Contratto prematrimoniale di 4.000 anni fa

Contratto prematrimoniale assiro

Una tavoletta di argilla attualmente conservata al Museo Archeologico di Istanbul rappresenterebbe la prima testimonianza archeologica conosciuta di un contratto prematrimoniale che include, tra i consueti vincoli di un matrimonio monogamo tradizionale, anche clausole che prevedono il ricorso a prostitute sacre o madri surrogate nel caso di infertilità dei coniugi.

La tavoletta di argilla cotta, di origine assira e risalente a circa 4.000 anni fa, è stata scoperta all’interno del sito archeologico di Kültepe-Kanesh, in Turchia. La tavoletta riporta alcune illustrazioni e un lungo testo cuneiforme che descriverebbe il matrimonio tra un uomo di nome Laqipum e una donna chiamata Hatala, citando anche i testimoni presenti alla stipulazione del contratto.

L’analisi della tavoletta è stata effettuata dai ricercatori del Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell’ Università di Harran. Tra le clausole incluse nel contratto prematrimoniale, il marito poteva ricorrere all’impiego di madri surrogate nel caso la coppia non fosse riuscita a concepire un figlio nei due anni successivi alla data del matrimonio. Queste madri surrogate erano generalmente ragazze povere, schiave o “prostitute sacre”, quest’ultime molto più comuni in antichità di quanto si possa immaginare.

L’origine della sessualità sacra è antichissima e ha come giustificazione religiosa l’assorbimento di energia vitale di natura sessuale: i sacerdoti o i fedeli si univano carnalmente alle prostitute sacre (in alcune culture considerate vere e proprie sacerdotesse) allo scopo di celebrare divinità legate all’amore e alla fertilità come Inanna, dea della fertilità assira altrimenti nota come Ishtar.

Tavoletta con un contratto di divorzio tra una donna di nome Sakriuswa e un mercante chiamato Aššur-taklaku
Tavoletta con un contratto di divorzio tra una donna di nome Sakriuswa e un mercante chiamato Aššur-taklaku (circa 1800 a.C.). In questo caso, entrambe le parti non dovranno pagare indennità e avranno uguali diritti di fronte alla legge. Fonte: Livius.org

Le donne assire non godevano degli stessi diritti degli uomini: erano poco più che schiave sottomesse al marito e il matrimonio aveva ben poco a che fare con l’amore di coppia, ma era generalmente un evento organizzato dai padri dei futuri sposi anni prima dello sposalizio e rappresentava un elemento di vitale importanza per il proseguimento della linea familiare e per la stabilità sociale. Non era affatto raro che i due sposi non si conoscessero affatto se non al momento del matrimonio, o che si organizzassero aste di ragazzine tra cui scegliere la futura sposa per il figlio ancora infante.

“Una schiava sarebbe stata resa libera dopo aver dato alla luce il primo figlio maschio assicurando che la famiglia non rimanesse priva di un erede” spiega il professor Ahmet Berkiz Turp, a capo del team di ricerca. Gli Assiri erano generalmente monogami, ma l’uso di madri surrogate e di prostitute sacre per dare un erede alla famiglia era anch’esso comune: l’infertilità non era considerata una causa sufficiente per il divorzio, ma una famiglia senza prole non poteva portare avanti il suo lignaggio.

Parte dell’iscrizione cita le condizioni del divorzio: “Se Laqipum dovesse scegliere di divorziare, dovrà pagare alla moglie 5 mine d’argento; se Hatala volesse divorziare, dovrà pagare 5 mine d’argento. Testimoni: Masa, Ashurishtikal, Talia, Shupianika”.

Questa visione molto “pratica” del matrimonio non deve portare a pensare che gli Assiri fossero estranei al concetto di amore: le prime canzoni romantiche della storia sono di origine mesopotamica e nulla impediva a due individui di sposarsi senza badare al lignaggio; tra i testi cuneiformi in nostro possesso ci sono addirittura testimonianze di convivenza tra uomo e donna non sposati.

 

Infertility and surrogacy first mentioned on a 4000-year-old Assyrian clay tablet of marriage contract in Turkey

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