La cerbottana

Un membro della tribù amazzonica Yagua dimostra l'utilizzo di una cerbottana. Credits: JialiangGao

La cerbottana è un’arma primitiva, principalmente utilizzata per la caccia di piccoli animali, la cui efficacia potrebbe essere facilmente sottovalutata per via della sua apparente semplicità. La capacità di perforazione di un proiettile da cerbottana è sicuramente di gran lunga inferiore a quella di una freccia, ma quest’arma è la dimostrazione che nella caccia la potenza non è un fattore determinante quanto l’astuzia e l’ingegno.

L’origina della cerbottana è incerta ma sicuramente antichissima ed è possibile che sia stata inventata contemporaneamente in diverse regioni del mondo come Centro-Sud America e Sud-Est asiatico. La cerbottana viene citata molto spesso nella mitologia e nei racconti precolombiani ed era impiegata per la caccia a piccoli uccelli e roditori utilizzando come proiettili semi o pallottole d’argilla.

Una cerbottana può avere dimensioni variabili, da circa mezzo metro a oltre 3 metri. La lunghezza della canna della cerbottana consente di aumentare la potenza di tiro e la precisione a scapito della portabilità dell’arma, un compromesso spesso determinato dal tipo di ambiente di caccia e dalla natura della preda.

Le cerbottane possono essere realizzate secondo tre principali metodologie:

  1. Utilizzando materiale provvisto di cavità naturali, come bambù o canne di fiume;
  2. Usando rami o tronchi perforati tramite l’utilizzo di trapani rudimentali, di succhielli o del fuoco;
  3. Impiegando un piccolo tronco d’albero separato longitudinalmente in due pezzi che verranno successivamente ricongiunti dopo aver scavato un canale semicircolare su entrambe le metà del fusto.

Il primo metodo è certamente il più semplice: sfruttando materiale già provvisto di cavità interne come il bambù è sufficiente perforare internamente i nodi sfruttando il fuoco (ad esempio, un ramo dritto con un’estremità ardente) e rifinire il loro diametro interno fino ad ottenere una superficie liscia e uniforme.

La seconda tecnica è quella di utilizzare materiale privo di cavità naturali e perforarlo in profondità con l’impiego di lunghe e sottili aste metalliche arroventate. A contatto con il metallo rovente, il legno brucerà e verrà ridotto in cenere rendendo sempre più profonda la canna della cerbottana fino a perforare il lato opposto dell’arma. Questa tecnica richiede un certo grado di precisione per evitare che la cavità interna possa subire deviazioni di direzione durante la perforazione.

La terza metodologia di fabbricazione di una cerbottana prevede invece un livello di precisione e di destrezza decisamente più raffinati rispetto ai primi due. Queste cerbottane vengono realizzate a partire da pezzi di legno relativamente dritti lungi 2-2,5 metri: dopo averli spaccati longitudinalmente ottenendo due sezioni di forma e dimensioni identiche, su entrambe le parti viene inciso un solco semicircolare che dovrà formare un canale privo di irregolarità una volta ricongiunte le due metà dell’arma. A questo punto la cerbottana viene messa in sicurezza incollando le due metà e avvolgendo cordame attorno al fusto.

Il tipico proiettile di una cerbottana è un dardo appuntito realizzato a partire da una scheggia di bambù o di legno duro e lungo tra i 4 e i 90-100 centimetri, ma non sono rare cerbottane in grado di scagliare con precisione piccoli proiettili di terracotta o di pietra. Le pallottole rappresentavano in passato la scelta ideale per la caccia di uccelli e piccoli roditori, attività spesso riservata ai membri più giovani della comunità.

Dardi di cerbottana intinti nel curaro preparati da un esperto cacciatore Huaorani
Dardi di cerbottana intinti nel curaro preparati da un esperto cacciatore Huaorani. Tribe in Trouble

I dardi avvelenati erano invece la scelta preferita dei cacciatori adulti: i dardi da cerbottana sono spesso dotati di un piccolo cono o “tampone” di tessuto, carta o fibre lanuginose all’estremità non appuntita, per consentire al proiettile di aderire alle pareti interne dell’arma e di creare una sorta di chiusura semi-stagna che eviterà all’aria soffiata nel tubo di disperdersi oltre il dardo diminuendo l’efficacia del lancio.

Anche se la cerbottana non è per nulla comparabile in quanto a potenza e gittata ad un arco, una fionda o un atlatl, le prestazioni non sono affatto trascurabili, specialmente se si considera che queste armi sono progettate per l’abbattimento di piccole prede.
Un dardo da cerbottana può viaggiare a velocità prossime a 40-60 metri al secondo, l’ideale per una caccia a distanza ravvicinata; la cerbottana è inoltre estremamente silenziosa se paragonata al tipico “schiocco” di un arco al momento del rilascio. Costruire un dardo da cerbottana è infine molto più semplice di una freccia, non ha bisogno di impennaggio e richiede materiali facilmente ottenibili in qualunque ambiente.

Faretra e dardi di cerbottana della tribù sudamericana Urarina
Faretra e dardi di cerbottana della tribù sudamericana Urarina

La gittata massima di una cerbottana è difficile da calcolare con esattezza: gli Huaorani si allenano solitamente a 20 metri di distanza dal bersaglio, dimostrando un’accuratezza quasi chirurgica. L’angolo di tiro ideale per un lancio a lunga distanza è di 36-37° ma la variabile determinante (oltre ovviamente alla lunghezza e al volume d’aria dell’arma) è il peso del proiettile: proiettili troppo leggeri tendono a perdere velocemente la velocità iniziale, mentre dardi troppo pesanti lasciano la canna a bassa velocità. Se volete cimentarvi in qualche calcolo sulla balistica della cerbottana, consultate questo link.

Considerato lo scarso potere di penetrazione di un dardo da cerbottana, il proiettile è spesso intinto in sostanze tossiche che permettono di abbattere o tramortire la preda infliggendo soltanto ferite superficiali. Uno dei veleni più utilizzati in Sud America è il curaro, un mix di piante tossiche utilizzato anche per avvelenare le punte di freccia, ma l’ Amazzonia offre una vasta gamma di tossine vegetali e animali, comprese le secrezioni velenose di alcune rane dai colori sgargianti.

A Brief History Of Primitive & Traditional Blowguns

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