Il catrame di pino dei Vichinghi

Catrame di pino dei Vichinghi

Oggi sappiamo che i popoli norreni erano abili navigatori, conoscevano i segreti delle pietre del sole, disponevano di abili fabbri ed erano esperti lavoratori del legno. Tutto questo consentì loro di spingersi verso il cuore d’Europa, in Islanda, in Groenlandia, fino a raggiungere le coste dell’ America settentrionale.

Le imbarcazioni vichinghe, come qualunque altra nave dell’epoca, possedevano uno scafo ligneo e dovevano essere impermeabilizzate in qualche modo per poter resistere ad anni di navigazione in mare. Con l’umidità o a contatto diretto con l’acqua, il legno si gonfia e le sue fibre tendono a sfaldarsi, compromettendo l’integrità strutturale del legname.

Il catrame di legno
Ancora oggi in Scandinavia si produce catrame di legna seguendo metodi tradizionali, probabilmente identici a quelli utilizzati dagli antichi popoli norreni.
Ancora oggi in Scandinavia si produce catrame di legna seguendo metodi tradizionali, probabilmente identici a quelli utilizzati dagli antichi popoli norreni.

Come si poteva rendere impermeabile un’imbarcazione del primo millennio d.C.? Utilizzando catrame di legno, una sostanza ottenibile dalla combustione di legna in condizioni di scarsa ossigenazione. Il procedimento per la produzione di catrame (leggi questo post per il catrame di betulla) è noto fin dal Neolitico e sono molti gli alberi che si prestano a questa operazione; due in particolare sembrano fornire il miglior catrame e in quantità abbondanti: betulle e conifere.

Il catrame ottenuto dagli alberi delle foreste nordeuropee era essenziale per lo stile di vita dei popoli norreni: era un ottimo collante, un impermeabilizzante di prima qualità per la chiglia delle barche, per le vele e per qualunque cosa stesse a contatto con l’acqua per lungo tempo. Veniva utilizzato come medicinale, come spezia, come lubrificante, come sostanza idrorepellente per i tetti delle case o cosparso sul cuoio per proteggerlo dal gelo e dall’acqua.

Un’imbarcazione vichinga di medie dimensioni richiedeva quasi 500 litri di catrame per essere sufficientemente impermeabile da poter essere messa in mare. Dopo l’esposizione alle intemperie, era inoltre necessario ripetere la procedura ogni anno per evitare che il legno marcisse.

Per produrre i 500 litri di catrame necessario a impermeabilizzare una nave vichinga occorrevano 18 metri cubi di legna e circa 1600 ore lavoro totali. Grandi quantità di catrame erano inoltre utilizzate per impermeabilizzare le vele di lana, molto comuni nelle imbarcazioni norrene e che potevano raggiungere i 100 metri quadrati di superficie.

Produrre tali quantità di catrame non è affatto semplice: se per ottenere qualche litro è sufficiente un forno di dimensioni “casalinghe”, migliaia di litri di catrame necessitano di un’operazione su larga scala la cui organizzazione ed esecuzione, fino ad ora, hanno eluso gli archeologi.

“Penso che la produzione di catrame nella Svezia orientale si sia sviluppata da un’attività casalinga su piccola scala durante l’ Età del Ferro ad una produzione su vasta scala ricollocata nei pressi delle foreste durante il periodo dei Vichinghi” sostiene Andreas Hennius, archeologo della Uppsala University e autore di una ricerca che analizza la produzione di catrame dei popoli norreni.

Forni per il catrame
Forno per la produzione di catrame di legno utilizzato durante l' Età del Ferro
Forno per la produzione di catrame di legno utilizzato durante l’ Età del Ferro

Intorno ai primi anni del 2000 sono stati trovati in Svezia diversi forni di piccole dimensioni per la produzione di catrame, tutti databili tra il 100 e il 400 d.C.. In questo periodo, il catrame veniva prodotto in quantità tali da soddisfare i bisogni di una fattoria; i forni avevano un diametro di circa 1 metro e riuscivano a produrre 10-15 litri di catrame da una singola accensione.

Qualche anno dopo sono emersi alcuni forni di dimensioni più grandi, costruiti tra il 680 e il 900 d.C., l’epoca che corrisponde alla comparsa dei Vichinghi nelle cronache europee. Questi forni, dal diametro 10-15 volte superiore a quelli casalinghi, potevano produrre da 150 a 300 litri di catrame in una sola accensione, una quantità immensamente superiore a qualunque necessità familiare.

Questi forni si trovavano nei pressi di foreste di pino, albero che fornisce materiale di prima qualità per la produzione di catrame grazie al suo alto contenuto di resine. Attorno a questi forni non erano presenti cimiteri o villaggi, suggerendo che si trattasse di siti puramente industriali incentrati sulla produzione di catrame; a confermare questa ipotesi c’è il fatto che i grossi forni di estrazione del catrame scoperti finora si trovano a circa 8-10 km da insediamenti norreni accertati.

Versione evoluta del forno per la produzione di catrame di legno nel VII - X secolo
Versione evoluta del forno per la produzione di catrame di legno nel VII – X secolo

I forni norreni per la produzione di catrame consistevano in pozzi conici scavati nella terra lungo pendii naturali. Il calore della combustione alimentata dal carbone faceva “trasudare” l’olio di conifera o di betulla dal legname; per gravità, l’olio scendeva verso il basso e veniva convogliato in barili di raccolta.

L’analisi del contenuto dei forni ha mostrato che il legname utilizzato proveniva generalmente da tronchi di pini di 30-40 anni d’età. I tronchi non hanno evidenti segni di attività da parte di insetti, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da alberi caduti o morti.

Gli alberi selezionati per la produzione di catrame venivano probabilmente preparati qualche anno prima incidendo la corteccia per promuovere la creazione di resina e massimizzare l’estrazione di catrame.

L’estrazione di catrame di pino su larga scala richiese necessariamente un’organizzazione puntuale e una forza lavoro composta da centinaia di uomini. Occorreva preparare i pini con anni di anticipo, abbatterli in grandi quantità, accatastarli correttamente per evitare che il legno si deteriorasse, monitorare costantemente il processo di combustione dei forni e, non per ultimo, trasportare barili in abbondanza da e verso i siti di produzione del catrame.

Questa produzione massiccia e ben organizzata generò anche un surplus di catrame: le eccedenze venivano spedite da Svezia e Finlandia in altre regioni d’Europa, come dimostrerebbero numerosi barili scoperti in Danimarca o in Germania e oltre un centinaio di spazzole per l’applicazione di catrame di pino, abete o larice, in aree in cui non c’è abbondanza di conifere.

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