Knattleikr, lo sport di squadra dei vichinghi

Knattleikr, il gioco dei vichinghi

Quando i vichinghi islandesi non si dedicavano all’agricoltura, al saccheggio, alla guerra o ai rituali sacri agli dei, impiegavano il loro tempo libero praticando la glima, l’arte marziale vichinga, o partecipando al knattleikr, un gioco di squadra talvolta citato nelle saghe.

Un gioco misterioso

Gli storici moderni hanno tentato di ricostruire le regole e la pratica del knattleikr, ma non ogni tentativo è basato su pure congetture elaborate da alcuni indizi presenti nelle saghe: ad oggi non abbiamo alcuna testimonianza storica certa o reperto archeologico riconducibili a questo gioco di squadra.

Tutto ciò che sappiamo è che i vichinghi lo praticavano con una certa regolarità, che era uno sport che prevedeva una forte fisicità e che spesso nascevano dispute che potevano sfociare nel sangue.

Le descrizioni più complete del gioco vengono dalle Saghe degli Islandesi (Íslendingasögur), in particolare la Saga di Grettir, la Saga di Gisla, la Saga di Egill e la Saga di Eyrbyggia; i riferimenti al knattleikr non citano tuttavia alcuna regola e nemmeno come venisse praticato questo sport.

Oggi il knattleikr viene rappresentato in alcune fiere medievali e da entusiasti della cultura norrena; viene anche giocato in alcuni campus universitari americani come alla Clark University, al Providence College e alla Yale University.

Ma le regole sono sostanzialmente inventate e le dinamiche di gioco sono frutto di ipotesi e congetture. Le informazioni che seguono sono state estrapolate dalle saghe dai rievocatori del sito Hurstwic.

Cosa sappiamo sul knattleikr?

knattleikr

Il gioco sembra essere stato simile all’ hurling della cultura gaelica, un gioco che ha le sue origini oltre 4.000 anni fa e che prevede l’uso di un bastone di frassino chiamato “hurl” e ha dinamiche simili a quelle del football gaelico.

Il knattleikr veniva praticato con una mazza che spesso subiva rotture durante i numerosi momenti di sfogo della rabbia sul campo, ma poteva essere rapidamente riparata sul posto.

La mazza veniva chiamata genericamente tré (un termine usato per molti oggetti di legno), ma in un verso della Saga di Grettir viene usata la parola knattgildra, traducibile con “trappola per la palla”.

Secondo le ricostruzioni moderne, la mazza era probabilmente realizzata con legno duro, larga da 2,5 a 4 centimetri e lunga oltre un metro. Veniva usata non solo per colpire la palla, a anche per fare sgambetti agli avversari.

La palla era sufficientemente dura da poter causare ferite e contusioni se scagliata contro un giocatore, situazione che secondo le saghe si verificava con una certa regolarità. Se lanciata con sufficiente forza poteva rendere incosciente un partecipante.

Le saghe suggerirebbero l’impiego di una sfera di legno duro, di cuoio o di feltro. L’archeologia sperimentale ha dimostrato che una palla di legno, sufficiente a causare gravi ferite ad un giocatore, poteva essere scagliata anche a lunghe distanze utilizzando la mazza, ma secondo le ricostruzioni moderne la giocabilità maggiore si ottiene con una palla di feltro.

Il gioco prevedeva di colpire la palla con la mazza, afferrarla e correre tenendola in mano mentre i giocatori della squadra avversaria rincorrevano il portatore di palla per prenderlo.

La palla veniva colpita per farle eseguire una traiettoria aerea e non sul terreno. Pare che fosse possibile placcare un avversario che non possedeva la palla, e che la sfera potesse uscire temporaneamente dal campo di gioco come una sorta di “fallo laterale” del calcio.

Il campo da gioco

knattleikr

Il campo da gioco si trovava solitamente nei pressi di un piccolo laghetto. Alcuni studiosi moderni hanno suggerito che venisse praticato sulla superficie di uno stagno ghiacciato: in una saga viene menzionato un campo da gioco sul ghiaccio in prossimità dell’estuario di un fiume.

Ma è solo nella Saga di Gisla e in quella di Egill che si cita il knattleikr giocato durante l’inverno: nelle altre saghe veniva praticato durante l’estate, periodo in cui i fiumi non vengono coperti da strati di ghiaccio di spessore sufficiente a reggere il peso di diversi uomini.

Nella Saga di Egill, il knattleikr veniva giocato all’inizio dell’inverno, quando le temperature erano generalmente appena sopra lo zero, sulla piana di Hvítárvellir; la saga inoltre non parla di ghiaccio sul campo da gioco.

Sembra improbabile che il gioco venisse praticato sul ghiaccio anche a causa delle tipiche calzature medievali: giocare sul ghiaccio con calzature di cuoio è estremamente difficile per via della scarsa trazione sulla superficie liscia.

I partecipanti e le dinamiche di gioco

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Il gioco era un evento regionale e vedeva probabilmente la partecipazione di diverse dozzine di giocatori contemporaneamente. L’evento era seguito da molti spettatori e poteva durate per diversi giorni, anche se poteva concludersi in meno di 24 ore.

I giocatori venivano divisi in due schieramenti capeggiati da altrettanti capitani. Il contatto fisico era consentito in molte forme, e il gioco prevedeva anche insulti e intimidazione verso gli avversari.

Il giocatore che si impossessava della palla poteva passarla ai suoi compagni di squadra o portarla verso il lato opposto del campo, sfidando l’opposizione violenta degli avversari. Data la fisicità del gioco, ogni partecipante poteva abbandonare il campo in qualunque momento.

Secondo lo storico islandese Björn Bjarnason, invece, il knattleikr prevedeva di accoppiare due giocatori avversari all’inizio della partita: ogni partecipante doveva marcare il bersaglio a lui assegnato dal capitano valutando forza e agilità dimostrate nelle partite precedenti e in base alla sua abilità nella glima.

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La palla rimaneva in gioco anche se cadeva sul terreno, se veniva sottratta da un avversario o intercettata durante il lancio; se un team catturava la sfera, il gioco proseguiva regolarmente.

Il gioco si interrompeva solo quando una squadra segnava un punto riuscendo ad arrivare al lato opposto del campo di gioco, quando usciva dal perimetro del campo oppure se il portatore di palla veniva totalmente bloccato dagli avversari e rimaneva senza nessuna possibilità d’azione.

Perché durava tanto una partita? Perché non esisteva un tempo limite o un numero massimo di punti. Il gioco si interrompeva definitivamente quando sul campo rimaneva solo un giocatore.

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