Tumulo di Barnenez, una delle più antiche strutture megalitiche del pianeta

Tumulo di Barnenez, una delle più antiche strutture megalitiche del pianeta

Stonehenge è sicuramente un sito megalitico di estremo fascino, in grado di catalizzare l’attenzione del grande pubblico grazie anche alle innumerevoli ipotesi, scientifiche e non, sulla sua reale natura.

Stonehenge tuttavia costituisce un problema di visibilità per tutti i siti archeologici neolitici presenti in Europa. Per quanto straordinaria, questa struttura megalitica non è la più antica conosciuta, e nemmeno la più imponente.

Il Tumulo di Barnenez, nella penisola di Kernéléhen, Francia, è un sito neolitico probabilmente sconosciuto ai più ma che rappresenta una delle più antiche e grandi strutture di pietra del mondo.

La storia del Tumulo di Barnenez

La costruzione del tumulo iniziò tra il 4850 a.C. e il 4250 a.C. e si svolse in più fasi: la seconda fase, secondo la datazione al radiocarbonio dei resti di carbone rinvenuti nel sito, iniziò in un periodo compreso tra il 4450 a.C. e il 4000 a.C.

Gli archeologi ritengono più corretta una datazione collocabile intorno ai primi secoli del V millennio a.C. per la prima fase di costruzione. La struttura, nella sua forma osservabile oggi, potrebbe aver richiesto diversi secoli per essere terminata.

© Gerhard Huber
© Gerhard Huber

I resti di vasellame trovati all’interno e attorno al monumento lasciano pensare che questa struttura sia stata utilizzata dai nostri antenati per oltre un migliaio di anni, almeno fino all’ inizio dell’ Età del Bronzo.

Il tumulo fece la sua prima apparizione sulle mappe nel 1807 all’interno di un catasto d’epoca napoleonica, ma non fu identificato come tumulo archeologico prima del 1850, anno in cui si tenne il congresso di Morlaix e l’importanza storica del tumulo fu riconosciuta ufficialmente.

Il tumulo di Barnenez finì nelle mani di privati fino agli anni ’50 del 1900; fu impiegato principalmente come cava per l’estrazione di pietre da pavimentazione, attività che non contribuì di certo a preservarlo intatto.

L’estrazione di roccia si arrestò bruscamente quando si scoprì quasi accidentalmente la presenza di alcune camere interne. La scoperta di queste camere innescò i primi lavoro di ristrutturazione, compiuti tra il 1954 e il 1968.

La costruzione di Barnenez
Ingressi del tumulo di Barnenez. © Moth Clark
Ingressi del tumulo di Barnenez. © Moth Clark

Un singolo metro cubo di pietra del tumulo di Barnenez pesa circa 1.500 kg. Secondo le stime degli archeologi, l’attività di estrazione, modellazione, trasporto ed edificazione di una quantità tale di pietra richiedeva quattro giorni-lavoro per un singolo individuo (calcolando giornate di lavoro da 10 ore).

La struttura originale ha un volume di circa 2.000 metri cubi di roccia e fu realizzata con 1.000 tonnellate di granito e 3.000 tonnellate di diabase; da questi dati si è ipotizzato che furono necessari da 15.000 a 20.000 giorni-lavoro per erigere il monumento, traducibili in 200 operai in attività per circa 3 mesi.

Il monumeto visibile oggi, circa 3 volte più grande del tumulo iniziale, è composto da quasi 7.000 metri cubi di pietra, per un peso complessivo compreso tra le 12.000 e le 14.000 tonnellate.

La struttura del sito di Barnenez

Il tumulo attualmente è lungo 72 metri, largo da 20 a 25 metri e alto circa 9. L’intera struttura fu realizzata utilizzando 13-14.000 tonnellare di roccia sotto forma di blocchi di dimensioni relativamente piccole, ad eccezione di alcune stanze, nelle quali furono impiegate pietre più grandi.

La struttura del sito di Barnenez
La struttura del sito di Barnenez

Il tumulo è suddiviso in 11 stanze connesse tra loro da una serie di corridoi. Alcune pareti interne fungevano da muri separatori tra le camere o da strutture portanti e stabilizzanti.

Durante la prima fase costruttiva, il tumulo, costituito principalmente da diabase, aveva una forma trapezoidale lunga 32 metri, larga 9 e alta 13 metri; conteneva 5 camere ed era circondata da doppio lastricato.

Durante la seconda fase, la struttura fu estesa aggiungendo altre 6 stanze verso occidente e circondando il tumulo più antico con una costruzione più larga e alta. Anche i cunicoli di collegamento tra le camere furono estesi, utilizzando prevalentemente granito.

Una delle 11 camere di Barnenez. © Chris Bickerton
Uno dei corridoi di Barnenez. © Chris Bickerton

Inizialmente le 11 camere erano totalmente racchiuse dal tumulo, ma l’attività di estrazione della pietra a cavallo tra il XIX e il XX secolo lasciarono esposte alcune stanze. Una delle stanze è un vero e proprio tholos, una struttura di solito impiegata per le sepolture e costituita da una finta cupola.

Molti corridoi e stanze riportano incisioni che raffigurani archi, asce, serpenti o simboli a forma di onda, motivi ricorrenti anche in altri siti megalitici francesi. Una delle lastre di pietra incise sembra essere stata parte di una struttura differente, mentre altre rocce riportano la raffigurazione stilizzata di quella che viene definita “la dea dei Dolmen”.

La "dea dei Dolmen". © Moth Clark
La “dea dei Dolmen”. © Moth Clark

Solo tre stanze del tumulo più recente contenevano reperti neolitici: vasellame, asce di pietra di diabase, lame di selce e punte di freccia litiche. All’esterno del monumento, invece, sono stati trovati frammenti di vasellame, una daga di rame e una punta di freccia seghettata, oggetti che supporterebbero l’ipotesi di un riutilizzo del sito intorno al III millennio a.C.

Barnenez
CAIRN DE BARNENEZ
Barnenez

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One Comment on “Tumulo di Barnenez, una delle più antiche strutture megalitiche del pianeta”

  1. E’ Silbury Hill il più grande tumulo d’Europa; il megalitismo europeo cominciò al Nord nel VII° millennio; il complesso di Goebleki Tepe appartiene al X°, Chatal Huyuk forse data al 6800 a. C.e Gerico e Hacilar sono di poco posteriori. Però, a sommesso parere di chi scrive, la datazione è solo uno dei fattori importanti e quindi Barnenez è uno degli esempi più spettacolari dell’ architettura megalitica: portata, come dimostrò il genetista Cavalli Sforza, dai nostri antenati anatolici “natufiani” e successivi lungo il loro progredire verso nord-ovest fino alle Orcadi.

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