Il Papiro Chirurgico di Edwin Smith

Papiro Chirurgico di Edwin Smith

Il Papiro Chirurgico di Edwin Smith, datato al XVII° secolo prima di Cristo, è il più antico esempio di papiro chirurgico della storia. Descrive osservazioni anatomiche con uno straordinario livello di dettaglio, facendo riferimenti a meningi, suture craniche, fluido cerebrospinale e pulsazioni intracraniche, senza contare dettagli anatomici su cuore, reni, tendini, vasi sanguigni e fegato.

I trattamenti descritti nel papiro di Edwin Smith sono nettamente differenti da quelli presenti in altri testi medici dell’epoca, specialmente per quanto riguarda la cura di ferite inflitte da armi da taglio o contundenti molto popolari durante il II millennio a.C., come il khopesh o la mazza.
La lama ricurva del khopesh, ad esempio, infliggeva ferite profonde in corrispondenza del punto d’impatto (generalmente la base della falce dell’arma) e più superficiali verso la punta; la forma e le dimensioni della ferita differivano inoltre in base all’affilatura della lama: armi meno affilate tendevano a provocare ampie lacerazioni e a devastare i tessuti muscolari o ossei, mentre quelle dal filo più sottile e tagliente causavano ferite più nette e “pulite”.

Il papiro di Edwin Smith è il primo testo antico in cui appaiono la parola “cervello” e la descrizione delle strutture craniche; anche se gli Egizi ritenevano che il cuore e l’addome fossero la sede del pensiero umano, gli autori del papiro non possono fare a meno di notare che le ferite al cervello hanno ripercussioni su altre parti del corpo, come gli arti inferiori.
Il papiro chirurgico riporta inoltre una descrizione dettagliata dell’apparato muscolo-scheletrico, anche se non fa distinzione tra tendini, vene e nervi; il cuore, infine, assume per la prima volta nella storia un ruolo rilevante nella struttura anatomica umana, anche se la sua funzione di pompa per il sangue e il suo ruolo nella circolazione sanguigna non vengono riportati.

Anche se di papiri chirurgici risalenti all’antico Egitto ne sono stati ritrovati altri, il Papiro di Edwin Smith è per molti aspetti differente dal resto della letteratura medica egizia:

  • E’ composto da 17 colonne sul “fronte”, colonne che raccolgono parti di un trattato chirurgico, probabilmente il più vecchio della storia. Il retro invece raccoglie diverse ricette e pratiche magiche, tra le quali “trasformare un vecchio in un giovane”;
  • Il trattato chirurgico non è composto solo da trattamenti, medicamenti e tecniche chirurgiche, ma anche da casi medici. E’ organizzato in gruppi di casi, da semplici ferite fino a traumi cranici, coprendo tutto il corpo;
  • Il trattamento di queste ferite è razionale e chirurgico, privo dell’utilizzo della magia se non in un solo caso sul totale dei 48 riportati nel papiro;
  • Ogni caso è classificato in base a tre differenti valutazioni: favorevole, incerto, e non favorevole, per indicare la gravità di una ferita. La terza valutazione inoltre non è stata riscontrata in nessun altro papiro chirurgico noto;
  • La valutazione “non favorevole” è presente 14 volte all’interno del papiro, ed indica principalmente i casi in cui il chirurgo non sarebbe potuto intervenire.

Il papiro di Edwin Smith pare essere la copia di un antico manoscritto che conteneva, in aggiunta al testo originale datato al 3000-2500 a.C., una serie di 69 note a commento, probabilmente aggiunte qualche secolo dopo la stesura dell’originale.

Nel papiro sono contenuti 48 casi medici, tra i quali traumi cranici, ferite all’addome e alla spina dorsale. Sono prevalentemente casi tipici e non riferiti a persone specifiche, ed ogni caso è composto da un titolo, un esame medico, una diagnosi e un trattamento, con una distinzione ben netta tra i trattamenti medico-chirurgici e quelli magici.

Sul totale dei 48 casi, 27 sono riferiti a traumi alla testa, 6 a traumi alla spina dorsale. Sui 27 riferiti alla testa, 3 riguardano ferite, 4 ferite profonde con esposizione dell’osso, e 11 fratture craniche.

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Quello che sorprende è il livello di dettaglio delle descrizioni anatomiche riportate nel papiro. Si parla di vasi che trasportano sangue e condotti che trasportano aria, ma con alcuni errori tipici della scarsa conoscenza biologica del tempo, dovuti anche alla cultura magica egiziana: le orecchie ad esempio sono descritte come portatrici del soffio vitale o mortale e gli autori del papiro dimostrano scarse nozioni sul corretto funzionamento e compito dei diversi organi interni, anche se le descrizioni anatomiche degli stessi organi sono incredibilmente accurate.

Nonostante la vasta cultura magica egizia, il papiro chirurgico ha un approccio non incentrato esclusivamente sul misticismo ma sulla praticità. L’aspetto traumatico delle ferite descritte nel papiro di Edwin Smith può spiegare l’approccio pragmatico: a partire da una diagnosi del caso si procede con l’esame del problema e la formulazione di diagnosi, prognosi e trattamento, un approccio molto moderno alle cure mediche.

Nel papiro sono citati anche gli antinfiammatori: gli autori del testo suggeriscono l’utilizzo di foglie di salice applicate direttamente sulla ferita per placare infiammazioni e infezioni. Il salice contiene acido acetilsalicilico, un composto alla base della moderna aspirina e impiegato in antichità come blando analgesico e buon antipiretico e antinfiammatorio.

Si ritiene che sia stato Imhotep, considerato il fondatore della medicina egizia, a scrivere il testo originale dal quale il papiro è stato tratto; ma diverse prove all’interno dell’opera sembrano suggerire che differenti autori abbiano contribuito successivamente ad arricchire il contenuto del papiro con nuovi trattamenti e note al testo.

La scoperta del manoscritto è avvenuta grazie ad Edwin smith, che acquistò da Mustafà Aga il papiro nel 1862 a Luxor, Egitto. Sebbene Smith fosse a conoscenza del valore del manoscritto e della sua importanza storica, non lo rese mai pubblico. Dopo la sua morte nel 1906, lasciò il reperto alla figlia, che lo donò alla New York Historical Society.

Nel 1920, la New York Historical Society incaricò James Breasted di tradurlo. L’opera di traduzione terminò nel 1930 e cambiò radicalmente la visione della storia della medicina, dimostrando come l’antico Egitto fosse una cultura attenta e osservatrice per quanto riguarda l’anatomia.

Volete consultare personalmente il papiro? Potete recarvi su questo link: The Edwin Smith Surgical Papyrus

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