L’adattamento all’apnea dei “Nomadi del mare”

Sama-Bajau nomadi del mare

I Sama-Bajau appartengono ad un’etnia austronesiana che si è adattata incredibilmente bene alla vita sul mare. Da generazioni occupano l’arcipelago indonesiano di Sulu e con i secoli si sono guadagnati il titolo di “nomadi del mare” per via del loro stile di vita interamente basato sull’oceano: mangiano, dormono e conducono ogni attività quotidiana su palafitte o piccole barche di legno.
Anche se oggi ben pochi Sama-Bajau seguono lo stile di vita tradizionale, le famiglie che continuano a condurre un’esistenza interamente sull’oceano vivono su piccole barche e minuscoli isolotti utilizzati come punti d’attracco temporaneo o per svolgere cerimonie e festival tradizionali.

I Sama-Bajau hanno dovuto imparare a costruire imbarcazioni resistenti e agili e ad edificare case sospese sul mare sufficientemente robuste da resistere ai capricci delle maree e del mare; ma l’abilità per cui sono noti è la loro capacità di immergersi a profondità di 50-70 metri per procurarsi cibo e materie prime, rimanendo in apnea per periodi di tempo apparentemente innaturali.

Sama-Bajau e apnea

Una persona normale e non allenata all’apnea può immergersi in acqua e trattenere il respiro per qualche decina di secondi, a patto di non dover consumare troppe energie e ossigeno per nuotare. Il corpo umano, benché ormai adattato alla vita sulla terraferma, reagisce istintivamente all’apnea subacquea: il battito cardiaco rallenta, i vasi sanguigni si restringono e la milza subisce una contrazione, reazioni che consentono di conservare energia in un ambiente in cui la riserva di ossigeno è limitata.

I Sama-Bajau, come il resto delle persone che vivono in zone continentali o su isole di qualunque dimensione, sono soggetti alle stesse reazioni, ma il loro adattamento alla vita marina supera di molto qualunque altro essere umano del pianeta. La selezione naturale ha influito sulle loro capacità di immersione “donando” a queste etnia (per lo meno ai pescatori che ogni giorno solcano il mare) la capacità di trattenere il respiro fino a 13 minuti ed immergersi a profondità superiori ai 60 metri. Nessuno è in grado di dire con certezza quali adattamenti abbiano reso possibile questa loro capacità quasi sovrumana, ma uno dei fattori determinanti potrebbe essere una milza super-performante.

Questo è La udeli, un pescatore Bajau che generalmente si immerge fino a 30 metri nel suo territorio di pesca
Questo è La Udeli, un pescatore Bajau che generalmente si immerge fino a 30 metri nel suo territorio di pesca

La milza è un organo spesso sottovalutato: si può vivere senza di esso, ma vivere con la milza comporta innegabili vantaggi: svolge diverse funzioni utili per l’organismo, come combattere le infezioni ematiche, immagazzinare sangue o aiutare nell’opera di pulizia del sistema circolatorio.

Questo organo sembra inoltre essere connesso alla capacità di trattenere il respiro che possiedono molti mammiferi marini: leoni di mare, foche e alcuni cetacei hanno milze di dimensioni colossali in proporzione alla massa corporea. Melissa Llardo, ricercatrice del Center for Geogenetics dell’Università di Copenhage, ha studiato la milza dei Sama-Bajau facendo emergere la possibilità di una relazione diretta tra le dimensioni dell’organo e la loro abilità nell’apnea subacquea.

“Volevo per prima cosa incontrare la comunità” spiega Llardo, “e non fare la mia apparizione con l’equipaggiamento scientifico e ripartire. Nella seconda visita [ai Nomadi del Mare], ho portato con me una macchina agli ultrasuoni portatile e kit per raccogliere la saliva. Abbiamo visitato diverse case e raccolto immagini delle milze”.

Palaffitte Bajau nei pressi di una sorgente d'acqua dolce che affiora di qualche metro dalla superficie del mare
Palaffitte Bajau nei pressi di una sorgente d’acqua dolce che affiora di qualche metro dalla superficie del mare

Llardo e il suo team hanno anche raccolto dati dai Saluan, una popolazione indonesiana dalle abitudini “non marine”, per ottenere un confronto tra etnie molto simili. L’analisi dei dati accumulati in Indonesia ha mostrato che i Sama-Bajau dediti alla vita sul mare possedevano milze più grandi del 50% rispetto ai Saluan. I ricercatori hanno anche scoperto nei Bajau un gene chiamato PDE10A, che nei topi sembra determinare le dimensioni della milza regolando la produzione ormonale della tiroide.

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Secondo Llardo, nel corso del tempo i Bajau sono stati sottoposti alla pressione ambientale finendo “vittime” della selezione naturale, sviluppando questo vantaggio genetico e adattandosi alla vita marina molto meglio di qualunque altro essere umano.
La sola milza non è tuttavia sufficiente a spiegare l’adattamento all’apnea dei Bajau. Le immersioni a profondità elevata comportano un accumulo di pressione nei vasi sanguigni, pressione che può essere mitigata dall’allenamento.

I Sama-Bajau che praticano ancora lo stile di vita tradizionale iniziano a pescare in apnea fin da giovanissimi e con il tempo arrivano a spendere almeno 5 ore al giorno in immersione, nuotando e cacciando con fiocine improvvisate per quasi un quarto d’ora per poi risalire, riprendere velocemente fiato e immergersi nuovamente a decine di metri di profondità. Alcuni Bajau perforano volontariamente i timpani in età adolescenziale per evitare problemi durante le immersioni a grandi profondità.
La costante e quotidiana pressione esercitata dal mare nel corso dei secoli potrebbe aver fatto emergere gli individui più adatti all’attività subacquea, selezionando l’etnia Bajau per le caratteristiche più idonee all’apnea come una milza di grandi dimensioni o la flessibilità della cavità toracica e addominale, sottoposte a forti compressioni man mano che si scende a profondità sempre più elevate.

The last of the sea nomads
‘Sea Nomads’ Are First Known Humans Genetically Adapted to Diving

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