sopravvivenza di Glass

Solo, ferito e senza equipaggiamento, Glass radunò le poche energie rimaste per strisciare verso il fiume Missouri per poter raggiungere Fort Kiowa, l’unico posto in cui avrebbe potuto curare efficacemente le sue ferite e riottenere l’equipaggiamento perduto.

Il percorso di Hugh Glass fino a Fort Kiowa
Il percorso di Hugh Glass fino a Fort Kiowa

Per rendere l’idea delle condizioni di Glass, secondo i resoconti di Henry e dei mebri della spedizione il cacciatore aveva una frattura scomposta alla gamba, la gola totalmente compromessa (non riuscì più a parlare con la sua voce naturale per il resto della sua vita) e ferite così profonde sulla schiena da lasciare esposte le costole. Glass sistemò l’osso della gamba alla meglio, si avvolse nella pelle d’orso che era stata posata su di lui come sudario e iniziò a muoversi trascinandosi sul terreno con le braccia e la gamba sana.

A causa delle ferite, il viaggio fu inizialmente molto lento e faticoso. Glass fu costretto a nutrirsi di insetti, serpenti e bacche. Dopo una settimana, l’esploratore si trovò ad assistere ad un attacco di lupi nei confronti di un cucciolo di bisonte; attendendo con pazienza il momento propizio, riuscì a sottrarre ai predatori ormai sazi una buona metà della carcassa.

Glass si accampò per qualche giorno, dando modo al corpo di riprendersi grazie alle proteine ottenute dal bisonte. Riuscì a recuperare parzialmente le energie, a curare le ferite più lievi e a prevenire la cancrena di quelle più profonde lasciando che i vermi si cibassero della carne in decomposizione in corrispondenza delle lesioni.

In qualche modo Glass riuscì a raggiungere il fiume Missouri e ad ottenere una canoa di pelli da alcuni indiani Lakota (che gli offirono un pasto a base di carne di cane), raggiungendo così Fort Kiowa nell’ottobre del 1823 dopo aver coperto oltre 300 km.

Dopo aver recuperato le forze, Glass era intenzionato a cercare vendetta nei confronti di chi lo aveva abbandonato sequestrandogli ogni strumento utile a sopravvivere. Essendo venuto a sapere che Fitzgerald e Bridger si trovavano a Fort Henry, si aggregò ad una spedizione diretta verso il forte dopo aver ottenuto a credito un fucile, delle munizioni e alcuni beni di prima necessità.

Anche in questo caso, Glass si salvò per il rotto della cuffia sbarcando un giorno prima che gli Arikara massacrassero l’intera spedizione. Dopo essere stato avvistato dagli Arikara il giorno successivo, fu tratto in salvo da due guerrieri Mandan che lo trasportarono a Tilton’s Post, un punto di scambio della Columbia Fur Company. La notte stessa Glass lasciò il fortino per raggiungere Fort Henry, non sapendo che Andrew Henry era stato costretto ad abbandonarlo a causa degli attacchi dei Piedi Neri.

Dopo 38 giorni di marcia, Glass raggiunse un Fort Henry deserto. Secondo alcuni storici, l’esploratore trovò un biglietto che spiegava le ragioni dell’abbandono e la posizione del nuovo Fort Henry; Hugh fu comunque in grado di determinare la posizione del fortino, collocato a circa 50 km di distanza, e raggiungerlo nel capodanno del 1823.

La rinuncia alla vendetta

Gli uomini di Fort Henry furono inizialmente sgomenti nel vedere Glass vivo e vegeto. Il cacciatore fu inondato di domande su come fosse riuscito a sopravvivere, domande a cui rispose con calma apparente per poi chiedere “Dove sono Fitzgerald e Bridger?”.

L’unico presente a Fort Henry era Bridger. Dopo un breve confronto sulle ragioni del suo abbandono, Glass decise di perdonare il giovane cacciatore, ritenendo che la vera colpa delle sue sventure fosse attribuibile a Fitzgerald. Decise quindi di ripartire, al termine del periodo più duro dell’inverno, per Fort Atkinson, meta dell’uomo che lo aveva abbandonato.

Secondo i racconti dell’epoca, la vendetta di Glass, più che per l’abbandono in balia degli elementi, era incentrata sul recupero del suo amato fucile, un Hawken calibro .54 che lo accompagnava fin dalla sua permanenza con i Pawnee dopo la fuga dal pirata Lafitte.

In compagnia di altri 4 uomini, Glass lasciò Fort Henry il 29 febbraio 1824 con la missione ufficiale di consegnare un dispaccio a Fort Atkinson, ma con il preciso intento di recuperare il suo fucile e farla pagare a Fitzgerald. L’arrivo della primavera aveva riempito i fiumi con l’acqua di disgelo, forzando gli uomini a costruire canoe di pelle di bisonte per percorrere agevolmente il North Platte River.

Dopo qualche giorno il gruppo si imbattè in alcuni indiani lungo la riva del fiume. Pensando che fossero Pawnee, in 4 sbarcarono accettando l’invito del capo tribù ad unirsi a loro. Glass tuttavia riuscì ad accorgersi che alcuni nativi parlavano un dialetto Arikara: alla prima occasione tentò la fuga con i compagni, ma finì per restare ancora una volta isolato nella natura selvaggia, senza fucili (rimasti sulle imbarcazioni) e a centinaia di chilometri di distanza dalla civiltà.

Per evitare l’incontro con altri Arikara, Glass lasciò le rive del fiume e iniziò a dirigersi verso Fort Kiowa. Fortunatamente per lui, la primavera gli offrì numerosi cuccioli di bisonte da uccidere per sostenersi durante il viaggio, riuscendo a raggiungere il forte senza problemi o incontri con nativi ostili.

Tornato a Fort Kiowa, Glass ripartì quasi immediatamente per Fort Atkinson, raggiungendo il fortino nel giugno del 1824 e chiedendo al suo arrivo un faccia a faccia con Fitzgerald. Quest’ultimo, arruolatosi nell’esercito, era ormai considerato tecnicamente “proprietà del governo”: dopo aver ascoltato il racconto di Glass, il capitano della compagnia restituì all’esploratore il fucile sottratto da Fitgerand un anno prima e lo obbligò a dimenticare l’accaduto per non incorrere nelle gravi punizioni previste per l’assalto ad un soldato.

Glass dimenticò Fitzgerald anche grazie al rimborso di 300 dollari ricevuto dal capitato di compagnia di Fort Atkinson come compensazione per le peripezie vissute a causa di Fitzgerald.

Glass continuò a dedicarsi al trapping e al mercato dela pelliccia per gli anni successivi fino al 1833, anno in cui fu attaccato dai nativi Arikara lungo il fiume Yellowstone e ucciso, scalpato e derubato insieme ai suoi due compagni di caccia.

Le differenze rispetto al film “The Revenant”
  • Non c’è alcuna prova che Glass si sia mai sposato con una Pawnee;
  • Il figlio mezzosangue della pellicola, membro della spedizione in cui Glass fu attaccato dall’orso, non è mai esistito;
  • Fitzgerald non tentò di soffocare Glass, come si vede nel film, e nemmeno di uccidere il figlio sanguemisto;
  • Glass non saltò da una rupe e non si rifugiò nella carcassa del suo cavallo morto;
  • Non fu aiutato da un nativo nell’episodio del bufalo attaccato dai lupi;
  • Glass non si vendicò contro Fitzgerald, che godeva della protezione dell’esercito.

The Real Story of ‘The Revenant’ Is Far Weirder (and Bloodier) Than the Movie
The Real Story of Hugh Glass

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