La trireme greca

trireme greca

La trireme greca fu l’ imbarcazione simbolo di un’epoca e uno strumento fondamentale per la vittoria greca sull’invasore persiano: relativamente solida, veloce, facilmente manovrabile in piccoli spazi e dotata di propulsione a vela o a remi, la trireme fu una nave che tra il VII e il IV secolo a.C. dominò il Mediterraneo sostituendo le più pesanti e lente quadriremi.

Il nome trireme deriva dalle tre file di remi sovrapposte utilizzate come principale sistema di propulsione. Questa nave fu il frutto dei miglioramenti apportati su altre imbarcazioni come il pentecontoro (nave a 50 remi distribuiti su una sola fila per lato) o il bireme, dotato di due sole file di rematori ad ogni lato dello scafo e originariamente ideato dagli abili navigatori fenici.

L’ origine delle triremi si fa risalire alla fine dell’ VIII secolo a.C.: frammenti di rilievi scoperti a Ninive sembrano raffigurare le flotte di Tiro e Sidone composte da navi dotate di tre file di remi e di rostri da sfondamento sulla prua. Gli storici moderni sono divisi sulla vera origine della trireme, come lo erano anche gli autori antichi: secondo Clemente Alessandrino, autore del II secolo d.C., l’invenzione della trireme è da attribuire a Sidone, mentre Tucidide sostiene che le triremi fossero state introdotte in Grecia dai Corinzi intorno alla fine dell’ VIII secolo a.C.

Modellino di trireme greca alDeutsches Museum, Monaco.
Modellino di trireme greca alDeutsches Museum, Monaco.

La prima testimonianza scritta dell’ utilizzo della trireme come nave da guerra risale al 525 a.C.: secondo Erodoto, il tiranno di Samo Policrate aiutò la flotta egiziana, minacciata dall’avanzata persiana, fornendo 40 triremi. La prima battaglia navale di triremi su larga scala fu invece la battaglia di Lade del 494 a.C.: Ioni e Persiani (i primi con una flotta di 353 triremi) si scontrarono al largo di Mileto durante il periodo definito “rivolta ionica”.

Lo scenario di guerra che vide come protagoniste le triremi greche fu la sequenza di battaglie definita come “Guerre Persiane”. Intorno al 483 a.C. l’ateniese Temistocle ordinò la costruzione di 200 triremi in previsione dell’invasione persiana, navi che non solo avrebbero contribuito ad arrestare l’avanzata nemica nel Peloponneso, ma che giocarono anche un ruolo fondamentale per il dominio marittimo dell’ Egeo negli anni successivi alla guerra.

Il successo della trireme è dovuto al fatto che si trattava di un’imbarcazione “top di gamma” per il suo tempo. La trireme era un perfetto e delicato mix di dimensioni, propulsione, stazza, centro di gravità e resistenza; la disposizione dei rematori, inoltre, consentiva di risparmiare spazio, di ottenere velocità incredibili e di avere un centro di gravità molto basso, elemento fondamentale per la stabilità della nave.

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La trireme disponeva di un solo albero dotato di vela rettangolare o triangolare che veniva ammainata prima della battaglia. Lo scafo era lungo tra i 36 e i 41 metri, largo 3-4 metri, aveva un pescaggio (la parte immersa dello scafo) di circa 1 metro e poteva pesare fino a 90 tonnellate.
Sulla prua la trireme aveva generalmente un rostro, un grosso sperone ricoperto di bronzo lungo due metri (a volte dotato di lame) che veniva utilizzato come ariete di sfondamento contro le navi avversarie.

L’equilibrio tra agilità e velocità delle triremi era tale che deviare dalle tradizionali tecniche costruttive avrebbe compromesso l’integrità stessa dell’imbarcazione. La velocità, ad esempio, poteva essere penalizzata anche dall’alleggerimento dello scafo, non solo dal trasporto di pesi eccessivi. Se il centro di gravità fosse stato più alto avrebbe compromesso la stabilità dell’imbarcazione nei confronti delle onde; più basso, invece, avrebbe costretto i costruttori ad utilizzare ulteriori travi di supporto, occupando spazio prezioso ed impedendo di ospitare la fila di rematori più bassa.

Disposizione dei rematori sulla trireme
Disposizione dei rematori sulla trireme

La grossa innovazione delle trireme fu l’introduzione di due hypozomata, grosse funi che correvano da prua a poppa: contribuivano a mantenere stabile la struttura dello scafo ponendo le assi che lo componevano sotto costante pressione. Gli hypozomata erano considerati un segreto di stato e ogni tentativo di esportare questa tecnologia fuori da Atene comportava la pena capitale.

La complessità di una trireme richiedeva una manutenzione continua dello scavo, delle vele, dei remi e del sartiame. Lo scafo non era totalmente impermeabilizzato e una lunga permanenza in mare poteva causare allagamenti, problema che veniva evitato trascinando a riva l’imbarcazione durante la notte. Una trireme ben curata poteva sopravvivere fino a 25 anni, a patto di non subire troppi danni durante le battaglie o i viaggi in mare.

La trireme greca aveva un equipaggio composto da circa 200 uomini, dei quali 170 rematori, una decina di marinai addetti alle vele, una dozzina di guerrieri e cinque ufficiali. I rematori, benché provenissero dai ceti più poveri, subivano un duro addestramento prima di assumere il loro posto sulla nave; venivano anche impiegati come “fanteria povera” (erano completamente nudi) e frombolieri durante la battaglia.
Durante i viaggi di media-lunga durata, i rematori operavano per 6-8 ore dandosi il turno (metà equipaggio riposava mentre il resto remava) e potevano coprire distanze di 80-100 km mantenendo una velocità di crociera stabile.

HS Olympias, una riproduzione della trireme greca costruita nel 1987 per conto della Marina greca.
HS Olympias, una riproduzione della trireme greca costruita nel 1987 per conto della Marina greca.

I punti di forza della trireme contribuivano alle sue debolezze. Sacrificare la resistenza per la velocità e la manovrabilità non consentiva di navigare agevolmente in mare aperto o mosso, e lo spazio nella stiva era così ridotto da non permettere lunghi viaggi a causa dell’impossibilità di trasportare provviste a sufficienza.
Ma la velocità e la manovrabilità raggiungibili da una trireme greca la rendevano perfetta per l’utilizzo in battaglie veloci e in spazi ristretti. Le fonti classiche sostengono che una trireme potesse mantenere la velocità di 6 nodi (11 km/h) senza troppi sforzi; Senofonte riporta di un viaggio sul Mediterraneo che avrebbe richiesto una velocità di 7,37 nodi (circa 13 km/h) per essere portato a termine in un singolo giorno, come sostiene l’autore. Queste prestazioni sembrano essere supportate da alcune riproduzioni moderne dell’imbarcazione greca, che hanno raggiunto una velocità massima di 8 nodi (15 km/h).

The 18th Jenkin Lecture, 1 October 2005: Some Engineering Concepts applied to Ancient Greek Trireme Warships
Trireme

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