Umani e scimpanzé: sarebbe un mondo migliore se fossimo come loro?

Quanto sono forti le grandi scimmie antropomorfe?

Una delle frasi più comuni sulla Rete quando si discute di animali ed esseri umani è una versione tra le tante di questo concetto: se gli umani fossero come un qualunque altro esponente del regno animale sarebbe un mondo più pacifico e più giusto.

Sotto alcuni aspetti, l’idea non è affatto sbagliata: apparentemente, gli animali non umani hanno un rapporto con il regno naturale molto più vicino e genuino di quello dell’essere umano moderno, una creatura che si rende perfettamente conto dei danni che sta causando agli ecosistemi che gli consentono di sopravvivere (contrariamente alla maggior parte gli altri animali, non dotati di questo grado di consapevolezza) ma che decide coscientemente di ignorare il problema.

Se si considerano tuttavia altre caratteristiche della vita quotidiana di animali terrestri e marini, la faccenda diventa più complicata e difficile da coniugare con un pianeta pacifico e giusto.

La violenza, immotivata o giustificata da ragioni di dominanza, la stratificazione sociale e lo spreco non sono affatto una prerogativa umana: alcuni esseri viventi molto simili a noi (come le grandi scimmie antropomorfe) e altri estremamente differenti condividono con l’essere umano caratteristiche insospettabili, caratteristiche che potrebbero e dovrebbero far riconsiderare completamente il concetto di pace e giustizia del regno naturale.

In questo post analizzerò superficialmente alcuni aspetti della vita quotidiana degli scimpanzé, animali da un lato estremamente simili all’essere umano, dall’altro del tutto differenti dal punto di vista morfologico e intellettivo.

Mi limiterò esclusivamente a descrivere caratteristiche osservate in scimpanzé che vivono liberi nel loro ecosistema naturale, non animali da laboratorio soggetti a stress e che spesso dimostrano comportamenti tipici della cattività.

Omicidi seriali
Passion, la scimpanzé serial killer
Passion, la scimpanzé serial killer

Nel 1975 Jane Goodall, la celebre primatologa, fu così fortunata da assistere alla nascita di uno scimpanzé che in futuro avrebbe contribuito a modificare radicalmente l’idea comune che questa specie di primati sia composta da creature amorevoli e pacifiche.

Battezzata Passion, nel giro di poco tempo questo scimpanzé iniziò a dimostrarsi una scimmia particolarmente violenta, tanto da dare l’impressione di provare gusto nell’omicidio.

Nel giro di poco tempo Passion fece la sua prima vittima: si trattava del cucciolo di una scimpanzé chiamata Gilka. Dopo aver aggredito la madre colpendola fino a farla fuggire, Passion afferrò il cucciolo, lo uccise sbattendolo ripetutamente contro il terreno e iniziò a cibarsi del suo corpicino, condividendolo con i suoi figli.

I figli di Passion iniziarono ad attaccare in massa gli altri scimpanzé, compreso il secondo figlio di Gilka, ucciso dalla figlia di Passion, Pom. Anche se Jane Goodall fu in grado di osservare di persona solo tre attacchi, in circa due anni nella popolazione locale di scimpanzé solo un cucciolo era stato capace di sopravvivere oltre il mese di vita.

Passion e i suoi figli furono messi sotto stretta sorveglianza da un team della Goodall, addetto a spaventare gli scimpanzé killer ogni volta fosse nato il sospetto di un attacco imminente.

Anche se può apparire un incidente isolato, nel 2007 sono stati osservati altri scimpanzé, del tutto estranei alla popolazione della Tanzania osservata da Goodall, che compivano aggressioni letali e atti di cannibalismo verso i cuccioli della loro comunità.

Violenza sessuale

I maschi di scimpanzé non sono capaci di accettare un “no” come risposta: se una potenziale partner non sembra voler acconsentire ad avere un rapporto sessuale, il maschio potrebbe reagire molto violentemente.

Non sono affatto rari i casi in cui un maschio adulto aggredisca una femmina, picchiandola fino a farle perdere i sensi, strappandole i peli, saltando sul suo corpo e calciandola per farle perdere ogni volontà di resistere.

A quel punto si consumerà un atto sessuale violento, un vero e proprio stupro, seguito talvolta dall’uccisione di eventuali cuccioli della vittima per costringerla di fatto a volersi accoppiare nuovamente per generare prole.

Gli scimpanzé non solo attaccano le femmine della loro comunità per ottenere sesso, ma anche le madri, colpendole e violentandole come farebbero con un qualunque altro scimpanzé.

La violenza è particolarmente comune quando vede coinvolti scimpanzé di basso rango sociale: gli individui che vengono respinti tendono a colpire più spesso le femmine per ottenere più probabilità di riprodursi rispetto ai maschi dominanti. Se una delle femmine venisse scoperta da un maschio dominante mentre viene violentata da un individuo di basso rango, sarà violentemente percossa per scoraggiare ogni episodio simile in futuro.

Ubriachezza
Scimpanzé intenti a bere succo di palma fermentato usando foglie masticate
Scimpanzé intenti a bere succo di palma fermentato usando foglie masticate

Gli scimpanzé che vivono nelle foreste vicino a Bossou, Guinea, sono stati osservati nel 2015 mentre ingerivano succo di palma fermentato, prodotto naturalmente dai naturali processi di decomposizione, con il preciso scopo di ubriacarsi.

Nell’arco di 17 anni questi scimpanzé hanno dimostrato più volte di gradire particolarmente questo intossicante naturale, con un contenuto di alcol pari a circa il 3%. Dal 1995 al 2012, i ricercatori hanno assistito a 51 bevute di 13 diversi scimpanzé.

Le “bevute” si verificano anche a distanza di mesi l’una dall’altra, e generalmente di giorno,anche se non si può escludere un comportamento notturno simile; gli scimpanzé assumono fino a 80 ml di liquido alcolico (un cucchiaio da tavola contiene circa 11 ml).

Secondo i primatologi, i dati supportano l’idea che questi primati non abbiano appreso questo comportamento dall’essere umano, ma sia una sorta di “tradizione” nata spontaneamente nella loro comunità.

La scalata verso il comando
Frodo
Frodo

Frodo, uno scimpanzé della Tanzania, fu il primo ad essere osservato durante una “scalata sociale”. Tra gli scimpanzé è quasi sempre necessario usare la violenza per ottenere un rango superiore, e Frodo iniziò fin da piccolo a dimostrarsi violento e competitivo.

Frodo era così aggressivo da arrabbiarsi ogni volta che un altro membro maschio della comunità toccava una roccia: ne afferrava una più grossa e la scagliava contro il suo potenziale contendente al posto di comando, per dimostrare che era in grado di essere più violento e dominante di chiunque altro.

Poco tempo dopo, Frodo attaccò suo fratello per salire di rango, picchiandolo con estrema violenza. L’aggressione era il penultimo gradino da scalare per dominare il branco; l’ultimo, secondo Frodo, era Jane Goodall.

Frodo attaccò la Goodall gettandola a terra, saltandole ripetutamente sul corpo e trascinandola per l’accampamento. Ogni volta che la Goodall cercava di rialzarsi, Frodo la colpiva per impedirle ogni possibilità di fuga.

Lo scimpanzé non aveva ancora finito di dare una lezione agli esseri umani. Dopo l’episodio dell’aggressione alla Goodall, Frodo rapì un bambino umano dalle braccia della madre, trascinandolo nella foresta per poi nutrirsene e abbandonare i resti su un albero.

Caccia al colobo
Scimpanzé che consuma un colobo dopo una caccia di successo
Scimpanzé che consuma un colobo dopo una caccia di successo

Gli scimpanzé sono particolarmente ghiotti di colobi rossi occidentali (Piliocolobus badius), scimmie arboricole di 5-10 kg di peso vhe formano gruppi mediamente composti da 50 individui.

La caccia al colobo rosso è ben organizzata e ragionata: gli scimpanzé scelgono sempre di attaccare quando il territorio di caccia è ricoperto a chiazze dalla foresta, per fornire meno vie di fuga ai colobi.

Gli scimpanzé si dividono i ruoli: alcuni cercheranno di dare una direzione alla preda senza tentare di catturarla, altri invece staranno sul terreno per impedire ai colobi di scendere dagli alberi. Un terzo gruppo, gli inseguitori, si dedicherà all’inseguimento delle prede tentando di afferrarne una, mentre l’ultimo manipolo di scimmie tenderà agguati in posizioni strategiche.

Gli scimpanzé cacciano sia adulti che cuccioli e non è raro che i maschi di colobo tentino una disperata difesa fino ad essere uccisi o costretti a fuggire. Dopo una caccia di successo, gli scimpanzé fanno a pezzi le prede e le distribuiscono ai membri del gruppo, spesso anche se non hanno partecipato attivamente alla battuta.

Guerra delle scimmie

Guerra degli scimpanzé di Gombe

Nel 1974 Jane Goodall e i suoi colleghi osservarono per la prima volta un fenomeno nuovo: una guerra tra scimpanzé. Negli anni ’70 del 1900 la maggior parte dei primatologi li riteneva creature fondamentalmente pacifiche e incapaci di far guerra o di compiere atti particolarmente violenti e cannibalistici.

All’inizio della “Guerra di Gombe”, durata ben 4 anni, un gruppo di scimpanzé (i Kasakela) iniziò a invadere sistematicamente il territorio di un altro gruppo locale (i Kahama), tendendo agguati a scimpanzé solitari fino a distruggere completamente la popolazione rivale.

Un gruppo di kasakela composto da circa 6 individui si infiltrava silenziosamente nei pressi dell’accampamento rivale, attendendo con pazienza che un elemento si distaccasse dal gruppo per aggredirlo e ucciderlo.

Non solo: in un’occasione, dopo aver ucciso uno scimpanzé Kahama, un guerriero Kasakela, battezzato Satan dalla Goodall, unì le mani a coppa per prelevare il sangue che sgorgava dal naso della vittima e berlo.

Al termine della guerra, tutti e sei i maschi Kahama erano morti, una femmina fu uccisa, di altre due si perse ogni traccia e le tre rimanenti, le più giovani, furono picchiate e rapite dai Kasakela.

Quando gli scimpanzé vincono uno scontro letale, che si tratti di una guerra o di episodio isolato, una delle conseguenze più osservate è il cannibalismo: i cuccioli vengono strappati dalle braccia delle loro madri per essere mangiati come “snack”, mentre gli adulti vengono colpiti a morte per poi essere fatti a pezzi e mangiati.

Inizialmente nacque il sospetto che la guerra di Gombe fosse un comportamento appreso osservando i ripetuti scontri armati umani che si verificano localmente, ma una ricerca del 2014 ha smentito questa ipotesi: gli scimpanzé si fanno la guerra per le stesse ragioni per cui la fa l’essere umano, risorse e dominanza.

Female Chimps Kill Infants
Violent Chimps
Do chimpanzee wars prove that violence is innate?
Nature of war: Chimps inherently violent; Study disproves theory that ‘chimpanzee wars’ are sparked by human influence
Chimpanzees found routinely drinking alcohol in wild

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One Comment on “Umani e scimpanzé: sarebbe un mondo migliore se fossimo come loro?”

  1. Molto interessante e’ la gelosia aggressiva dei maschi scimpanze’ contro umani maschi, in presenza delle loro giovani femmine,spinta fino a tentare di mordere i genitali umani,come se noi fossimo percepiti da loro come tanto simili,da costituire un potenziale interesse sessuale per le scimpanze’.

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