I bambini Tsimane imparano a parlare senza un dialogo costante coi genitori

Bambini Tsimane e linguaggio

Nel mondo occidentale diamo ormai per scontato che la comunicazione costante e diretta con un bambino contribuisca al suo corretto sviluppo cognitivo, aiutandolo a rapportarsi più facilmente con la società in cui vive. Parlare continuamente ad un bambino gioca sicuramente un ruolo importante nell’acquisizione di capacità linguistiche e nella gestione delle emozioni, ma i processi di apprendimento durante l’infanzia sono ancora oggetto di studio e di dibattito tra gli esperti.

La maggior parte delle ricerche in questo campo si sono focalizzate su piccole comunità appartenenti a nazioni industrializzate, come gli Stati Uniti e la Francia, ma la ricerca su una particolare comunità di raccoglitori-orticoltori della Bolivia, gli Tsimane, sembra suggerire che il linguaggio svolga un ruolo ancora da chiarire nello sviluppo di un bambino.

Gli Tsimane sono una popolazione indigena boliviana che sopravvive grazie ad un’ agricoltura di sussistenza supportata da caccia e pesca. Attualmente si contano circa 9000 individui sparsi in 80 villaggi privi di acqua corrente e illuminazione, ma almeno 30 di questi insediamenti, mediamente composti da 50-150 individui dello stesso clan familiare, dispongono di scuole in cui gli studenti imparano a leggere e a scrivere la lingua Tsimane e quella spagnola.
Gli Tsimane si sono rivelati una miniera d’oro per gli antropologi, contribuendo a cambiare il modo in cui consideriamo le malattie cardiache, l’identificazione dei colori, le dinamiche del sonno e la genetica dell’Alzheimer.

Uno studio pubblicato nel novembre 2017 sulla rivista specializzata Child Development ha analizzato la comunicazione verbale tra genitori e figli nella comunità Tsimane scoprendo che, in media, hanno tra loro un contatto verbale per circa un minuto ogni ora, un decimo della media americana o europea.

Questa comunicazione così scarsa tra madri/padri e figli sembra non avere alcun effetto sullo sviluppo cognitivo dei bambini: anche se la padronanza del linguaggio ritarda di qualche mese rispetto ai bambini americani o europei, i figli Tsimane riescono a diventare adulti comunicativi e produttivi, imparando molto facilmente la lingua spagnola grazie anche ai sempre più numerosi contatti con le autorità boliviane che tentano di preservare il loro territorio.

I bambini Tsimane comunicano principalmente con le loro madri e dopo aver raggiunto l’età di tre anni apprendono la maggior parte del linguaggio da bambini più grandi e adolescenti, in particolar modo da fratelli o sorelle (gli Tsimane hanno una media di 5 fratelli).

Alcune ricerche precedenti avevano mostrato come i rapporti familiari tra gli Tsimane siano differenti da quelli osservabili nel mondo industrializzato: il gioco con i figli è limitato al minimo, se un figlio piange raramente viene consolato o coccolato e, una volta raggiunta l’età adatta, sono liberi di vagare per la foresta senza che i genitori prestino loro molte attenzioni.
I figli Tsimane tuttavia piangono meno, probabilmente perché in tenera età vivono costantemente in prossimità della madre, e tendono ad essere autonomi fin da adolescenti, quando diventano a tutti gli effetti membri funzionali della comunità.

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Il distacco dei genitori Tsimane verso i propri figli non è semplicemente un atteggiamento fine a se stesso. Gli Tsimane soffrono di un’ elevata mortalità infantile: il 13% dei neonati non sopravvive fino al dodicesimo mese di vita a causa di malattie e parassiti e non viene dato loro un nome fino al compimento del primo anno d’età. “E’ facile immaginare che parlare attivamente e conversare con un infante come se fosse un altro membro della famiglia – o anche come modo di parlare a se stessi – possa non essere comune in un contesto di elevata mortalità infantile” sostiene Michael Gurven, direttore dello Tsimané Health and Life History Project.

I bambini Tsimane ascoltano le conversazioni tra adulti circa 7 minuti ogni ora, elemento che contribuirebbe al loro normale sviluppo linguistico. “L’importanza di qualcosa di diretto varia in base alla cultura” afferma Laura Shneidman, che ha condotto una ricerca simile a questa sulla popolazione Maya messicana. “I bambini di altre culture in cui l’apprendimento con l’osservazione è prevalente non hanno questa concezione che si debba prestare attenzione soltanto a cose dirette verso di te”.

Secondo i dati raccolti da Shneidman, i bambini americani sono particolarmente bravi ad imparare quando ci si rivolge direttamente a loro, mentre i bambini Maya o appartenenti ad altre culture semi-primitive o non industrializzate tendono a non fare differenza tra apprendimento diretto o indiretto.

The Tsimane Health and Life History Project
Researchers study the universality of language acquisition in children
Parents in a Remote Amazon Village Barely Talk to Their Babies—and the Kids Are Fine

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