Selce e pietra focaia: utensili e fuoco

Selce e pietra focaia

I primissimi strumenti di pietra costruiti dai nostri antenati avevano prestazioni decisamente inferiore rispetto a ciò che i loro successori avrebbero prodotto nei millenni successivi. Secoli di esperienza e una serie incalcolabile di tentativi ed errori portò alla selezione delle migliori varietà di rocce capaci di produrre strumenti da taglio efficaci e duraturi.

Una di queste rocce, rivelatasi incredibilmente utile nell’arco della storia, fu la selce, chiamata anche pietra focaia sebbene il termine si riferisca genericamente a qualunque pietra in grado di creare scintille (come il calcedonio o l’agata).

Caratteristiche della selce

La selce è una roccia sedimentaria dura derivata dal quarzo che si presenta sotto diverse forme e colorazioni, dal nero al verde; ha un’aspetto vetroso o cereo, ma con l’esposizione all’aria si ricopre di una spessa crosta calcarea che può rendere difficile l’identificazione.

La selce occorre in natura sotto forma di noduli spesso inclusi in depositi carbonatici di gesso, calcare o scisto ed è una roccia che ha origine dall’accumulo di frammenti di microfossili che, sottoposti a pressione, si trasformano gradualmente in quarzite.

Scheggiatura della selce
Scheggiatura della selce

Come l ‘ossidiana, anche la selce è in grado di generare fratture concoidi se colpita con la giusta angolazione e la sua struttura criptocristallina contribuisce alla formazione di schegge affilate.

Queste caratteristiche la resero preziosissima fin dall’inizio dell’Età della Pietra e l’attività mineraria legata all’estrazione della selce risale al Paleolitico, anche se le miniere diventarono più comuni nell’arco del Neolitico.

La selce è un materiale che tende naturalmente a fratturarsi in modo simile al vetro. Per contrastare una frammentazione irregolare e poco controllabile, i nostri antenati impararono che l’esposizione lenta a temperature di 150-250 °C per circa una giornata, seguita da un raffreddamento lento a temperatura ambiente, rendeva la selce più omogenea e consentiva di produrre frammenti dotati di bordi più affilati e regolari.

Impararono a loro spese che l’esposizione a temperature troppo elevate o a shock termici repentini poteva invece causare una vera e propria esplosione in piccoli frammenti, alcuni affilati come rasoi e capaci di provocare ferite di una certa serietà.

Queste esplosioni sono generalmente provocate dalla presenza di impurità all’interno di un blocco di selce: le particelle estranee inglobate nella roccia si espandono a velocità differenti da quelle della selce, causando talvolta cedimenti catastrofici della struttura cristallina.

Lama ovale e schegge di selce
Lama ovale e schegge di selce
La selce nell’ Età della Pietra

La selce era un bene prezioso per le culture della pietra: veniva impiegata per realizzare qualunque tipo di strumento di uso quotidiano, dalle asce agli strumenti da taglio più minuti, dalle punte di trapani ad arco o a volano fino alle armi per la caccia o la guerra (come il temibile macuahuitl).

Anche i Neanderthal, come testimonierebbero due schegge di selce scoperte nel Kent dagli archeologi della Southampton University nel 2010, utilizzavano questa roccia circa 110.000 anni fa per realizzare armi da caccia e strumenti da taglio.

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L’importanza di questa roccia nel Neolitico fu tale da far nascere un vero e proprio culto della selce nei pressi delle miniere britanniche di Grime’s Grave. Grime’s Grave è un’antica miniera di selce del Neolitico composta da coltre 400 depressioni nel terreno e datata a circa 5.000 anni fa.

Gli antichi minatori di selce scavarono pozzi larghi 12 metri e profondi fino a 14 metri, utilizzando strumenti di pietra e picconi di corno di cervo, per raggiungere lo strato che ospitava la selce di qualità migliore, estendendo orizzontalmente i loro scavi fino a creare un’intricata rete di gallerie sotterranee.

Coltello di selce assicurato ad un manico di corno tramite colla animale e tendine.
Coltello di selce assicurato ad un manico di corno tramite colla animale e tendine. Nehawka Primitive Skills

Ciò che rese speciale questa antica miniera di selce è il fatto che, in epoca neolitica, era estremamente semplice reperire materiale di ottima qualità anche in superficie, senza necessariamente scavare il terreno per una dozzina di metri con strumenti primitivi.

Il ritrovamento di oggetti cerimoniali o utensili in selce mai utilizzati e la disposizione rituale di alcuni artefatti suggerirebbero che il sito avesse anche un’ importanza religiosa.

Anche dopo il termine dell’attività mineraria (durata oltre 1000 anni), Grime’s Grave restò per molto tempo un luogo di particolare rilevanza: gli abitanti locali sacrificavano animali e occasionalmente esseri umani gettandoli nei pozzi della miniera, forse nella speranza di non rimanere mai a corto di selce in futuro.

La selce come pietra focaia

Fu probabilmente durante l’estrazione e la lavorazione della selce che i nostri antenati si resero conto di un’altra utilissima caratteristica di questa roccia: se la selce viene colpita da minerali ferrosi può produrre una scintilla a bassa temperatura ma sufficientemente calda da innescare la combustione di un’esca.

In determinate condizioni ambientali, l’impiego della selce per accendere un fuoco si rivela più pratico e veloce di qualunque metodo basato sulla frizione, specialmente se la roccia viene colpita da un oggetto metallico o da pirite ferrosa.

innesco a pietra focaia di un fucile ad avancarica
Dettaglio del meccanismo di innesco a pietra focaia di un fucile ad avancarica

L’uso della selce come pietra focaia entrò nella quotidianità probabilmente prima degli antichi Romani e divenne velocemente uno strumento di uso comune, se non indispensabile, durante i secoli successivi.

Con l’invenzione delle armi da fuoco, la pietra focaia entrò a far parte dell’equipaggiamento standard di ogni soldato a partire dalla fine del 1500 e per circa 2 secoli fu l’unico modo di innescare la carica di polvere nera che armava cannoni e fucili ad avancarica.

I primi acciarini metallici da utilizzare in combinazione con la pietra focaia risalgono al I secolo a.C. e hanno la caratteristica forma a “C” che verrà mantenuta fino al Medioevo, anche se molte forme di acciarino (a “P”, a “R”, a slitta o ovali) furono realizzate nell’arco della storia.

La forma dell’acciarino è soltanto una caratteristica che rende più comodo il suo utilizzo; forme differenti non compromettono la capacità di creare scintille ed è solo la quantità di carbonio contenuta nel ferro dello strumento che può incrementarne o diminuirne l’efficacia.

Acciarino tradizionale e pezzo di selce
Acciarino tradizionale e pezzo di selce

Prima dell’ Età del Ferro, i nostri antenati non disponevano di metalli sufficientemente duri e la scelta del materiale per l’acciarino ricadde spesso sulla pirite ferrosa, conosciuta anche come “oro dello sciocco”.

Le piriti ferrose sono comuni nelle rocce sedimentarie che frequentemente contengono anche noduli di selce e si presentano sotto forma di cristalli striati a base di zolfo e ferro. Altri materiali naturali utili per la fabbricazione di un acciarino sono il quarzo e l’agata, usati tradizionalmente in Giappone per innescare i fuochi cerimoniali nei rituali propiziatori.

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L’ esca ideale per la pietra focaia è l’ amadou, un materiale ottenuto sfibrando la carne dei funghi dell’esca Fomes fomentarius e Inonotus obliquus. Questo materiale spugnoso è l’ideale per accogliere una scintilla a bassa temperatura: tenendone un pezzo direttamente sopra o sotto la pietra focaia, la prima scaglia incandescente di metallo che la colpirà darà inizio alla combustione senza fiamma tipica dell’ amadou.

Per una breve guida su come realizzare un’esca efficace e quali materiali utilizzare, clicca qui.

RITUAL MYSTERIES IN A PREHISTORIC FLINT MINE

Chert – Sandatlas

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