Dissalatore o alambicco solare: è utile alla sopravvivenza?

Uno dei metodi più conosciuti e consigliati per ottenere acqua in situazioni di emergenza è il dissalatore solare (o “alambicco solare”, “distillatore solare”), un sistema che sfrutta l’evaporazione per ottenere acqua potabile anche in regioni aride. Ma quanto è efficiente il dissalatore solare? Può davvero permettere la sopravvivenza in carenza di sorgenti d’acqua?

Breve storia del dissalatore solare

Sembra che nel IV secolo a.C. Aristotele descrisse un metodo che sfruttava l’evaporazione di acqua sporca per ottenere liquido potabile tramite condensazione. Intorno al XVI secolo alcuni alchimisti arabi produssero apparati in vetro per la dissalazione dell’acqua tramite la radiazione solare.

La prima documentazione storica sulla costruzione di un alambicco solare risale al 1742: Nicolò Grezzi disegnò uno schema per la realizzazione di un dissalatore solare, ma non si hanno prove che passò effettivamente dalla fase progettuale a quella costruttiva.

Il primo dissalatore moderno fu quello di Las Salinas, Cile, costruito nel 1872 dal progetto di Charles Wilson. Era composto da 64 bacini dall’area totale di quasi 5.000 metri quadrati e riusciva a produrre circa migliaia di litri al giorno, con un’efficienza media di circa 3-4 litri per metro quadrato. Un’efficienza così alta fu possibile grazie a due fattori: il costante pompaggio d’acqua da depositi sotterranei e la formazione di brina provocata dal clima rigido.

Costruzione di un dissalatore solare durante un corso di sopravvivenza
Costruzione di un dissalatore solare durante un corso di sopravvivenza

In tempi più recenti il dissalatore solare è un elemento spesso presente in molti manuali di sopravvivenza ed è frequentemente consigliato come metodo efficace per ottenere acqua in località aride. Alcuni eserciti, come quello argentino, insegnano la costruzione di alambicchi solari durante i corsi standard di sopravvivenza.

Come funziona un dissalatore solare

L’alambicco solare è un apparato facilmente realizzabile che sfrutta la condensazione del vapore acqueo o dell’umidità ambientale per convogliare acqua in un recipiente di raccolta. Il metodo di raccolta dell’acqua tramite condensazione era conosciuto anche dalle società preincaiche, che sfruttavano l’umidità contenuta nella materia vegetale per ottenere acqua potabile.

Tramite il distillatore solare è possibile ottenere acqua potabile seguendo due differenti strategie:

  • In presenza di una fonte d’acqua salata o stagnante, è possibile ottenere acqua potabile separandola dai sali o dagli agenti contaminanti;
  • Se non ci sono a disposizione fonti d’acqua, il dissalatore può essere utilizzato per condensare l’umidità ambientale.

Il metodo primitivo per realizzare un alambicco solare è proprio quello andino. Dopo aver scavato una buca nel terreno, al centro viene collocato un contenitore di raccolta che accumulerà l’acqua di condensazione. Alcuni rami vengono piazzati in modo tale che l’estremità inferiore termini sopra al recipiente, mentre quella superiore fuoriesca dai margini della cavità.

Il buco viene quindi ricoperto da rami, foglie ed erba per sigillare l’apertura e limitare l’evaporazione esterna dell’acqua. L’apparato così realizzato sfrutta la rugiada o la brina che si formano durante la notte: con l’esposizione al sole, la brina si scioglie e l’acqua scivola per gravità nel recipiente di raccolta.

Dissalatore solare improvvisato con materiali moderni
Schema di un dissalatore solare
Schema di un dissalatore solare

Oggi, con la disponibilità di materiali plastici impermeabili, l’alambicco solare è più efficiente del sistema andino. Il metodo di base è del tutto identico: buca nel terreno e recipiente di raccolta. Ciò che cambia è il sistema di condensazione: un foglio di plastica viene steso sulla cavità cercando di sigillare ogni punto d’uscita dell’umidità.

Man mano che si formerà condensa grazie all’evaporazione dell’acqua contenuta nel terreno o all’interno di materia vegetale, inizieranno a raccogliersi piccole gocce sulla superficie inferiore del tessuto plastico; una piccola depressione al centro del telo (generata, ad esempio, dal peso di un sasso) farà scivolare le gocce di condensa verso il contenitore di raccolta.

Si può sopravvivere con un dissalatore solare improvvisato?

Please accept YouTube cookies to play this video. By accepting you will be accessing content from YouTube, a service provided by an external third party.

YouTube privacy policy

If you accept this notice, your choice will be saved and the page will refresh.

L’efficienza dell’alambicco solare in situazioni d’emergenza è stata per molto tempo sovrastimata: non è possibile utilizzare questo sistema per avere un costante approvvigionamento d’acqua in grado di soddisfare i bisogni essenziali di un essere umano.

Un conto sono i sistemi di dissalazione solare su vasta scala, costruiti secondo criteri ingegneristici e con materiali realizzati ad hoc; un altro è invece l’improvvisazione di un dissalatore solare con i materiali che la natura e uno zaino da campeggiatore possono offrire.

Il dissalatore solare è più efficiente in aree umide che generalmente dispongono di altre fonti d’acqua potenzialmente potabile, mentre in regioni aride è estremamente difficile, se non addirittura impossibile, ottenere una quantità d’acqua tale da ripristinare le riserve d’acqua perdute.

Le prestazioni di un dissalatore solare possono variare in base alla località e al grado di umidità: in assenza di fonti d’acqua, un buco di 40 centimetri di diametro e profondo 30 centimetri fornirà da 100 a 150 millilitri d’acqua potabile nell’arco di una giornata.

L’efficienza può essere aumentata inserendo nella cavità materia vegetale come erba, foglie o frammenti di cactus, oppure aumentando la superficie e la profondità dell’apparato, ma difficilmente si avrà una quantità d’acqua sufficiente a dissetare completamente un essere umano.

Dato che l’alambicco solare viene suggerito come possibile opzione al problema della scarsità d’acqua in regioni aride, è sufficiente fare una breve considerazione sul fabbisogno di liquidi di un essere umano per rendersi conto della sua poca praticità.

In un deserto caldo, un essere umano adulto ha bisogno di almeno 3,5 litri d’acqua al giorno per sopravvivere senza fare sforzi; anche disponendo di un alambicco solare di grandi dimensioni, sarà quasi impossibile ottenere più di 0,3 litri d’acqua nell’arco di 24 ore, circa un decimo del fabbisogno giornaliero. In questi circostanze, un dissalatore solare non vale l’acqua corporea consumata per costruirlo.

Dissalatore solare per la sopravvivenza in mare
Dissalatore solare per la sopravvivenza in mare

Anche avendo a disposizione una fonte d’acqua non potabile la situazione non è molto migliore. I dissalatori solari per la sopravvivenza in mare ideati dall’esercito degli Stati Uniti nel 1952, che sfruttavano l’acqua salata per ottenere acqua potabile, riuscivano a produrre nella migliore delle ipotesi circa 2 litri di liquido.

Un altro esempio viene da un esperimento condotto in Pakistan nel 2005 sfruttando un distillatore di vetro difficilmente riproducibile in situazioni d’emergenza. L’apparato convertiva acqua salata in acqua potabile: un dissalatore con l’area di mezzo metro quadrato è stato in grado di produrre, in media, 1,7 litri d’acqua al giorno.

Solar still
Design and performance of a simple single basin solar still

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.