Foreste nordamericane alterate dal fuoco dei nativi

Foreste nordamericane alterate dal fuoco dei nativi. Credit: Nicholas A. Tonelli.

Come già espresso su questo blog più e più volte, occorre slegarsi dall’idea che i popoli tradizionali di cacciatori-raccoglitori-orticoltori siano stati in qualche modo “custodi della natura selvaggia”.

In alcuni casi, soprattutto in epoca moderna, è vero che alcuni popoli tribali hanno contribuito a preservare la salute del loro ecosistema tradizionale, ma in passato questa indole ambientalista era quasi del tutto assente: le culture locali tendevano a gestire l’ambiente, non a proteggerlo da qualunque alterazione.

La gestione delle foreste orientali

E’ il caso, ad esempio, dei popoli nativi del Nord America. Da tempo ormai si sospetta che i nativi americani gestissero non solo la fauna del continente, ma anche la flora: secondo alcuni antropologi ed ecologi, le Grandi Pianure sono il risultato di una gestione su vasta scala delle foreste che popolavano il Nord America prima dell’intervento umano.

“Credo che i nativi americani fossero eccellenti gestori della vegetazione, e da loro possiamo imparare molto su come gestire al meglio le foreste americane” sostiene Marc Abrams, professore al College of Agricultural Sciences e autore di una ricerca sulle foreste orientali nordamericane pubblicata su Annals of Forest Science.

Le analisi di Abrams e dei suoi colleghi suggerirebbero che l’intervento dei nativi sugli ecosistemi forestali orientali sia stato più vasto e rilevante di qualunque alterazione climatica verificatasi negli ultimi millenni.

Abrams, che ha studiato per circa 30 anni lo stato delle foreste americane, è convinto che nel corso degli ultimi 2.000 anni i popoli tradizionali del continente abbiano gestito le zone boschive con l’uso massiccio di incendi controllati (slash & burn), fornendo un notevole vantaggio alle specie vegetali più resistenti o resilienti al fuoco come quercia, hickory e pino.

“Il dibattito su cosa abbia determinato la composizione delle foreste, se lo sfruttamento del territorio o il clima, continua, ma un nuovo studio suggerisce con forza che il fuoco antropogenico sia stato un elemento di grande rilevanza nel cambiamento delle foreste orientali”.

Secondo Abrams, l’azione del fuoco sembra essere stata predominante a Oriente, ma non nelle regioni occidentali, dove il cambiamento climatico fu molto più accentuato, con cicli continui di caldo e siccità.

Analisi di pollini e carbone

La ricostruzione della storia delle foreste orientali nordamericane è stata possibile grazie all’analisi di pollini, resti vegetali carbonizzati e un censimento degli alberi, tramite il quale è stato possibile confrontare la composizione delle foreste moderne con quella delle aree boschive del passato.

I ricercatori hanno scoperto che, nelle foreste più settentrionali, i pollini e la tipologia di alberi presenti indicano un declino significativo nella popolazione di faggio, pino e larice; allo stesso tempo, la densità di aceri, pioppi, frassini, querce e abeti sembra essere aumentata.

Foreste e incendi boschivi
Analisi dei pollini, dei resti carbonizzati e distribuzione delle specie vegetali nelle foreste orientali

Nelle foreste meridionali, invece, si è passati da una forte presenza di quercia e pino ad un declino di queste specie dominanti a favore di acero e betulla.

“Le foreste moderne sono dominate da specie che sono sempre più adattate al freddo, tolleranti all’ombra, non capaci di sopportare la siccità e pirofobe (non in grado di riprendersi dopo ripetuti incendi boschivi)”. spiega Abrams.

“Specie come la quercia sono favorite da incendi boschivi che si verificano con poca frequenza. Questo cambiamento nella composizione boschiva sta rendendo le foreste orientali più vulnerabili a incendi e siccità future“.

Incendi boschivi non necessariamente dannosi

Abrams e i suoi colleghi hanno inoltre analizzato i dati relativi alla popolazione umana della regione, scoprendo che almeno 2.000 anni fa iniziò un ciclo di incendi boschivi controllati che rimase stabile fino all’arrivo dei primi Europei, momento in cui gli incendi aumentarono drasticamente.

Per quanto sparsi in comunità tribali relativamente piccole (con le dovute eccezioni, come Cahokia e altri insediamenti di grandi dimensioni che stanno emergendo negli ultimi anni), i nativi erano in grado di dare alle fiamme vaste porzioni di territorio, controllando lo sviluppo degli ecosistemi locali con frequenza costante per favorire le attività agricole, la caccia e la raccolta.

“Le nostre analisi hanno identificato molte occasioni in cui il fuoco e i cambiamenti della vegetazione furono guidati da un cambiamento nella popolazione umana e nello sfruttamento del territorio, oltre ai cambiamenti causati dal solo cambiamento climatico” sostiene Adams.

“Dopo che Smokey Bear [personaggio di fantasia impiegato negli U.S.A. per numerose campagne di prevenzione degli incendi boschivi] fece la sua comparsa, gli incendi boschivi furono soppressi indiscriminatamente in tutti gli Stati Uniti e stiamo pagando un grande prezzo in termini di cambiamento delle foreste. Siamo passati da una quantità moderata di incendi a troppi incendi, finendo con quasi nessun incendio, e dobbiamo tornare ad una via di mezzo per gestire correttamente la vegetazione“.

Eastern forests shaped more by Native Americans’ burning than climate change

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