I Vichinghi usavano davvero il muro di scudi?

Muro di scudi vichingo

Serie TV come Vikings e The Last Kingdom hanno contribuito enormemente all’immagine moderna dei Vichinghi e delle loro tecniche di combattimento: li vediamo combattere armati di asce, lance e spade e difendersi dietro a scudi circolari spesso utilizzati per creare una formazione da battaglia nota come “muro di scudi”. Ma i Vichinghi utilizzavano davvero il muro di scudi (chiamato skjaldborg)?

“E’ un malinteso molto diffuso il fatto che i Vichinghi creassero questa formazione ravvicinata con i loro scudi rotondi” spiega l’archeologo Rolf Warming, direttore della Society for Combat Archaeology. Warming ha condotto una serie di analisi letterarie ed esperimenti sul campo per verificare la reale efficacia del muro di scudi vichingo e se questa pratica fosse comune sui campi di battaglia.

Il tipico scudo vichingo menzionato nelle saghe era generalmente realizzato con assi di tiglio, pioppo, ontano o abete, legni relativamente leggeri e poco densi, ed erano spesso rinforzati con una copertura in cuoio e occasionalmente da un bordo metallico. Le dimensioni degli scudi potevano variare notevolmente, dai 45 ai 120 centimetri, ma i reperti finora rinvenuti suggerirebbero che il formato più diffuso fosse largo 75-90 centimetri.

Scudo vichingo scoperto a Trelleborg e custodito al National Museum of Denmark
Scudo vichingo scoperto a Trelleborg e custodito al National Museum of Denmark

Warming e il suo team hanno costruito diverse repliche di scudi vichinghi e le hanno messe alla prova con riproduzioni di armi dell’epoca, come asce e spade di ferro, scoprendo che lo scudo vichingo era relativamente fragile se utilizzato passivamente come “parete statica” per contrastare attacchi diretti e ravvicinati. “[L’esperimento] ha dimostrato che c’erano molti più svantaggi che vantaggi dato che il muro di scudi non consentiva al difensore di deflettere gli attacchi”.

Se impiegato attivamente per deflettere gli attacchi, muovendolo in base alle necessità difensive e offensive del momento, lo scudo vichingo può invece esprimere al meglio la sua utilità e resistenza e può anche essere impiegato come arma di offesa. Dalla ricerca di Warming sembra emergere che il muro di scudi, sebbene menzionato in rare occasioni, ha lasciato ben poche tracce nella letteratura del tempo e non viene mai descritto nel dettaglio; il termine “muro di scudi” sembra essere invece impiegato come analogia per un vasto schieramento di guerrieri.

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“Il tanto celebrato muro di scudi, per lo meno la tattica che conosciamo oggi, non ha basi nella letteratura e nemmeno alcuna applicazione pratica”. Secondo Warming, i Vichinghi preferivano combattere individualmente in formazioni non serrate, usando i loro scudi per intercettare e deviare i colpi in arrivo.  “Il concetto che i Vichinghi combattessero spalla a spalla e aspettassero di ricevere colpi dal nemico mi suona strana” spiega Henriette Lyngstrøm, professoressa di archeologia dell’ Università di Copenhagen. “Le conclusioni di Warming hanno molto più senso. Quando la sua ricerca verrà riconosciuta nei circoli accademici cambierà definitivamente la visione dei combattimenti vichinghi”.

Il passo successivo sarà quello di testare la teoria di Warming con la ricreazione storica di una battaglia vichinga su larga scala. “Gli esperimenti di Warming sono basati sul combattimento individuale, per cui ci resta da scoprire come il muro di scudi possa essere efficace su larga scala, con un’intera armata” dice Anne-Christine Larsen, curatrice della fortezza vichinga di Trellebor dove ogni anno vengono ricreate alcune schermaglie tra Vichinghi. “Qui a Trelleborg vogliamo tentare di ricreare l’Era Vichinga nel modo più autentico possibile. Quindi, se un esperimento con un’intera armata dimostrerà che il muro di scudi non funziona sul campo, i nostri guerrieri saranno sicuramente aperti al cambiamento”.

Research: Vikings Did Not Hide Behind Shield Walls

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