L’ascia da battaglia norrena

Costruire spade d’acciaio in grado di essere efficaci in battaglia non era affatto semplice durante l’epoca delle grandi incursioni vichinghe: per quanto il ferro sia uno dei metalli più abbondanti in natura, l’estrazione e la lavorazione di questo metallo non sono procedure semplici o veloci, specialmente se lo scopo è quello di ottenere una lama lunga, flessibile e tagliente.
Fabbricare una spada richiede una discreta quantità di ferro e una grande dose di precisione; al contrario, la fabbricazione di un’ascia di ferro risulta tecnicamente più semplice e richiede l’impiego di una quantità inferiore di metallo.

Fu principalmente per ragioni di praticità che tra i Vichinghi l’ascia divenne lo strumento d’uso quotidiano o da battaglia più diffuso. Produrre un’ascia di ferro battuto è molto più economico e pratico rispetto alla costruzione di una spada:

  • non è necessario trasformare tutto il ferro in acciaio arricchendolo di carbonio con una procedura che richiede attenzione e precisione;
  • la quantità di metallo necessaria per la realizzazione di una testa d’ascia è inferiore a quella necessaria per una spada;
  • la forma stessa della testa d’ascia, compatta e corta, limita le deformazioni del ferro dovute agli impatti con superfici dure. Una spada di ferro battuto, invece, tende a piegarsi per via della sua scarsa flessibilità e della “dolcezza” del metallo.

Nella Scandinavia norrena l’ ascia di ferro battuto era un utensile in dotazione ad ogni uomo libero ed era ideale per una molteplicità di utilizzi, dal tagliare e spaccare la legna alla costruzione di case e barche, senza trascurare l’impiego in battaglia come arma rapida, agile e letale.

Asce da battaglia vichinghe e punte di lancia rinvenute nel 1920 nei pressi del London Bridge e attualmente conservate al Museum of London
Asce da battaglia vichinghe e punte di lancia rinvenute nel 1920 nei pressi del London Bridge e attualmente conservate al Museum of London

L’ascia è uno strumento apparentemente semplice, ma nella sua stessa semplicità si celano le caratteristiche che la rendono un’ arma estremamente versatile: se impugnata lontano dalla testa di metallo può impartire colpi potenti, capaci di spaccare facilmente un ceppo di legno o di sfondare scudi o corazze leggere; se manovrata con un’impugnatura più “alta”, invece, diventa un utile strumento per lavorare il legno con precisione o infliggere ferite veloci e profonde alla stregua di un coltello.

Le asce vichinghe venivano prodotte in diverse forme e dimensioni in base al loro utilizzo. Le scuri destinate al taglio del legno avevano generalmente una testa metallica più corta e tozza, adatta a resistere all’impatto con ceppi di legno duro e compatto; le asce progettate per il combattimento disponevano invece di una lama più larga e sottile (spesso barbuta o appuntita) per alleggerire l’arma e renderla agile e veloce nello scontro ravvicinato.
Le asce più efficaci (e costose) erano dotate di un filo d’acciaio saldato sul corpo di ferro battuto della testa dell’arma e richiedevano un lavoro più preciso e complesso rispetto a quelle d’uso comune.

Ascia da battaglia a due mani e testa di lancia risalenti probabilmente al X secolo.
Ascia da battaglia a due mani e testa di lancia risalenti probabilmente al X secolo.

Per quanto le asce fossero prodotte in varie forme o dimensioni, le più comuni e diffuse potevano essere manovrate con una sola mano. Le asce più pesanti, che richiedevano l’uso di due mani per essere utilizzate, erano invece dotate di una testa metallica relativamente pesante e di un’impugnatura lunga capace di colpire il nemico mantenendosi a distanza di sicurezza da armi come lance, spade, mazze e coltelli.

Le asce ad una mano avevano un’impugnatura (generalmente in frassino o rovere) che poteva raggiungere i 100 centimetri di lunghezza e una testa dotata di lama il cui filo era lungo dai 7 ai 15 centimetri. Generalmente erano compatte, leggere e ben bilanciate, progettate per non affaticare eccessivamente l’utilizzatore e per essere comodamente portate alla cintura ed estratte rapidamente con una sola mano.

Le asce lunghe da battaglia (come l’ascia danese, o Långyxa) avevano invece dimensioni superiori: il filo della lama poteva raggiungere i 45 centimetri di lunghezza, mentre l’asta su cui era innestata la testa dell’arma era lunga generalmente 1,5-2 metri e spesso rinforzata con strisce di metallo per proteggerla dall’impatto con le armi del nemico.

Le asce da combattimento a una mano realizzate dai popoli norreni subirono lentamente un’evoluzione che portò all’allungamento della lama dell’arma fino a formare una “barba” (ascia Skeggöx), una sorta di uncino che veniva impiegato per agganciare uno scudo e creare aperture nella difesa del nemico sfruttando la leva vantaggiosa che l’asta dell’arma offriva al suo operatore. La lama di un’ ascia barbuta aveva un bordo superiore quasi dritto mentre quello inferiore risultava allungato e leggermente ricurvo: questo design non solo consentiva all’arma di incastrarsi in scudi, caviglie e abiti, ma garantiva una maggior efficacia nei colpi da taglio.
Un altra evoluzione nel design delle asce da combattimento fu l’introduzione, nelle asce da battaglia di grandi dimensioni come quelle danesi, di un bordo superiore appuntito che consentiva di effettuare anche affondi simili a quelli di una lancia.

Tecnica per la realizzazione del punto d'innesto tra la testa d' ascia e il manico
Tecnica per la realizzazione del punto d’innesto tra la testa d’ ascia e il manico

Il punto d’innesto della testa dell’ascia (il punto di giunzione tra la testa e il manico) era un aspetto critico per la stabilità, la precisione e la resistenza dell’intera arma. L’ascia era un’arma molto versatile durante il combattimento ma la sua stessa versatilità richiedeva che la testa e il manico fossero innestati saldamente per resistere a impatti, trazioni e spinte.
Non era raro la testa di un’ascia si staccasse dal manico durante la battaglia se il punto d’innesto non era sufficientemente saldo, lasciando il guerriero armato di un semplice bastone. La saga di Harðar è una delle testimonianze più celebri di questo incidente: dopo aver ucciso sei uomini con la sua ascia, la testa dell’arma di Harðar si staccò dal manico, lasciando il guerriero incapace di difendersi dai colpi delle asce nemiche che lo portarono alla morte.

L’ascia è un’arma sbilanciata per natura, ponendo la maggior parte del peso dello strumento verso una sola estremità. Questo potrebbe dare l’impressione che l’ascia sia un’arma difficilmente manovrabile con agilità, specialmente se paragonata ad una spada; ma un’ascia ben realizzata risulta un’arma estremamente versatile e maneggevole nelle mani di un guerriero esperto.
Le asce corte di buona fattura realizzate intorno al X-XII secolo avevano un peso complessivo inferiore ad 1 kg, meno di alcune spade fabbricate nello stesso periodo. Quando si manovra un’arma così leggera, il bilanciamento della massa non è così rilevante e un adulto allenato al combattimento può adoperarla con efficacia e precisione sorprendenti.

Rispetto ad una spada, l’impatto di un’ascia dalla lama ricurva risulta più efficace. Il naturale sbilanciamento della massa dell’arma verso l’estremità affilata e curva consente di massimizzare la potenza del colpo e concentrarla in una piccola sezione della lama. Le saghe norrene, benché spesso al limite tra realtà e fantasia, parlano frequentemente di fendenti d’ascia verticali così potenti da spaccare un cranio e penetrarlo fino all’altezza delle spalle.

Uno degli aspetti poco considerati dell’ascia è la sua capacità di ancorarsi ad oggetti e corpi. Le asce barbute o da battaglia potevano facilmente ancorarsi a scudi e abiti del nemico e sbilanciarlo fino a mostrare il fianco o a perdere l’equilibrio, ma potevano essere utilizzate anche per afferrare qualunque parte del corpo, dalle caviglie alla testa. Le asce da battaglia furono addirittura utilizzate per facilitare le arrampicate durante la scalata delle fortificazioni nemiche.

Contrariamente all’immagine dei Vichinghi ormai salda nell’immaginario collettivo, non c’è traccia nelle saghe di asce bipenni, dotate di una testa munita di due lame diametralmente opposte. Non abbiamo inoltre alcuna prova che le asce fossero regolarmente protette da foderi, come accadeva per le spade, i coltelli, gli scramasax o le lance: è molto probabile che i popoli norreni fossero soliti trasportare le asce d’uso comune e dal manico corto assicurate ad un anello della cintura.

Viking Age Arms and Armor: Viking Axe
THE VIKING AXE by Tyr Neilsen

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