“Le 12 Regole della Spada”: la scuola di scherma Ittō-ryū

"Le 12 Regole della Spada": la scuola di scherma Ittō-ryū

Tradotto recentemente da Eric Shahan, autore specializzato nella traduzione di testi marziali giapponesi, “12 Regole della Spada” (che potete acquistare su Amazon seguendo il link alla fine del post) è un testo che racchiude gli insegnamenti di Itō Ittōsai, uno dei più celebri samurai della storia giapponese.

Chi è Itō Ittōsai Kagehisa

Musashi Miyamoto è certamente un nome noto anche ai meno appassionati di arti marziali giapponesi. Itō Ittōsai, pur non evocando nulla nella memoria della maggior parte di noi, è in realtà considerato uno dei più grandi spadaccini di tutti i tempi.

Nato intorno al 1560 e morto dopo la metà del 1600, Ito Yagoro (il suo vero nome; Itō Ittōsai Kagehisa è un bugo, un “nome marziale”) approdò sulla spiaggia del piccolo villaggio costiero di Izu all’età di 14 anni aggrappato ad un pezzo di legno. Nessuno del villaggio sapeva chi fosse, ma ben presto il ragazzino si guadagnò la fiducia degli abitanti mettendo in fuga un gruppo di banditi.

Gli abitandi di Izu si affezionarono a lui, assecondando il suo desiderio di diventare un grande spadaccino e pagandogli un viaggio in cerca di un maestro. Una volta raggiunto il santuario di Tsurugaoka Hachimangu e aver reso omaggio agli dei, Yagoro iniziò a fare pratica con la spada sotto la guida di Kanemaki Jisai (scuola Chujo-ryu) e a porre le basi della sua futura tecnica di scherma.

Per ottenere la fama che desiderava, Yagoro intraprese il “viaggio del guerriero” (musha shugyo) e partecipò a 33 duelli senza uscirne mai sconfitto. Armato della sua katana prodotta dalla celebre scuola Ichimonji, si fece spazio tra i più grandi combattenti della storia giapponese fino a fondare la sua scuola, la Ittō-ryū.

La scuola Ittō-ryū
Tavoletta di legno del periodo Meiji che mostra due combattenti della scuola Hokushin Ittō-ryū che si affrontano al Chiba-Dōjō
Tavoletta di legno del periodo Meiji che mostra due combattenti della scuola Hokushin Ittō-ryū che si affrontano al Chiba-Dōjō

Secondo diverse leggende sulla vita di Itō Ittōsai, il primo pilastro della sua scuola di scherma fu posto mentre si trovava al santuario di Tsurugaoka Hachimangu: subendo un attacco improvviso da parte di un aggressore che voleva sconfiggerlo, Ittosai estrasse istintivamente la sua spada e colpì l’avversario senza pensare, uccidendolo con un solo colpo.

Non riuscendo a decifrare il suo gesto, Ittosai lo descrisse come Musoken, una tecnica non difensiva o offensiva, ma un gesto spontaneo azionato dall’istinto e che non prevede pensieri, una tecnica così efficace da anticipare il movimento del suo avversario.

Dopo aver acquisito esperienza sul campo, Itō Ittōsai unì ciò che aveva appreso della scuola Chujo-ryu con le tecniche elaborate durante i suoi duelli per creare il suo personale sistema di kenjutsu, Ittō-ryū (“Style a Una Spada”), con il motto itto sunawachi banto (“Una spada genera 10.000 spade”).

La scuola Ittō-ryū si è ramificata numerose volte durante il passare dei secoli, ma sia l’originale (Ono-ha Ittō-ryū) che le scuole da essa derivate continuano a sopravvivere ancora oggi. La Ono-ha Ittō-ryū, fondata dal successore diretto (Ono Jiroemon Tadaaki) di Itō Ittōsai, conta oltre 150 tecniche di spada lunga o corta e fu codificata e riassunta nell’opera “12 Regole della Spada”.

“Le 12 Regole della Spada”

Il testo non è puro manuale di scherma, ma contiene anche qualche elemento magico-superstizioso che, secondi gli autori, avrebbe aiutato uno spadaccino ad ottenere la vittoria in un duello.

In particolare sono presenti due preghiere magiche, una delle quali prevede di disegnare caratteri in sanscrito sui palmi delle mani (incluso un carattere che rappresenta un oni, un tipo di demone shintoista), unire le mani, recitare la preghiera e, al termine, ruotare le mani emettendo il suono “Un!”.

Queste preghiere sono una sorta di autoipnosi, un rituale di meditazione che consente di focalizzare i sensi prima di una battaglia per poter reagire istintivamente e fulmineamente ad ogni stimolo.

Kiriotoshi

Il kiriotoshi è un concetto fondamentale per la scuola Ono-ha Ittō-ryū e prevede che sia l’avversario a fare la prima mossa. Il praticante di Ittō-ryū attende che il nemico sviluppi il suo attacco, per poi contrattaccare lungo la linea mediana prima che l’avversario possa completare il suo attacco.

Molte delle tecniche kiriotoshi contemplano un attacco al polso o all’avambraccio per annullare l’abilità avversaria nel maneggiare la spada. Altre invece anticipano il movimento avversario senza attendere lo sviluppo di un attacco, ma al momento stesso in cui l’opponente inizia il suo movimento.

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Gli occhi del cuore

Una delle 12 regole menzionate nel testo viene definita “gli occhi del cuore”. Secondo la traduzione di Eric Shahan, la regola sostiene che “non si dovrebbe guardare l’avversario con gli occhi, ma con lo spirito…se si osserva con gli occhi si può essere distratti, ma se si guarda con la mente si rimane concentrati”.

I samurai che padroneggiano la regola degli “occhi del cuore” potevano ottenere abilità che, nel XVII secolo, venivano considerate ai limiti del soprannaturale. “In quei tempi, poteva sembrare che chiunque padroneggiasse questa tecnica avesse poteri soprannaturali” sostiene Shahan.

Ovviamente non c’è nulla di estraneo alla sfera naturale: si tratta solo di tempi di reazione fulminei frutto di un duro e meticoloso addestramento. “La spiegazione” continua Shahan, “è che si reagisce più velocemente a movimenti nel campo visivo periferico rispetto a quelli di fronte a noi. Osservando direttamente la spada di un avversario e registrando coscientemente un movimento per tentare di rispondere non fa ottenere buoni risultati in un duello”.

“Al contrario, consentire all’avversario di essere nel proprio campo visivo senza focalizzarsi su qualcosa di specifico permette alla visione periferica di reagire ad ogni movimento o attacco, più velocemente rispetto all’osservazione diretta del nemico”.

Il cuore della volpe

Questa regola avverte il samurai che la cautela eccessiva è spesso controproducente. Le volpi, come osserva l’autore, “invece di fuggire in una direzione, si fermano ogni tanto per controllare se qualcuno è dietro di loro. Durante una di queste pause, il cacciatore le circonda e le uccide. La lezione è che un eccesso di cautela porta alla fine della volpe”.

Se un samurai pensa troppo ai suoi gesti durante un combattimento, avrà incertezze ed esitazioni che potrebbero costargli la vita. “L’avversario sceglierà quel momento per attaccare” spiega Shahan. “E’ essenziale che si rimuova ogni dubbio dalla propria tecnica. Occorre addestrarsi vigorosamente per creare il vuoto dentro se stessi”.

Il pino nel vento

Secondo Itō Ittōsai, la “distanza è l’elemento più importante in un combattimento. Quando la nostra mente è focalizzata sulla distanza, non possiamo rispondere con completa libertà. Quando siamo distaccati dal concetto di distanza, la distanza è perfetta”.

“12 Regole della Spada” non descrive una procedura di addestramento per adattarsi alla distanza e al ritmo di un avversario, ma solo lo stato mentale ideale per mantenere una distanza corretta dal nemico e non essere coinvolto nel suo ritmo.

Nella regola del “pino nel vento”, l’autore ricorda al lettore che occorre non essere travolti dal ritmo avversario, ma nemmeno imporre il proprio: bisogna essere senza ritmo per poter reagire con prontezza fulminea ad ogni circostanza.

The Twelve Rules of the Sword
Samurai Text Tells Secrets of Sword-Fighters’ ‘Supernatural Powers’
Ono-ha Itto-ryu’s “kiriotoshi”: An “invincible” technique, born in the battlefield

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