Quando iniziò la deforestazione europea?

Quando iniziò la deforestazione europea?

L’Europa è il continente con meno foreste vergini e habitat incontaminati sul pianeta. Africa, Asia, Americhe e Oceania ospitano tutt’ora regioni raramente attraversate dall’essere umano, ricche di ecosistemi sostanzialmente vergini (anche se la loro purezza è stata ultimamente messa in dubbio).

L’Europa, per via della sua estensione più piccola e del denso susseguirsi di vicende storicamente rilevanti e di civiltà che hanno colonizzato il pianeta, è il continente meno forestato della Terra.

Quando iniziò la deforestazione europea? Fino a circa 8.000 anni fa, il pianeta ospitava pochi milioni di persone; anche se l’Europa era uno dei continenti più densamenta popolati, non ospitava civiltà evolute o una quantità tale di Sapiens da mettere in pericolo gli ecosistemi nativi.

La deforestazione europea ha inizio con l’espansione di Roma. Prima di allora nessuna potenza militare era riuscita ad urbanizzare buona parte del continente o a collegarla tramite una fitta rete stradale, attività che richiedono pesanti interventi sugli ecosistemi naturali.

La principale causa di deforestazione fu l’uso intensivo di legname per soddisfare i bisogni economici di Roma e delle regioni sotto il suo controllo, e l’abbattimento di intere foreste per far spazio a colture in grado di alimentare la popolazione europea.

Il legname per le strutture abitative

Anche se alcune culture assimilate da Roma costruivano case con pietra o mattoni, la maggior parte delle abitazioni veniva costruita utilizzando il legname prelevato dalle foreste, comprese le strutture dotate di piani multipli.

Nel periodo di massima espansione, l’impero contava oltre 50 milioni di persone, oltre 1 milione delle quali risiedeva a Roma. Ognuna di queste persone aveva bisogno di un tetto; le famiglie più ricche non solo occupavano case di grandi dimensioni, la cui costruzione richiedeva l’impiego di strutture lignee complesse come gru a contrappeso o impalcature, ma mantenevano anche standard di vita elevati che aumentavano ulteriormente il fabbisogno di legname.

Mappa della deforestazione europea nel corso dei secoli
Mappa della deforestazione europea nel corso dei secoli. Da “The prehistoric and preindustrial deforestation of Europe

Il combustibile principale dell’epoca era il legno: il 90% delle attività che richiedevano fuoco o luce era reso possibile dal calore e dall’illuminazione generati dalla combustione del legno.

Il legname era indispensabile per le attività minerarie, per la fusione dei metalli, per la ceramica e per la produzione di carbone. Il legno era la base del riscaldamento casalingo, dei bagni pubblici e degli edifici commerciali, oltre a costituire la principale fonte di luce durante la notte.

I bagni pubblici erano mantenuti ad una temperatura costante di 54°C; un bagno pubblico di piccole dimensioni poteva arrivare a consumare oltre 100 tonnellate di legname in un solo anno (il consumo per il riscaldamento di grandi ville era addirittura 10 volte superiore).

Un’intera gilda fu istituita per ottenere legname per i bagni pubblici ed fu dotata di 60 navi utilizzate esclusivamente per il trasporto di combustibile.

Legname per le miniere

La maggiore deforestazione iniziò attorno ai centri minerari, noti per consumare enormi quantità di legname sia per il supporto delle pareti rocciose delle miniere sia per fornire luce, calore e riparo ai minatori.

Dopo aver completamente raso al suolo l’area che circondava le miniere, i Romani importavano legname da regioni densamente boschive istituendo rotte del legname talvolta lunghissime e costose.

Quando diventava poco economico trasportare legna lungo distanze sempre maggiori, la miniera veniva semplicemente abbandonata per ricominciare il ciclo estrattivo e di deforestazione da un’altra parte.

Il legname era inoltre indispensabile per la fusione dei metalli estratti dalle miniere: oro, argento e rame potevano essere lavorati grazie al calore prodotto da legname di prima scelta, mentre per l’estrazione del ferro occorreva utilizzare il carbone, il cui ingrediente primario è il legno.

Deforestazione per scopi agricoli

L’agricoltura era la base economica dell’ impero: ripulire la foresta per far spazio ai campi divenne indispensabile per supportare una popolazione in continua crescita e un esercito dislocato in ogni angolo d’Europa.

Deforestazione per scopi agricoli

Una legge emanata nel 111 a.C. consentiva ad ogni cittadino romano di deforestare e occupare suolo pubblico per un’estensione di 20 acri a patto che lo destinasse ad attività agricole. Questa legge fu l’inizio di un’opera massiccia di abbattimento delle foreste europee, con conseguenze devastanti sugli ecosistemi nativi.

La continua aratura e pulitura dei campi non fece altro che impoverire la terra, riducendo progressivamente i raccolti e impedendo la corretta assimilazione dell’acqua piovana da parte del terreno. Iniziarono a formarsi paludi inutilizzabili per l’agricoltura e che fornivano un habitat ideale alle zanzare che trasmettevano la malaria.

Gli animali d’allevamento complicarono ulteriormente un quadro ecologico già compromesso: distruggendo porzioni di territorio non particolarmente adatte all’agricoltura, intaccarono gli habitat selvatici rimasti intatti causando erosione e impoverimento dei terreni circostanti.

Legname per l’esercito

Un esercito come quello romano aveva necessità di legname enormi: costruire accampamenti stabili in grado di ospitare migliaia di soldati richiedeva l’abbattimento di intere foreste; la costruzione di macchine d’assedio e di carri, la fabbricazione di armi e corazze e la posa di strade erano anch’esse attività che facevano uso intensivo di legname.

L’abbattimento delle foreste aveva anche rilevanza bellica: una delle tattiche più utilizzate dai Romani per evitare imboscate prevedeva l’abbattimento di intere foreste per fornire meno copertura agli oppositori dell’impero.

La costruzione di navi fu una delle principali cause di deforestazione. Le navi erano indispensabili per intrattenere rapporti commerciali lungo il Mediterraneo e per dominare il mare interno europeo, e le navi da guerra avevano priorità sul legname rispetto ai vascelli mercantili.

In tempo di guerra i Romani riuscivano a costruire centinaia di navi in un solo mese, disboscando foreste senza la minima preoccupazione sulla sostenibilità dell’abbattimento di alberi.

L’erosione del suolo causata dall’abbattimento di alberi nelle immediate vicinanze dei porti costrinse a spostare i punti d’attracco delle navi, imponendo un ulteriore fardello all’economia romana; molte città costiere furono parzialmente inondate e l’acqua marina si riversò nei sistemi fognari e nelle falde d’acqua potabile.

I Romani erano consapevoli del problema?

I Romani erano consapevoli del problema della deforestazione?

C’è un dibattito ancora aperto sulla reale consapevolezza dei Romani riguardo le loro attività di disboscamento. Lo storico britannico Richard Grove sostiene che i Romani si preoccupassero del degrado ambientale solo quando intaccava direttamente i loro interessi economici in Europa.

Le conseguenze della deforestazione divennero più che evidenti al tempo di Commodo, quando l’imperatore fu costretto ad “alleggerire” le monete del 30% per far fronte alla carenza d’argento: non era più economico estrarre questo metallo dalle miniere spagnole perché costava troppo importare legname per sostenere la produzione.

Esistevano comunque politiche che possiamo definire “ambientali”: il vetro veniva riciclato utilizzando i frammenti per il riscaldamento solare, mentre l’abbattimento delle foreste fu regolamentato in determinati periodi storici per evitare di esaurire le risorse di legname troppo velocemente.

Sembra improbabile che alcuni segmenti della società romana non si fossero accorti del cambiamento ambientale messo in atto dall’economia del tempo.

Già nel V secolo Platone, parlando della Grecia, notò come “la perdita di legname ha spogliato le colline e le pianure che circondano Atene e ha causato un’erosione massiccia del suolo”; gli effetti della deforestazione erano quindi facilmente osservabili anche in epoche e località lontane dal massiccio disboscamento operato dai Romani.

The Role of Deforestation in the Fall of Rome
Deforestation, Mosquitoes, and Ancient Rome: Lessons for Today
Ancient Deforestation Revisited
The Sherwood syndrome

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2 Comments on “Quando iniziò la deforestazione europea?”

  1. Benché non impossibile l’occasionale presenza di alcune sensibilità individuali ecologiche nel mondo antico, esse non avrebbero certo potuto incidere sulle decisioni del Potere. Non è fuori tema- a sommesso parere di chi scrive- rammentare che ancora ieri, cioè al tempo del fascismo, uno slogan martellante del regime era ” la lotta contro la natura ostile”, che ha influenzato per decenni fin quasi il subconscio di molti sopravvissuti a quell’ epoca : la frequente dendrofobia dei grandi anziani attuali,verificabile diffusamente oggi.

    1. Come al solito frasi fatte sul fascismo che ,tra parentesi, mise in atto per volere di Mussolini opere di bonifica in Maremma e Fucino oltre che le paludi Pontine , tanto per dire !
      Inoltre se si visitano le montagne del centro Italia dall’Umbria fino all’Irpinia sono evidenti i segni del tentativo voluto da Mussolini stesso del ” RIMBOSCHIMENTO DELL’APPENNINO ” un vero e propio programma di lungo corso ,senza contare le macchie di pini e abeti che formano le scritte DUX ecc. sparse per tutto l’Appennino centrale che ne sono la prova .
      Niente in contrario per la mentalità dendrofobica ( paura degli alberi o dei boschi ) , ma a mio modesto parere essa era già radicata nelle popolazioni di montagna dal Medioevo legata a predatori come lupi ecc. che intaccavano le greggi unica ricchezza di quelle regioni , per concludere non fu certo Mussolini a introdurre nelle menti dei montanari dell’Appennino la voglia di spianare tutto !!! ( Nell’Appennino io ci abito ).
      Distinti Saluti .

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