Spade: luoghi comuni e miti da sfatare

Miti e luoghi comuni sulle spade

Spade pesanti quanto un incudine, acciaio dalle proprietà quasi mistiche e tecniche di combattimento spettacolari ma poco pratiche. A tutto questo ci hanno abituato i film di Hollywood e Internet: sulle spade circolano preconcetti, luoghi comuni e leggende metropolitane che durano da ormai troppo tempo.

Le spade, soprattutto le spadone, sono estremamente pesanti

Come spiegato nel post “Quanto pesa una spada?“, il peso delle spade è stato per lungo tempo sopravvalutato, in particolare da persone che non hanno mai avuto l’occasione in vita loro di brandire un’ arma bianca degna di tale nome e pronta per l’uso pratico sul campo. In realtà le spadone da combattimento, anche di dimensioni straordinarie, non superavano mai i 3,5-4 kg di peso massimo; le spade a una mano o a “una mano e mezza” pesavano invece 1,3-1,7 kg in media.

L’acciaio di una spada di ottima fattura viene piegato almeno 1000 volte

Per ottenere una stratificazione del metallo utile sia a livello strutturale che estetico, i fabbri costruttori di spade piegano il blocco di metallo grezzo su se stesso, generando “fogli” di materiale fusi tra loro. Ma non è necessario piegare il metallo centinaia o migliaia di volte per ottenere il risultato desiderato: il numero di piegature è generalmente compreso tra le 8 e le 12, in rari casi si attesta a 16.

Questo è ciò che succede se si prova a parare un fendente con il filo della propria spada (vedi in fondo al post).
Questo è ciò che succede, nella migliore delle ipotesi, se si prova a parare un fendente con il filo della propria spada (vedi in fondo al post).
Le migliori spade non si rompono mai

Come tutti gli oggetti che devono continuamente subire o infliggere forti impatti, qualunque spada è prima o poi destinata a rompersi: il momento potrebbe non arrivare mai nell’arco di una vita umana, ma è il destino di ogni artefatto bellico impiegato sul campo. Inoltre, anche le spade apparentemente perfette possono nascondere problemi nella loro struttura metallica: una tempra effettuata male, ad esempio, potrebbe causare difetti strutturali che verranno alla luce solo dopo il primo, reale utilizzo.

Per verificare la qualità di una spada, occorre fletterla il più possibile senza causarne la rottura

Un concetto comune tra gli appassionati di spade moderni è che la flessibilità sia l’elemento determinante primario per una spada di qualità, ma l’atto di piegare in modo estremo la lama di una spada per dimostrarne la resistenza non fa altro che danneggiare la struttura metallica dell’arma e non costituisce uno stress-test affidabile.

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Una buona spada deve essere sicuramente flessibile, ma non deve comportarsi come una molla: un certo grado di rigidità è necessario per poter impartire colpi potenti e precisi. Storicamente il test praticato da quasi qualunque fabbro consisteva nel colpire un blocco di legno o di ferro con la parte piatta e con il filo dell’arma, per poi procedere ad un test di flessibilità per nulla estremo come quelli praticati oggi; infine, si verificava la capacità di penetrazione dell’arma tentando di perforare un foglio metallico, pratica nota come “test di Toledo“.

Tutte le spade erano estremamente costose

Verso l’inizio del Medioevo, possedere una spada era certamente segno di benessere economico: la maggior parte delle truppe era armata di lancia o ascia, armi meno costose da realizzare e da acquistare rispetto ad una spada (richiedevano meno ferro e manodopera). Con l’approssimarsi del Basso Medioevo invece, le spade iniziarono ad essere prodotte con metodi più economici, facendo crollare drammaticamente i pezzi: intorno al 1340 una spada economica arrivò a costare circa 6 pence, l’equivalente di circa due giorni di paga di un arciere.

Le spade erano prerogativa della nobiltà

Anche se per diverso tempo non furono armi accessibili ai ceti più bassi, le spade non furono impugnate esclusivamente da membri della nobiltà o da sovrani. Ci sono innumerevoli testimonianze documentali che dimostrano l’uso di spade da parte di civili tra l’ XI e il XVII secolo; intorno al XVI secolo, le spade diventarono armi relativamente comuni per l’autodifesa grazie alla loro efficacia e alla loro praticità nei combattimenti a breve distanza.

Il concetto che solo i cavalieri potessero indossare una spada non è corretto, per lo meno in Europa. Chiunque fosse in grado di comprare e manutenere una spada poteva indossarla e utilizzarla in battaglia senza alcun limite di casta. Verso la fine del XV secolo esistevano gilde dedite all’addestramento al combattimento con la spada composte principalmente da mercanti e artigiani; all’inizio del XVI secolo, portare una spada alla cintura era abbastanza comune in Europa per gentiluomini, marinai, commercianti, nobili e mercenari.

Sguscio centrale in questa replica di una spada medievale
Sguscio centrale in questa replica di una spada medievale
Il “colasangue” serviva a far defluire più facilmente il sangue nemico

Il nome più appropriato per il colasangue, la scanalatura che corre lungo il lato piatto di una lama, è sguscio. Sebbene il sangue sia uno dei maggiori nemici di una spada (può causare l’ossidazione della lama se non rimosso dall’arma), lo sguscio aveva tutt’altro scopo: serviva ad alleggerire una spada rimuovendo materiale dalla regione della lama che avrebbe causato meno perdite nella stabilità strutturale.

Le spade di bronzo sono meno dure di quelle di ferro

Anche se è vero che il bronzo è una lega sicuramente più morbida dell’acciaio, le prime spade di ferro non avevano prestazioni molto differenti da quelle in bronzo utilizzate nei secoli precedenti: tendevano a piegarsi e avevano difficoltà a mantenere il filo. Senza l’aggiunta della giusta quantità di carbonio durante la lavorazione, il ferro dolce non muta le sue proprietà e rimane un metallo relativamente morbido; più il contenuto di carbonio aumenta, più l’acciaio diventa duro e resistente a scapito della duttilità.

Il filo della spada è utilizzato anche per parare i colpi avversari

Non c’è alcuna prova che dimostri che il filo di una spada venisse utilizzato anche per parare i colpi dell’avversario; anzi, esiste documentazione storica che suggerirebbe proprio il contrario. Gli schermidori preferivano di gran lunga bloccare i fendenti nemici utilizzando la parte piatta della lama o la zona dell’arma in prossimità della guardia, per evitare di compromettere il filo tagliente della spada o causarne la rottura.

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