L’origine della “regola d’oro”

Regola d'oro

Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te

Chi fu a pronunciare questa frase? Molti di noi sono istintivamente portati a rispondere “Gesù”, ma questa affermazione (e la sua forma negativa “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te“) è in realtà molto più antica dei Vangeli ed è estremamente comune in molte culture e religioni del mondo.

L’ etica della reciprocità, definita più comunemente regola d’oro, è il principio secondo il quale ciascun individuo ha diritto ad un giusto trattamento e il dovere e la responsabilità di assicurare un giusto trattamento agli altri. Si tratta di un elemento fondamentale per la convivenza pacifica e rispettosa tra gli animali sociali, esseri umani compresi, una regola su cui si fonda ogni società civile moderna e universalmente accettata (con innumerevoli varianti ed eccezioni) da quasi tutte le culture presenti o passate.

L’errore che si commette di frequente è quello di considerare la regola d’oro come una “proprietà” cristiana, una regola dettata per la prima volta da Gesù e il cardine dell’etica cristiana moderna. In realtà, l’etica della reciprocità ha avuto origine ben prima dei Vangeli e della tradizione cristiana: nell’Ebraismo, ad esempio, la regola d’oro divenne un cardine fondamentale per la dottrina religiosa secoli prima che Gesù la ripetesse, e molte altre culture del pianeta condivisero questa massima nei loro testi sacri ben prima delle origini della corrente cristiana.

La prima citazione alla regola d’oro, nella forma positiva utilizzata anche nel Cristianesimo, appare nell’antico Egitto tra il 2040 e il 1650 a.C. nella storia di Khun-Anup come massima sul rispetto reciproco espressa dalla dea Maat, la divinità egizia della verità, dell’ordine, della legge e della moralità. La prima comparsa in Egitto della forma negativa della regola d’oro, invece, è più recente (664-323 a.C.) e recita “Ciò che non vorresti fosse fatto a te, non farlo agli altri”.

Nell’antica Grecia la regola d’oro era diffusa nella sua forma negativa fin dai primi filosofi:

  • “Non fare al tuo vicino quello che ti offenderebbe se fatto da lui” (Pittaco, 650-570 a.C.)
  • “Evita di fare quello che rimprovereresti agli altri di fare” (Talete, 624–546 a.C.)
  • “Non fare agli altri ciò che ti riempirebbe di ira se fatto a te dagli altri” (Isocrate, 436-338 a.C.)

Nell’Ebraismo la recola d’oro appare inizialmente in un verso della Torah presente nel Levitico, redatto tra il VII e il V secolo a.C.: “Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.”. Si tratta di un principio fondamentale per la Torah, tanto che il celebre rabbino Hillel, circa 50 anni prima della nascita di Cristo, lo ritenne il più importante messaggio presente nei testi sacri ebraici. La regola d’oro appare costantemente nella Torah sotto forme diverse (sia positive che negative) e sta alla base dello stesso principio etico cristiano dettato da Gesù (nel suo tentativo di riassumere la Torah) nei vangeli di Matteo e Luca: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.”

Regola d'oro nelle varie religioni

Gli esempi di regola d’oro riportati fino ad ora potrebbero indurre a pensare che si possa trattare di un principio etico nato e coltivato dalle culture del Mediterraneo, ma la realtà è che moltissimi popoli della Terra hanno condiviso lo stesso concetto nel corso dei millenni passati. Nelle culture indiane la regola d’oro fece la sua comparsa intorno al IX secolo a.C. nell’epica sanscrita Mahabharata, mentre il Buddha storico Siddhartha Gautama fece suo il principio di reciprocità e lo rese il cardine dell’etica buddista fin dal VI secolo a.C.: è possibile trovare diverse forme di regola d’oro, sia positive che negative, nel complesso di testi sacri buddisti chiamato Tripitaka, composti intorno al 500 a.C. per poi essere redatti in forma scritta verso il I secolo a.C.

Circa 500 anni prima di Cristo la regola d’oro appare in varie forme nel Giainismo, nel Confucianesimo, nel Taoismo e nel Sikhismo, mentre nel mondo arabo fa la sua prima comparsa nel Corano. A diffondere la regola d’oro in Estremo Oriente furono molti personaggi storici come Confucio, Lao Tse (Laozi), Mozi e Meng-tzu (Mencio).

Cosa suggerirebbero tutte queste citazioni della regola d’oro in differenti parti del mondo e in diverse tradizioni, religiose e non? Secondo l’antropologia e la biologia evolutiva, la regola d’oro emergerebbe spontaneamente dall’osservazione del comportamento umano, dall’esperienza e dall’innata empatia che molti animali sociali possiedono nei confronti di individui della stessa specie.
Ciò che viene definito come “altruismo reciproco” descrive la base della regola d’oro: un organismo agisce in maniera tale da ridurre temporaneamente il proprio “fitness” o “idoneità” (il suo successo riproduttivo) per aumentare quello di altri organismi aspettandosi lo stesso tipo di comportamento in futuro da parte degli organismi che hanno beneficiato del suo gesto.

La natura è piena di esempi di altruismo reciproco, dagli uccelli che segnalano ad altre specie la presenza di predatori formando “reti d’allarme”, ai primati che si dedicano al grooming formando solidi rapporti sociali e alleanze strategiche per il controllo delle risorse. Sacrificando parte del proprio tempo e delle proprie risorse (fisiche o mentali) a proteggere o interagire con un altri individui della propria specie, invece di trascorrerlo in attività proficue esclusivamente per se stessi, ci si aspetta che il “favore” venga ricambiato; se l’interazione va a buon fine, i rapporti sociali si solidificano, il senso di fiducia nei confronti degli altri si rafforza e la collaborazione all’interno del proprio gruppo sociale porta a benefici maggiori rispetto ad una collaborazione forzata e non alimentata dall’altruismo reciproco.

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