Il fungo dell’esca Fomes fomentarius

Fungo dell'esca Fomes fomentarius. Wikimedia Commons

Creare il fuoco dal nulla può essere difficile, ma i nostri antenati erano circondati da una vasta gamma di materiali naturali che potevano essere impiegati per generare una fiamma. Uno dei materiali più apprezzati era il fungo dell’esca (Fomes fomentarius), un parassita non commestibile di molti alberi europei, asiatici, africani e nordamericani che forma escrescenze dure con colori che variano dal marrone scuro al grigio chiaro. Nell’arco della storia si è rivelato un fungo dai molteplici utilizzi, primo tra tutti quello di esca per il fuoco.

Il termine “fungo dell’esca” racchiude in realtà almeno due specie di funghi che, una volta preparati a dovere, sono in grado di alimentare molto facilmente una scintilla o una brace. Una di queste specie, chiamata Inonotus obliquus, cresce generalmente sulle betulle e forma escrescenze nere il cui contenuto fibroso può essere sminuzzato per creare un’esca perfetta o una bevanda medicinale chiamata chaga.

Il Fomes fomentarius si nutre delle fibre legnose di alberi come pioppi, querce, betulle e faggi, non disdegnando affatto altre varietà di piante. Non appena trova una cicatrice nella corteccia, propaga il proprio micelio all’interno del legno e inizia a formare un corpo fruttifero “a mensola” (sporoforo a mensola) spesso a forma di zoccolo di cavallo, con linee concentriche che indicano la crescita annuale del fungo.

Funghi esca che crescono sul tronco di un albero morto
Funghi esca che crescono sul tronco di un albero morto. Wikimedia Commons

Lo sporoforo del Fomes fomentarius, composto da materia vegetale “digerita” dal fungo, può raggiungere dimensioni notevoli, fino a quasi mezzo metro di lunghezza per uno spessore di oltre 25 centimetri. La scorza esterna è dura e legnosa e assume una colorazione diversa dipendentemente dal tipo di albero che il fungo sta parassitando. La temperatura ottimale per la crescita di questo fungo è di 27-30°C ma sopporta molto facilmente i 37-38°C senza mostrare alcun problema nella crescita.

Man mano che si nutre, questo fungo dell’esca induce la putrefazione dell’albero ospite fino a causarne eventualmente la morte. Quando l’albero cade a terra, il fungo trasforma le sue abitudini alimentari: dalla condizione di parassita passa a quella di saprofita iniziando a nutrirsi di materia vegetale morta; il Fomes fomentarius può sopravvivere per anni (anche 20 o più) alimentandosi soltanto di fibre in decadimento fino alla completa distruzione del tronco d’albero che li ospita.

Fungo esca tagliato per esporre la carne
Fungo esca tagliato per esporre la carne. Fonte: Paul Kirtley

L’utilizzo di questo fungo come esca risale a tempi antichissimi: circa 5.000 anni fa, Ötzi trasportava quattro frammenti di Fomes fomentarius con il preciso scopo di creare un’ esca il fuoco. Il metodo di preparazione prevede il taglio del fungo per esporre la carne interna (nella foto sopra, la parte giallastra priva di tubuli), inizialmente compatta ma facile da sfibrare con un coltello o una pietra affilata; dopo essere state raschiate con delicatezza, le fibre formeranno un piccolo ammasso di batuffoli spugnosi chiamato amadou, perfetto per accogliere una scintilla o la brace creata tramite i tradizionali metodi a frizione.

Pezzo di fungo esca sfibrato (amadou) e pronto per accogliere una scintilla o una brace
Pezzo di fungo esca sfibrato (amadou) e pronto per accogliere una scintilla o una brace. Fonte: Paul Kirtley

L’ amadou, se preparato con largo anticipo rispetto all’accensione del fuoco, doveva essere conservato con cura: è un materiale con un alto potere d’assorbimento dell’acqua e la sua efficacia può essere compromessa anche dall’ eccessiva umidità atmosferica. La soluzione più comoda ed efficace per proteggerlo dall’acqua era quella di trasportare interi pezzi di fungo per prepararli soltanto nel momento del bisogno.

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Una volta acceso, il fungo dell’esca e l’amadou iniziano a bruciare lentamente ma in modo costante senza mai generare una fiamma. La combustione raggiunge temperature elevate e può durare per diverso tempo in base alle dimensioni del frammento di fungo. Queste sue caratteristiche lo rendevano un materiale ideale per trasportare una brace su lunghe distanza: collocando un tizzone in un’apposita nicchia ricavata nella carne del fungo lo si poteva trasportare per ore senza correre il rischio di indebolirlo o spegnerlo.

 

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