Il vero metalupo: Canis dirus

Durante il Pleistocene, tra i 120.000 e i 10.000 anni fa, nelle Americhe si aggirava un canide molto simile al lupo grigio moderno, un predatore che si era specializzato nell’abbattimento della megafauna del periodo tra cui bradipi giganti, cavalli e bisonti. Il Canis dirus, altrimenti detto metalupo, era uno dei predatori apicali più temibili della sua epoca.

Il metalupo si è probabilmente evoluto dal “lupo di Armbruster” (Canis armbrusteri), una specie di canide vissuta in Nord America tra i 2 milioni e i 300.000 anni fa. Il metalupo era grande quanto i più grossi esemplari di lupo grigio dello Yukon (Canis lupus pambasileus), una sottospecie di lupo canadese: in media pesava tra i 60 e i 70 kg, era alto circa 90 centimetri al garrese e lungo quasi due metri da naso a punta della coda. E’ possibile che siano esistiti esemplari più grandi, ma secondo gli esperti la struttura scheletrica del metalupo non consentirebbe di superare i 110 kg di peso.

scheletro di metalupo

L’aspetto del metalupo era simile a quello del lupo grigio moderno, anche se il cranio era più largo e fornito di denti più lunghi di mezzo centimetro. La potenza del morso era più vicina a quella di una iena rispetto a quella di un lupo, ma gli consentiva comunque di masticare e rompere le ossa delle prede di cui si cibava.
Il Canis dirus si era scavato una nicchia ecologica in un continente che lo costringeva a convivere con predatori formidabili come lo smilodonte, il leone americano (Panthera leo atrox, grande il 25% in più rispetto ad un leone moderno) e l’ orso gigante dal muso corto (Arctodus simus), una bestia così grande da raggiungere i 4 metri in posizione bipede.

Essere umano e proporzioni con metalupo e lupo grigio

La preda principale del metalupo era il cavallo selvatico; da bravo opportunista, il Canis dirus coglieva ogni occasione di cibarsi di cadaveri o abbattere individui malati o molto giovani. L’alta frequenza di denti rotti riscontrata nei resti fossili dei Canis dirus suggeriscono che questi animali estraesse fino all’ultimo brandello di carne e midollo dalle carcasse di cui si cibava.

Il metalupo non disdegnava tuttavia i cammelli nordamericani, i bradipi terrestri giganti e gli antichi bisonti, bestie temibili più grandi degli esemplari neolitici. Molte delle carcasse di metalupo trovate nelle pozze di catrame di La Brea, California, riportano ferite anche molto gravi, indicando che questi canidi non si cibassero solo di carcasse ma anche di animali vivi, animali ben più grossi di loro.

Sebbene il morso di un metalupo fosse più potente di quello di un lupo moderno, la sua sola arma di caccia non era sufficiente ad abbattere la megafauna di cui si cibava. E’ lecito supporre, quindi, che fosse un animale che viveva in branchi guidati da una coppia dominante, bene o male come i lupi grigi. Il branco forniva un vantaggio sotto ogni profilo: permetteva di difendersi da predatori più grandi e di sorvegliare efficacemente il territorio di caccia, e durante i pasti l’intero branco proteggeva gli individui intenti a cibarsi e i cuccioli da altri predatori opportunisti, come i coyote del Pleistocene.

Gli esperti credono che il metalupo vivesse in branchi composti da 30 o più individui. Le ferite gravi riscontrate sulle ossa scoperte a La Brea, ferite così gravi da lasciare questi animali completamente esposti all’attacco di altri predatori, indicherebbero che i metalupi avessero un’intensa vita sociale e che proteggessero i loro feriti in attesa di una completa guarigione.

Lupo grigio

Il metalupo condivideva il suo habitat con il lupo grigio, ma probabilmente era la figura dominante nel panorama dei canidi dell’epoca: nelle fosse di La Brea sono stati trovati oltre 3600 scheletri di metalupo, mentre i resti di lupo grigio ammontano solo a 15 esemplari. Sebbene fosse un predatore dominante, il metalupo si estinse lasciando spazio al lupo grigio nel periodo in cui quest’ultimo iniziò la sua evoluzione verso la domesticazione.

Per saperne di più: Dire Wolves Were Real

 

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