L’enigma della sifilide – Timeline

L'enigma della sifilide
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Nel 1495 una nuova malattia colpì il Vecchio Continente: era mortale, devastante, e prendeva di mira chiunque dimostrasse una certa promiscuità sessuale. Come ebbe origine la sifilide?

L’ipotesi dominante fino a non molto tempo fa era che la sifilide fosse arrivata in Europa tramite lo “scambio colombiano”, conseguenza dei primi contatti con le Americhe. Insieme a tabacco e patate, Colombo ebbe il “merito” di portare la sifilide, inizialmente in Spagna poi in tutto il continente europeo, nel cuore di popolazioni che non avevano mai conosciuto la malattia.

Le prime ipotesi sull’ origine americana della sifilide ebbero origine con il medico spagnolo Ruy Diaz de Isla: nel 1539 scritte il Tractado contra el mal serpentino que vulgarmente en España es llamado bubas, opera frutto del suo lavoro come medico a Barcellona e dei trattamenti curativi adoperati su alcuni marinai di Colombo.

Pochi anni dopo, Bartolomé de Las Casas contribuisce alle fondamenta della teoria sull’origine americana della sifilide con queste affermazioni della sua Storia generale delle Indie:

«C’erano e ci sono due cose in quest’isola che all’inizio furono molto penose per gli spagnoli: una è la malattia delle bubas che in Italia si chiama mal francese. È accertato che essa venne da quell’isola, e questo accadde, o al ritorno dell’ammiraglio Don Cristobal Colon, quando assieme alla notizia della scoperta delle Indie giunsero i primi indiani che io vidi fin dal loro arrivo a Siviglia, i quali importarono le bubas in Spagna infettando l’aria o in tutt’altro modo; o al tempo del primo ritorno a Castiglia, quando rientrarono alcuni spagnoli con le bubas, e questo poteva accadere tra il 1494 e il 1496. […] Io personalmente mi sono impegnato a più riprese a chiedere agli indiani se questo male esisteva già da tempo dalle loro parti, ed essi risposero affermativamente […] È anche accertato che tutti gli spagnoli incontinenti che su quell’isola non osservavano affatto la virtù della castità, furono colpiti dalle bubas e che, su cento, non ne sfuggì uno solo, salvo nel caso in cui l’altra parte non avesse mai avuto le bubas»

Ci sono tuttavia prove scheletriche del fatto che in Francia, Italia e Inghilterra la malattia fosse già conosciuta secoli prima del viaggio di Colombo. Alcuni resti ossei scoperti presso il monastero di Kingston-upon-Hull, in Inghilterra, hanno mostrato segni evidenti di sifilide risalenti ad oltre 1 secolo prima dell’ esplorazione dei continenti americani.

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Il documentario cerca di fare luce sull’origine della sifilide, esplorando i primi contatti con le malattie nordamericane ed esaminando le prove sulla sua possibile presenza in Europa prima della scoperta delle Americhe.

Sifilide


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One Comment on “L’enigma della sifilide – Timeline”

  1. Nel 1495 il morbo che noi chiamiamo sifilide fu identificato come identità nosologica e contestualmente fu dai medici ne fu indicato l’ unguento mercuriale come cura locale:identificazione naturalmente solo sulla scorta delle sue peculiarità cliniche, giacché l’ agente patogeno sarà identificato solo secoli dopo. Nel frattempo, il cosiddetto unguento mercuriale era empiricamente usato in Europa per svariate affezioni dermatologiche, compreso la psoriasi, fin dall’ XI° secolo.
    Storicamente, a parte la mummia della nobildonna aragonese in Napoli studiata recentemente e in cui sono state individuati segni certi di esiti luetici, c’é un documento storico del 1496: Beatrice, moglie di Ludovico Sforza,scrive alla sorella Isabella, raccomandandole per il marito Francesco Gonzaga di Mantova le frizioni di mercurio.
    Ammesso l’ importazione del contagio già con i reduci del primo viaggio di ritorno di Colombo (marzo 1493), se ne dovrebbe ammettere una trasmissione fulminea, giacché la malattia infestò poi le truppe di Carlo VIII, affrontate poi nella battaglia di Fornovo (luglio 1495) proprio dal duca di Mantova.E quindi, vuoi che i francesi ne fossero già portatori in andata,(“mal francese”) vuoi che- come ne dissero- l’ avessero contratta a Napoli ( “mal napolitano”),le professioniste dei porti ispanici atlantici avrebbero dovuto spendersi in un notevole dinamismo logistico, per quei tempi.

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