Idromele: storia e produzione nell’antichità

Storia dell'idromele

Considerato da alcuni popoli del mondo antico come la “bevanda degli dei”, l’ idromele è un liquore prodotto a partire dalla fermentazione del miele e che nel corso della storia ha riscosso un successo che ha ben pochi precedenti tra le bevande alcoliche.

Storia dell’ idromele
L’origine dell’idromele

Definire con esattezza l’origine dell’idromele è un compito difficile, ma è possibile che la formula sia stata scoperta per puro caso dai primi cacciatori-raccoglitori africani circa 20.000 anni fa.

Il miele costituiva un’importante fonte di zuccheri ed energie e i nostri antenati nomadi non si facevano mai sfuggire l’occasione di prelevarlo da alveari selvatici (leggi in questo post come veniva estratto il miele nei secoli passati).

Gli alveari selvatici si trovano spesso all’interno di cavità degli alberi (in Africa capita specialmente con baobab e miombo), cavità che tendono ad allagarsi durante la stagione umida.

A contatto con acqua e lieviti presenti in natura, il miele inizia un processo di fermentazione producendo piccole quantità di alcool; l’inebriamento indotto dal miele fermentato potrebbe aver spinto i  cacciatori-raccoglitori delle origini ad elaborare la prima, rudimentale ricetta dell’idromele.

Bevanda degli eroi

Le prime testimonianze archeologiche sulla produzione di idromele risalgono ad oltre 9.000 anni fa: frammenti di vasi di ceramica rinvenuti in Cina contengono tracce chimiche di miele, riso e composti organici coerenti con il processo di fermentazione.

Anche l’India si distinse per la produzione di idromele: la più antica descrizione della bevanda è contenuta nel Rigveda, uno dei libri sacri della religione vedica datato a 3.700-3.100 anni fa.

In Europa, i più antichi campioni di idromele risalgono a quasi 5.000 anni fa: la cultura del vaso campaniforme (Bell Beaker), fiorita all’inizio dell’Età del Bronzo, produceva in tutta Europa bevande alcoliche a base di miele che, nei secoli successivi, ogni popolazione del continente elaborò per creare una delle svariate versioni dell’ idromele.

Nell’ età dell’oro della mitologia greca, l’idromele era la bevanda preferita degli eroi. Molti ricercatori hanno identificato l’ ambrosia, la bevanda degli dei, con l’idromele; alcuni hanno anche proposto l’ipotesi che l’ambrosia fosse una bevanda realmente esistita creata con il miele prodotto da api che visitavano piante di cannabis.

Aristotele discusse le proprietà dell’idromele nella sua opera Meteorologica, ritenendolo un tonico in grado di restituire vigore e virilità agli uomini; tre secoli dopo, Plinio il Vecchio è il primo a definire una distinzione tra vino addolcito con miele e “vino di miele”.

"meodu scencu" (coppa di idromele) nel poema Beowulf
“meodu scencu” (coppa di idromele) nel poema Beowulf
Idromele in Nord Europa

Una “sala dell’idromele”, presente nel forte di Din Eidyn nei pressi di Edimburgo, viene descritta nel poema Y Gododdin e avrebbe ospitato il poeta Aneirin, un contemporaneo del celebre bardo Taliesin che compose, intorno al 550 a.C., la “canzone dell’ idromele“.

Beowulf, protagonista di uno dei più importanti lavori letterari dell’antica letteratura inglese, beveva idromele e come lui tutti gli eroi danesi e celtici.

In alcune regioni d’Europa era tradizione regalare ad una coppia appena sposata una quantità di idromele sufficiente ad un mese lunare di bevute; da questa tradizione ebbe origine l’espressione “luna di miele“.

La bevanda veniva regalata per favorire il concepimento di un figlio, dato che le si attribuivano doti ricostituenti e il potere di inebriare i sensi e semplificare il corteggiamento.

La Polonia ha una lunghissima tradizione legata all’idromele: durante il Medioevo vaste regioni polacche erano ricoperte da foreste primarie che, secondo il monaco del XII secolo Gallus Anonymus, autore della Cronaca polacca, erano ricche di alveari selvatici.

Nel 996 il mercante Ibrahim ibn Yaqub scriveva:

“a parte il cibo, la carne e la terra da arare, il regno di Mieszko I è ricco d’ idromele, che è il modo in cui gli Slavi chiamano i vini e le bevande intossicanti”

Nel XV secolo, invece, il diplomatico veneziano Ambrogio Contarini scrisse:

“non avendo vino, i Polacchi producono una bevanda con il miele, una bevanda che intossica le persone molto più del vino”

Tra il XVII e il XVIII secolo in Polonia vengono trascritte non solo molte ricette per la produzione di idromele, ma anche le differenti varianti polacche di questa bevanda: czwórniak, trójniak, dwójniak e półtorak.

L’idromele nella cultura norrena

Sulle coste del Mediterraneo la produzione di idromele iniziò a ridursi non appena si riuscì a coltivare su vasta scala la vite per la produzione di vino, più semplice da creare in grandi quantità.

Nelle regioni più settentrionali d’Europa, dove la coltivazione della vite era difficile o la disponibilità di frutta era limitata, l’idromele continuò a godere di una vastissima popolarità.

La cultura nordeuropea precristiana attribuiva un’ enorme importanza all’ idromele: si trovano riferimenti a questa bevanda alcolica sia nella letteratura scandinava sia nella mitologia norrena.

Sotto le sembianze di un'aquila, Odino ruba l'idromele della poesia dal gigante (jötunn) Suttungr. Raffigurazione presente nell' Eddahandskrift
Sotto le sembianze di un’aquila, Odino ruba l’idromele della poesia dal gigante (jötunn) Suttungr. Raffigurazione presente nell’ Eddahandskrift
Idromele magico e sala dell’idromele

L’idromele era la bevanda preferita di Odino (che rubò ai giganti il sacro idromele che gli donò infinita conoscenza e l’arte della poesia) e di altre creature soprannaturali, oltre ad essere l’alcolico che i guerrieri giunti nel Valhalla bevono dalle mammelle della capra Heidrunn dopo un’intera giornata trascorsa a combattere.

Un altro episodio mitologico legato all’idromele è quello di Kvasir, un esponente del popolo mitologico degli Asi e ritenuto l’essere soprannaturale più saggio mai esistito nell’universo.

Per appropriarsi della sua saggezza, due nani, Fjalarr e Galarr, lo assassinarono per estrarne il sangue e mescolarlo con miele; dal miscuglio fermentato si generò un magico idromele che donava straordinarie doti da poeta a chiunque lo bevesse.

Nelle “sale dell’idromele” norrene (chiamate sal o salr) si svolgevano banchetti, celebrazioni religiose e feste per i trionfi in battaglia bevendo idromele e cantando le gesta degli eroi passati e contemporanei.

All’interno delle sale dell’idromele si stipulavano alleanze o si ordivano intrighi: nella saga di Ynglinga, il poeta islandese Snorri Sturluson spiega come, nell’ VIII secolo, il re svedese Ingjald fece costruire un’enorme sala dell’idromele con il solo scopo di ardere vivi tutti i suoi vassalli addormentati e intorpiditi dall’alcool.

Come veniva prodotto l’idromele
Le prime ricette dell’idromele

Una delle primissime ricette dell’idromele fu redatta in forma scritta dal naturalista romano Columella nel 60 d.C.. Nella sua opera De re rustica, Columella scrive:

Prendere acqua piovana rimasta a decantare per diversi anni e mescolare un sextarius (circa mezzo litro) di acqua con una libbra romana di miele. Per un idromele più leggero, mescolare un sextarius d’acqua con nove once di miele. Il miscuglio deve essere esposto al sole per 40 giorni per poi essere lasciato vicino al fuoco. Se non si dispone di acqua piovana, far bollire acqua di sorgente.

La più antica ricetta dell’idromele polacco fu trascritta nel 1567 dallo svedese Olaus Magnus, che aveva ottenuto la formula dagli abitanti della città di Gniezno: secondo la ricetta, occorre mescolare 10 libbre di miele a 40 libbre d’acqua e far bollire la mistura, insaporendola con luppolo e lasciandola fermentare dopo aver aggiunto lievito di birra.

Lavaggio degli alveari

L’idromele è sostanzialmente un sottoprodotto dell’estrazione del miele da un alveare. Prima dell’estrazione meccanizzata, il miele veniva prelevato schiacciando gli alveari per ottenere una poltiglia di cera e zuccheri semiliquidi; per separare il miele dalla cera, la poltiglia veniva lavata con acqua calda.

Ciò che rimaneva era cera, miele e una certa quantità di acqua zuccherina che, se lasciata libera di fermentare per qualche settimana, si arricchiva di alcool e acquisiva il sapore tipico dell’idromele.

Fermentazione

La fermentazione dell’acqua arricchita di miele poteva essere spontanea (causata da lieviti e batteri presenti nel miele stesso) o indotta introducendo lieviti e batteri selvatici, che tuttavia producevano risultati inconsistenti.

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Con questo procedimento rudimentale ma efficace si poteva ottenere idromele dal contenuto alcolico che oscillava tra il 3,5 e il 20%del volume totale.

Durante o dopo la fermentazione potevano essere aggiunte spezie o frutta per creare sapori caratteristici: chiodi di garofano, cannella, noce moscata, lavanda, camomilla o luppolo sono solo alcuni degli additivi che caratterizzano l’incredibile variabilità regionale dell’idromele.

Metheglin, melomel e braggot

Il miele che contiene spezie viene definito metheglin, mentre il miele a cui è stata aggiunta frutta (come fragole o lamponi) viene chiamato melomel e veniva tradizionalmente impiegato per conservare il cibo durante l’inverno. Quello prodotto con l’uso di cereali, infine, viene definito braggot e ha il sapore tipico del frumento o dell’orzo maltato aggiunti durante il processo di fermentazione.

Ricetta per l’idromele (da Maxbeer.org)

Ingredienti

  • Miele: 1.9 Kg
  • Lievito di chardonnay (o bianco similare):1 bustina
  • Nutriente per lievito: 1/2 di cucchiaino*
  • Acid blend (miscela di acidi o acido lattico o citrico):1/3 di cucchiaino*
  • Acqua q.b. (preferibilmente oligominerale in bottiglia)
    *seguire dosi minime consigliate

Istruzioni

  • Dissolvere il miele nella mistura di acidi, nutrienti del lievito e 1 gallone d’acqua a temperatura ambiente
  • Reidratare il lievito
  • Aggiungere il metabisolfito di sodio
  • Sigillare e lasciar fermentare per 3-5 settimane fino al rallentamento della fermentazione
  • Rimuovere i sedimenti e lasciar depositare per sei mesi

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