Perché è nata l’agricoltura?

Perché è nata l'agricoltura?

Per quanto possa sembrare controintuitivo, il passaggio da uno stile di vita da cacciatori-raccoglitori ad uno agricolo non ha molto senso. Come spiegato in questo post sulle conseguenze della rivoluzione agricola del Neolitico, l’agricoltura fu all’origine di molti problemi sociali, economici e sanitari che hanno avuto profonde ripercussioni per interi millenni.

Agricoltura non conveniente

E’ da molto tempo che gli antropologi si chiedono le ragioni che spinsero i nostri antenati ad effettuare il passaggio da uno stile di vita basato su caccia e raccolta ad uno agricolo, specialmente alla luce del fatto che questo cambiamento prevede drastici cambiamenti socio-economici e che si è verificato in decine di luoghi differenti del pianeta.

Devono quindi esistere delle ragioni sufficienti e fondate per un cambiamento così radicale, ragioni che tuttavia rimangono ancora parzialmente oscure.

“Molte prove suggeriscono che la domesticazione e l’agricoltura non abbiano molto senso” sostiene Elic Weitszel, dottorando al Dipartimento di Antropologia della UConn. “I cacciatori raccoglitori talvolta lavorano poche ore al giorno, la loro salute è migliore e le loro diete sono più varie; perché qualcuno vorrebbe cambiare e iniziare a coltivare?”.

Alcune civiltà furono letteralmente distrutte dal cambiamento climatico locale che innescarono con le loro attività agricole o urbane
Alcune civiltà furono letteralmente distrutte dal cambiamento climatico locale che innescarono con le loro attività agricole.

In una ricerca pubblicara su American Antiquity, Weitzel indaga sulle ragioni del passaggio da caccia-raccolta a società agricola analizzando due teorie sull’origine dell’agricoltura e sulla loro validità nell’ambito delle culture tradizionali degli Stati Uniti orientali.

Due ipotesi sull’origine dell’agricoltura

La prima teoria sull’origine dell’agricoltura prevede che in tempi di particolare abbondanza di risorse alimentari ci fosse il tempo di iniare a sperimentare con la domesticazione di piante come zucche e girasoli, domesticati nel Tennessee intorno a 4.500 anni fa.

La seconda, invece, sostiene che la domesticazione a scopi agricoli si sia verificata dalla necessità di supportare una dieta scarsa in periodi difficili, quando le risorse alimentari non abbondavano.

La scarsità di risorse potrebbe non essere stata esclusivamente legata al ritmo stagionale: è possibile che una popolazione crescente di esseri umani stesse rapidamente esaurendo quello che l’ecosistema locale poteva offrire.

Weitzel ha messo alla prova entrambe le teorie analizzando le ossa animali recuperate da 6 siti archeologici dislocati tra Alabama e Tennessee e appartenenti agli ultimi 13.000 anni di storia.

Accoppiando i dati raccolti con il polline estratto dai sedimenti intorno ad antichi laghi e paludi, è riuscito ad ottenere qualche indizio su come possano essere andate le cose.

Come nacque l’agricoltura?

I pollini di quercia e hickory (noce americano) suggerirebbero che le foreste composte da queste specie iniziarono a dominare l’ecosistema nordamericano a seguito di un riscaldamento climatico; lo stesso riscaldamento causò un progressivo prosciugamento dei laghi, modificando profondamente l’ecosistema regionale.

Le ossa animali mostrano un cambiamento nella dieta: da un’alimentazione basata prevalentemente su specie vegetali acquatiche e pesci di grossa taglia ad una sussistenza fondata su molluschi, facili da reperire in quantità e capaci di sopravvivere anche in acque basse.

Sembra quindi che ci sia stato effettivamente uno squilibrio ambientale, come sostiene la seconda ipotesi sulla nascita dell’agricoltura: potrebbe essere stato un mix di cambiamento climatico e sfruttamento delle risorse alimentari da parte della popolazione umana a costringere i nostri antenati ad escogitare un nuovo metodo per la produzione del cibo necessario a sfamare le loro comunità.

Evoluzione della domesticazione del mais
Evoluzione della domesticazione del mais

Ma i risultati evidenziano anche un’altra conseguenza del cambiamento climatico, un mutamento dell’ecosistema che supporterebbe la prima teoria sulla nascita dell’agricoltura: le foreste di quercia e hickory potevano supportare una vasta popolazione di selvaggina, aspetto apparentemente confermato dalla massiccia presenza di ossa animali.

“Fondamentalmente, quando il periodo è favorevole e c’è abbondanza di animali, ci si aspetta che la caccia si concentri verso prede più efficienti in termini di rapporto massa-carne” spiega Weitzel. “Ad esempio, i cervi sono molto più efficienti degli scoiattoli, che sono più piccoli, hanno meno carne e sono più difficili da catturare”.

Un solo cervo rosso adulto può sfamare diverse persone, ma se viene cacciato in abbondanza e senza limiti, o se l’ambiente si trasforma in uno meno favorevole per la popolazione animale, gli esseri umani devono adattarsi e sopravvivere con animali più piccoli.

Secondo Weitzel, l’agricoltura potrebbe aver rappresentato una valida alternativa alla caccia di piccole prede, un modo per produrre le quantità di cibo sufficienti a sfamare una popolazione umana, anche se richiede molto più lavoro rispetto ad una vita da cacciatore-raccoglitore.

I risultati da lui ottenuti supporterebbero l’idea che l’agricoltura sia sorta in periodi in cui c’era scarsità di cibo nutriente. “La domesticazione in tempi di surplus non sembra il miglior modo di intendere la domesticazione delle origini”.

Food for thought: Why did we ever start farming?
Population boom preceded early farming

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