Il cavallo: storia, evoluzione e selezione fino al XIX secolo – Parte 1

Il cavallo: storia, evoluzione e selezione. Foto di Erika Argo

Un doveroso ringraziamento a Lisa B. per avermi fornito questo contenuto in due parti, e ad Erika A. per la splendida foto del cavallo usata come immagine in evidenza per il post.

Prima della nascita del motore, che ha permesso notevoli migliorie nel campo del lavoro ed in quello dei trasporti, l’uomo ha avuto un prezioso alleato che, nel corso della storia, lo ha supportato nel lavoro di tutti i giorni e nei suoi grandi o piccoli spostamenti: il cavallo.

Ma questo animale, così come lo conosciamo noi uomini del terzo millennio, è il risultato dell’evoluzione naturale della specie e al contempo della selezione attuata dalla mano dell’uomo nel corso della storia.

Dalla selezione naturale alla selezione artificiale del cavallo

Gli antenati del cavallo odierno erano poco più grandi della nostra attuale volpe (come il Sifrhippus o l’Eohippus) e a malapena arrivavano a pesare i venti chilogrammi (come l’Hyracotherium leporinum); fu solo durante il Miocene che fecero la loro comparsa animali dall’ altezza e dal peso ben maggiori (Merychippus) e che possiamo considerare i progenitori del nostro attuale cavallo.

L’intervento umano su questo splendido animale si può già riscontare in Asia circa 5.550 anni fa, periodo in cui l’uomo iniziò ad addomesticarlo, mentre in Europa si iniziò la domesticazione attorno al III millennio a.C..

In principio, quando l’uomo non era ancora intervenuto in maniera metodica attuando una selezione delle razze atta a soddisfare le proprie esigenze, si può affermare che era facile capire la provenienza geografica del cavallo che si aveva di fronte.

Merychippus
Merychippus

Ciò era possibile poiché i cavalli provenienti da differenti regioni climatiche erano molto diversi tra loro: i cavalli allevati nei territori più freddi erano molto grossi ma anche molto lenti; i cavalli allevati in un clima torrido e inospitale erano invece di dimensioni modeste ma molto più scattanti.

Fin da subito l’uomo si rese conto che il cavallo poteva essere un valido aiuto nella vita di tutti i giorni, possessore di caratteristiche che potevano essere plasmate “su misura”; a seconda del ruolo nel quale sarebbe stato impiegato, si fecero prevalere certe caratteristiche morfologiche piuttosto che altre: iniziò così la selezione delle razze equine.

I primi allevatori erano consapevoli che, a seconda dell’impiego del cavallo, quest’ultimo doveva possedere dei requisiti morfologici indispensabili: ad esempio, se era destinato ad essere un “cavallo da sella” doveva aumentare le dimensioni del cuore, la capacità toracica e possedere un maggiore sviluppo del treno posteriore; nel caso di un “cavallo da tiro”, doveva avere un notevole sviluppo muscolare della spalla, un collo massiccio e piuttosto corto e degli zoccoli più ampi.

Cavalli a sangue caldo o freddo

La grande selezione operata sul cavallo nel corso della storia dalla mano dell’uomo per apportare tutti miglioramenti – atti a rispondere all’uso bellico, di trasporto, di lavoro o di sostentamento – ci ha restituito un cavallo ben diverso da ciò che era in origine.

Questa selezione continua ancora oggi, è inarrestabile e tutte le razze esistenti al mondo già rispondono agli scopi per il quale il cavallo viene utilizzato, oppure verranno migliorate per inseguire continuamente l’uso che l’uomo fa del cavallo oggi, ovvero per scopi ricreativi, terapeutici, sportivi e di polizia.

Una delle testimonianze più evidenti di questa selezione attuata sul cavallo per opera dell’uomo è certamente la distinzione di questo animale in due grandi categorie: i cavalli a sangue freddo e i cavalli a sangue caldo.

Questa distinzione non si riferisce ovviamente alla temperatura del sangue dell’animale bensì al suo temperamento e alla genealogia. Semplificando il concetto, si può affermare che i cavalli a sangue freddo sono i cavalli pesanti, forti, docili e calmi mentre gli animali a sangue caldo sono veloci, reattivi che amano muoversi.

Nel corso degli ultimi anni si può notare una netta prevalenza nell’allevamento di cavalli a sangue caldo ed essa è la diretta conseguenza dell’uso che l’uomo fa oggi del cavallo, ovvero come animale da sella e non più come animale da tiro.

Uso della staffa, la carta vincente degli eserciti a cavallo

Mobilità esercito mongolo

Gli antichi Greci e Romani cavalcavano senza l’uso delle staffe poiché queste ultime, inventate in India nel II secolo d.C., non erano conosciute. Il peso dei cavalieri gravava sui reni del cavallo, mentre con l’uso della staffa il peso può essere spostato verso il garrese, ottenendo così una maggiore stabilità in sella.

Inoltre, senza l’uso delle staffe anche un solo fendente menato a vuoto poteva far cadere rovinosamente il cavaliere a terra; con l’introduzione della staffa si riuscì a garantire maggiore stabilità al cavaliere.

È ormai noto che tutto l’esercito a cavallo di Gengis Khan si muovesse alla conquista di nuove terre mediante l’utilizzo delle staffe che, unite all’impiego di ottimi cavalli selezionati, fu una scelta che contribuì in maniera schiacciante alla supremazia militare del sovrano mongolo su tutta l’Asia.

I suoi soldati montavano per lo più delle giumente, generalmente più mansuete e che nel periodo dell’allattamento potevano fornire al soldato circa 2 litri di latte in eccedenza rispetto alle reali esigenze del suo puledro; in caso di necessità, il latte di una giumenta poteva fare la differenza tra la vita e la morte del suo cavaliere.

Queste giumente passarono alla storia per la loro bassa statura (misuravano tra i 122 e i 142 cm al garrese) e per il fatto che erano molto robuste e con un pelo duro e folto in grado di sopportare le estreme escursioni termiche tipiche della steppa.

Una macchina da guerra su quattro zampe

La staffa si diffuse velocemente anche in Europa durante l’Alto Medioevo e questa cambiò drasticamente il modo di combattere a cavallo, avendo un’influenza particolare nell’uso della lancia.

In origine, i colpi inferti da una lancia scaricavano sul bersaglio la sola forza dell’arto superiore del cavaliere; dopo l’introduzione della staffa, avendo il cavaliere un maggiore equilibrio, uomo e cavallo diventavano tutt’uno con la lancia poiché il cavaliere poteva metterla sulla “resta” e colpire il nemico con tutta la forza del suo busto unita a quella del proprio palafreno, diventando così un’arma micidiale, una vera “macchina da guerra”.

Il cavallo: storia, evoluzione e selezione. Frisone
Frisone

Cavallo e cavaliere erano qualcosa di non molto differente da un carro armato. Poiché entrambi erano protetti da piastre o maglia di ferro, il cavaliere necessitava di un cavallo di taglia pesante, di grande resistenza, dal temperamento docile e dotato di una corporatura muscolosa.

Una delle razze maggiormente apprezzate durante il Medioevo fu il Frisone, un cavallo dotato di notevole forza e resistenza, la cui razza fu ulteriormente migliorata sotto le Crociate quando questi cavalli vennero portati in Oriente e furono fatti incrociare con cavalli arabi.

Nel Quattrocento, con l’introduzione della polvere da sparo nella cavalleria, l’utilità delle armature pesanti iniziò a scemare mentre divenne sempre più necessario l’uso di cavalli più leggeri e veloci in grado di muoversi con ordine e disciplina. Divenne quindi necessario l’impiego di una nuova tipologia di cavallo e la selezione delle razze fatta dalla mano dell’uomo era, ancora una volta, la soluzione alle nuove esigenze di combattimento.

Il cavallo arabo e i suoi custodi

Grande era il fanatismo delle tribù beduine nei confronti della purezza della razza dei loro cavalli: ben pochi furono i cavalli incrociati con quelli presenti sulla penisola arabica. Del resto, il cavallo arabo è una delle razze equine più antiche del pianeta e fin da subito venne allevato in maniera selettiva dai beduini.

Nel corso della storia, il cavallo arabo è cambiato poco a livello morfologico grazie ai suoi “custodi” che da sempre hanno volutamente evitato incroci, preservandone la razza. Il cavallo arabo venne ampiamente utilizzato per migliorare le razze equine di ogni angolo della Terra (uno dei primi personaggi della storia a capirne la grande preziosità fu Federico II di Svevia, che attinse dal patrimonio equino arabo).

Il cavallo: storia, evoluzione e selezione. Cavallo arabo
Cavallo arabo

La grande considerazione che le tribù beduine riversavano nei confronti delle proprie giumente si riscontra difficilmente in altri popoli. I beduini preferivano le giumente agli stalloni poiché esse erano in grado di garantire una discendenza continua (i puledri nati erano di proprietà della famiglia della fattrice, non di quella dello stallone).

Si dice che “il sangue di un beduino apparteneva alla sua tribù, la sua anima ad Allah, il suo cuore alla sua cavalla”; la giumenta era considerata come un vero membro della famiglia e pertanto dormiva con essa.

La ferratura, il tentativo di preservare la salute del cavallo

Da sempre l’uomo si è preso cura della salute del cavallo, ma è durante il Medioevo che si scriveranno veri e propri trattati in cui verrà insegnata “l’arte della cura del cavallo”.

Tra di essi vi è il “De medicina equorum” scritto dal proto-veterinario Giordano Ruffo sul finire del XIII secolo e frutto della sua esperienza diretta presso le scuderie della corte di Federico II di Svevia (a cui dedicò l’opera). Questo testo fu un vero e proprio best-seller per l’epoca, con molte traduzioni in diverse lingue, e da esso derivano le successive mascalcie.

È proprio in epoca medievale che si diffonde l’uso della ferratura inchiodata agli zoccoli e sappiamo che i primi ad avere l’idea di proteggere il piede del cavallo con l’uso di ferri inchiodati agli zoccoli furono i Celti, molto probabilmente spinti dal clima piovoso in cui vivevano che costringeva il piede del cavallo a lunghe permanenze in un ambiente costantemente umido.

Un tentativo verso la preservazione dello stato di salute dello zoccolo del cavallo è sicuramente stato fatto nel corso della storia prima dell’epoca medievale: gli archeologi ci hanno restituito diversi “ipposandali” di epoca romana, suole di ferro affrancate al cavallo mediante l’uso di lacci per preservare gli zoccoli dell’animale e che fornivano protezione in caso di lesioni allo zoccolo.

La ferratura è nata dall’esigenza di far sì che l’unghia del cavallo non si consumi e venga protetta (lo zoccolo è fatto di cheratina) ed era una necessità nata dal fatto che il cavallo si trovava a vivere in spazi confinati e non più in natura.

Il cavallo: storia, evoluzione e selezione. De Medicina Equorum
De Medicina Equorum

Come accade per le unghie umane, anche quelle del cavallo crescono e ogni circa quaranta giorni il maniscalco deve procedere alla pareggiatura (accorciatura manuale), seguita poi dalla ferratura dell’animale.

Questa pratica non è affatto necessaria per i cavalli che non vivono confinati in spazi ristretti artificiali, in quanto hanno unghie molto resistenti che si consumano in maniera del tutto naturale.

Negli ultimi decenni si stanno sempre più diffondendo anche in Europa le idee di Jaime Jackson, un ex-maniscalco che negli anni Ottanta ebbe modo di constatare come i cavalli Mustang, che vivevano nella zona del Great Basin, avessero degli zoccoli perfettamente in salute nonostante non fossero mai stati ferrati.

Le idee di Jackson sono alla base della filosofia del “Barefoot movement”, basata su un ritorno all’uso del “cavallo scalzo” per qualsiasi attività equestre e ad uno stile di vita il più possibile vicino a quello che ogni cavallo vivrebbe in natura.

Italia, culla delle grandi scuole europee di equitazione

Le moderne grandi scuole europee di equitazione (Jerez, Vienna e Saumur) sono tutte figlie della Scuola di Equitazione Italiana nata durante l’epoca rinascimentale a Napoli; in quel periodo infatti il Bel Paese fu la culla dell’equitazione, tant’è che si può parlare di “Scuola equestre italiana”.

Le basi di questa scuola vennero gettate dal nobile napoletano Federico Grisone che nel 1550 scrisse e pubblicò il primo libro stampato dedicato completamente all’equitazione, “Gli ordini del cavalcare”, incentrato su un addestramento duro per ottenere il controllo del cavallo.

Completamente differente sarà la “Scuola francese”, basata invece su un rapporto con il cavallo decisamente più comprensivo e dolce, come si può constatare nel libro postumo “Instruction du Roy en l’esercise de monter a cheval” (1625) in cui Antonie de Pluvinel, uno dei principali maestri di questa scuola e maestro di equitazione del futuro Luigi XIII, raccomanda al sovrano francese di comprendere il carattere di ogni singolo cavallo ed evitare qualsiasi metodo crudele verso di esso.

Il cavallo andaluso, il fiore all’occhiello del Cinquecento

Fin dai tempi degli antichi romani il cavallo spagnolo godeva di una grande reputazione: il sud della Spagna è per natura particolarmente adatto all’allevamento dei cavalli e da sempre questa terra ha prodotto meravigliosi esemplari.

Il cavallo: storia, evoluzione e selezione. Cavallo andaluso
Cavallo andaluso

Famosa ancora oggi è la “Real Escuela Andaluza del Arte Ecuestre” a Jerez de la Frontera con i suoi “cavalli danzatori” ed ancor prima di quest’istituzione furono i monaci certosini, sempre della città di Jerez, ad occuparsi dell’allevamento di questa razza.

In questa terra è nato il cavallo Andaluso: molto di ciò che è stato il miglioramento di questa razza lo si deve alla conquista araba, che importò nella penisola spagnola molti cavalli Berberi ed Arabi.

Al termine della Reconquista, i sovrani cattolici spagnoli si resero conto delle potenzialità del cavallo Andaluso, perciò decisero di tutelarlo: Filippo II, grande appassionato di cavalli, vietò l’uscita delle giumente Andaluse dalla Spagna e fondò le scuderie reali di Cordova.

Durante il Cinquecento, questa razza così equilibrata, docile e dal notevole equilibrio psicofisico, divenne ben presto molto ambita in tutte le corti europee per le esibizioni equestri: spesso i cavalli Andalusi rappresentavano doni preziosi per le teste coronate dell’epoca.

Non deve quindi stupire il fatto che il cavallo andaluso ha avuto una grande influenza su molte razze europee ed americane sia come miglioratore di razza che come fondatore di nuove razze. Inoltre, questo straordinario animale fu il cavallo dei conquistadores e quindi fu la razza di partenza dalla quale poi discesero tutte le razze nordamericane.

Continua…

Il 13 febbraio verrà pubblicata la Parte 2 de “Il cavallo: storia, evoluzione e selezione fino al XIX secolo”, vi aspetto numerosi!

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One Comment on “Il cavallo: storia, evoluzione e selezione fino al XIX secolo – Parte 1”

  1. Complimenti. Molto scorrevole e fluido nella scrittura che permette una lettura piacevole e decisamente d’ interesse anche per chi non ha una particolare conoscenza di questo mondo.
    Belle le fotografie che denotano una ricerca accurata

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