Terapia larvale: larve di mosca per la pulizia delle ferite

Terapia larvale: larve di mosca per la pulizia delle ferite

In condizioni di sopravvivenza è spesso necessario fare tutto ciò che serve per salvarsi la vita, anche a costo di dover essere costretti a superare le nostre paure più profonde o un senso di disgusto considerato intollerabile dalla maggior parte di noi.

Nel post dedicato a Hugh Glass viene descritto un metodo di disinfezione e pulizia di una ferita aperta che moltissime persone rifiuterebbero senza la minima riflessione, anche in condizioni estreme: lasciare che le larve di mosca si nutrano della propria carne.

Quando è realmente efficace questo sistema di pulizia delle ferite? E’ davvero applicabile in condizioni di estrema necessità?

Breve storia della terapia larvale

Le larve di mosca sono state utilizzate in passato come efficace trattamento di disinfezione delle ferite: i Maya le utilizzavano comunemente per eliminare sporcizia e tessuti necrotici, e gli aborigeni australiani prevedono ancora questo trattamento nel loro complesso di medicina tradizionale.

Le ricerche antropologiche sulla medicina maya hanno ipotizzato che le ferite aperte venissero medicate tramite l’utilizzo di garze imbevute di sangue animale lasciate esposte al sole per favorire la deposizione di larve di mosca. Una volta applicati i bendaggi sulle lesioni, le uova si sarebbero schiuse dando modo alle larve di nutrirsi del tessuto necrotico.

Durante il Rinascimento, molti chirurghi militari si resero conto che le ferite invase dalle larve di mosca tendevano a causare meno complicazioni e ad essere meno fatali rispetto a quelle trattate soltanto secondo la scienza medica del tempo.

Ambroise Paré (1510–1590) fu il primo medico ad annotare gli effetti benefici delle larve di mosca all’interno di tessuti in stato di necrosi, anche se inizialmente le sue osservazioni si concentrarono sull’azione distruttiva delle larve. Dopo aver notato che alcuni pazienti traevano benefici dall’azione delle larve di mosca, divenne pratica comune di Paré lasciare che le larve si nutrissero dei tessuti morti per favorire il recupero dei pazienti.

Il barone Dominique Larrey, chirurgo francese al seguito di Napoleone, durante la campagna in Siria tra il 1798 e il 1801, osservò che alcune specie di larve di mosca consumavano esclusivamente solo i tessuti necrotici e contribuivano a mantenere pulite le ferite e a favorire il processo di guarigione.

La prima vera e propria terapia larvale documentata fu utilizzata dall’ufficiale medico John Forney Zacharias durante la Guerra civile americana. Il medico riportò nel suo diario che “In un solo giorno possono pulire una ferita molto meglio di ogni altro metodo a nostra disposizione…sono sicuro di aver salvato molte vite con il loro utilizzo, evitato la setticemia e favorito un recupero rapido”.

Quali larve di mosca?
Mosca verde (Lucilia sericata). Pete Hillman
Mosca verde (Lucilia sericata). Pete Hillman

Solo alcune larve appartenenti a specie che si nutrono di animali morti (come la Lucilia sericata, la mosca verde) sono indicate per la terapia larvale. Essendo una specie molto comune, la Lucilia sericata è probabilmente la larva più impiegata, ma le larve di Protophormia terraenovae creano delle secrezioni in grado di combattere infezioni di Streptococcus pyogenes e S. pneumoniae.

Le larve di mosca verde sono biancastre, di forma conica, e dotate di doppi uncini boccali che usano per cibarsi. Dopo essere uscite dalle loro uova, trovano un cadavere pronto ad essere sfruttato e attaccano gli strati più nutrienti del corpo ammorbidendoli tramite la secrezione di enzimi digestivi.

Le larve usano un procedimento noto come “digestione extracorporea”: producono enzimi in grado di liquefare il tessuto necrotico, che verrà succcessivamente assorbito tramite il loro apparato boccale. Nell’arco del loro periodo di attività, le larve passano da 1-2 millimetri di lunghezza a 8-10 millimetri, aumentando anche la circonferenza del loro corpo.

Nel caso non fosse disponibile un punto d’ingresso alla carcassa, una una ferita o un’ulcerazione, le larve iniziano a secernere i loro succhi digestivi in un unico punto, favorendo la degradazione della pelle e praticando una lacerazione che consentirà loro di accedere agli strati più nutrienti del cadavere.

Quando e come praticare la terapia larvale

L’uso di larve è indicato in presenza di ferite umide: le lacerazioni secche o non molto ossigenate non costituiscono un buon ambiente di sviluppo delle larve. In alcuni casi è possibile creare un ecosistema gradevole per le larve di mosca inumidendo la ferita con un impacco di acqua salata per 48 ore.

Le larve di mosca svolgono principalmente quattro funzioni: ripuliscono la ferita da tessuto necrotico e da impurità organiche, disinfettano la ferita, stimolano la guarigione e limitano la produzione di biofilm che favoriscono la crescita di batteri potenzialmente nocivi.

Un sufficiente numero di larve è in grado di ripulire una ferita molto più precisamente della pulizia chirurgica, impiegando solo un giorno o due per svolgere il loro lavoro. Nell’arco di 48-72 ore le larve di mosca lasciano una ferita sostanzialmente pulita e priva di tessuto necrotico.

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Il monitoraggio di ferite trattate secondo metodi tradizionali o tramite terapia larvale ha mostrato inoltre che le larve di mosca possono ripulire completamente un’ulcerazione vasta e profonda in meno di 14 giorni, mentre le terapie tradizionali non riuscivano a rimuovere circa la metà del tessuto necrotico.

Gli studi clinici e in vitro hanno infine dimostrato che le larve di mosca inibiscono la crescita o distruggono alcuni batteri patogeni resistenti alla meticillina, ma risultano inefficaci contro i batteri Pseudomonas aeruginosa e E. coli.

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One Comment on “Terapia larvale: larve di mosca per la pulizia delle ferite”

  1. Un reduce USA dalla prigionia dei Vietcong raccontò di avere usato tale metodica, con buon esito.
    Tuttavia, le mosche in genere usano, quando possono, collocare talvolta le uova finanche negli apparecchi gessati dei pazienti di trascurata igiene personale, con conseguenze dannose. La Calliphora vomitoria e in particolare la Sarchofaga carnaria (moscone azzurro e grigio) usano colonizzare piaghe umane e perfino orecchie e naso con conseguenze microbiologicamente molto pericolose. In definitiva, la metodica si giustifica solo come rischiosa ed extrema ratio e con molto discernimento.

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