Test Universale di Edibilità: identificare le piante commestibili

Come verificare se una pianta è commestibile

La natura offre un’incredibile varierà di piante commestibili che hanno rappresentato un’importantissima risorsa alimentare per le  prime comunità di cacciatori-raccoglitori. Ogni ecosistema ospita tuttavia anche una quantità incalcolabile di piante potenzialmente nocive o  letali per l’essere umano, spesso simili a specie totalmente commestibili o dotate di un aspetto apparentemente innocuo.

E’ facile immaginare come una persona inesperta possa incontrare una pianta tossica senza realizzarne la pericolosità; anche un esperto di sopravvivenza non potrà mai conoscere tutte le piante commestibili del pianeta e ciò che sembra commestibile in un ecosistema potrebbe non esserlo in un altro.

Test di commestibilità

Nel corso dell’ultimo secolo è stata ideata e perfezionata una semplice procedura per verificare se una pianta è nociva o potenzialmente commestibile. Il test, definito “Test Universale di Edibilità” (o “Test Universale di Commestibilità”), consiste nell’esporsi in modo controllato ai possibili effetti nocivi di una pianta sconosciuta per controllare se si manifestano i primi sintomi di avvelenamento.

Il metodo non è affatto infallibile ed è consigliato solo in casi estremi, come in assenza di manuali botanici o esperti di piante locali. Se durante il procedimento si verificano reazioni avverse, è necessario buttare la parte della pianta utilizzata e ricominciare il test con un’altra parte, nella speranza che risulti commestibile.

Come verificare se una pianta è potenzialmente commestibile
1 – Una pezzo alla volta

Il test di commestibilità è efficace se lo si utilizza procedendo a piccoli passi. Si consiglia caldamente di effettuarlo utilizzando solo una parte della pianta (foglie, radici, gambi, fiori) per volta, dato che qualunque effetto nocivo può cambiare radicalmente in base alla parte della pianta ingerita.

Nelle pesche, per esempio, la polpa è totalmente commestibile mentre il seme contiene amigdalina, una sostanza che libera acido cianidrico quando entra in contatto con i succhi gastrici. Se recidendo la parte della pianta da sottoporre al test fuoriesce lattice bianco, la pianta è da considerarsi non commestibile: generalmente le specie che contengono lattice bianco hanno foglie e steli estremamente irritanti per le mucose o per la pelle.

Se la pianta in esame presenta queste caratteristiche, generalmente è da considerarsi non commestibile
Se la pianta in esame presenta queste caratteristiche, generalmente è da considerarsi non commestibile
2 – Digiuno

Si consiglia di rimanere a digiuno almeno 8 ore prima di verificare se una pianta è commestibile, perché alcuni composti potrebbero risultare ancora più pericolosi se mescolati ad altri già presenti nel nostro stomaco, o al contrario perdere parte della loro pericolosità.

Potreste non sentire alcun effetto ingerendo a stomaco pieno una pianta  sconosciuta per la prima volta, ma se la pianta venisse consumata da sola sprigionerebbe tutta la sua tossicità all’interno del vostro corpo.

3 – Odori sgradevoli

Il primo passo per analizzare  una pianta potenzialmente commestibile è quello di utilizzare l’olfatto in cerca di odori forti o acidi, odori generalmente legati a qualche sostanza sospetta e potenzialmente nociva. A volte una pianta non sprigiona alcun odore se prima le foglie, le radici o i fiori non vengono incisi o schiacciati.

Qualunque odore simile alle mandorle, ad esempio, è da evitare in quanto è quasi sicuramente legato ad un composto tossico a base di cianuro. Se doveste percepirlo, è quasi certo che la pianta sotto analisi non sia commestibile.

4 – Primo contatto con la pianta potenzialmente commestibile

Se siete a stomaco pieno, si può comunque iniziare a testare la pianta in esame posizionando la materia vegetale selezionata sul polso o tra braccio e avambraccio per 15-20 minuti: il polso e l’incavo del gomito sono zone in cui la pelle è relativamente sottile rispetto ad altre parti del corpo ed è più sensibile alle irritazioni.

Se allo scadere dei 15-20 minuti non si manifesta alcun sintomo come bruciore, prurito o perdita di sensibilità, si può proseguire con gli altri passi del test di commestibilità, anche se è consigliabile attendere la fine delle 8 ore di digiuno per essere assolutamente certi di non avere a che fare con sostanze irritanti per la pelle e le mucose.

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5 – Contatto con le labbra

Dopo il test di contatto e una volta superato il periodo di digiuno, possiamo iniziare ad avvicinare alla bocca la parte da consumare appoggiandola alle labbra. In questa fase, la parte della pianta selezionata può essere cucinata nel modo in cui si desidera consumarla in futuro.

Alcune piante sono tossiche se consumate crude, ma la cottura tende ad eliminare molte delle loro sostanze nocive, rendendole commestibili e relativamente digeribili. L’ ortica ad esempio è molto irritante per la pelle e le mucose se consumata cruda, ma una breve scottatura su fiamma viva o la bollitura annullano completamente gli effetti del suo veleno e la rendono perfettamente commestibile.

Se entro 5-10 minuti dal contatto con le labbra non si manifestano reazioni avverse come bruciore, prurito o perdita di sensibilità, si può continuare il test di commestibilità avvicinando la pianta alla lingua.

6 – Contatto con la lingua

Dopo il test sulle labbra possiamo procedere appoggiando la materia vegetale sulla lingua SENZA INGERIRE la pianta. Anche in questo caso, qualunque reazione non prevista o avversa che dovesse verificarsi entro 15-20 minuti rivelerà la potenziale pericolosità della pianta.

7 – Test di masticazione

Una volta accertato che la lingua non ha risentito negativamente del contatto con la pianta, possiamo masticare un piccolo frammento di pianta e tenerla in bocca per circa 15 minuti SENZA INGERIRLA. Qualunque sapore strano, acido o amaro dovrebbe farvi considerare la pianta come potenzialmente non commestibile.

8 – Ingoiamo la pianta

E’ giunto il momento più pericoloso del nostro test: ingerire la pianta. I passi precedenti sono utili ad escludere una parte della pianta prima di ingerirla, ma non sono in grado di prevedere l’effetto che avrà nel nostro apparato digerente.

Una volta ingerita una piccola parte della pianta, occorre attendere 8 ore per far terminare ogni processo digestivo. Se durante queste 8 ore si verificano reazioni avverse è necessario indurre il vomito per eliminare la maggior parte del materiale ingerito e bere molta acqua allo scopo di diluire il più possibile le sostanze nocive all’interno del nostro corpo.

E’ anche possibile utilizzare carbone di legna sbriciolato aggiunto all’acqua per eliminare più efficacemente le tossine: il carbone infatti tende ad attrarre tossine e particelle nocive favorendone l’espulsione dall’organismo tramite urina o feci.

9 – Sicurezza prima di tutto

Se si vuole essere realmente sicuri della commestibilità della parte della pianta sotto analisi, occorre ripetere il punto 8 con una quantità maggiore di materiale vegetale, per escludere che le eventuali tossine presenti non manifestino i loro effetti nocivi dopo l’assunzione di una porzione più grande della precedente.

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