Bökh, la lotta libera mongola

Bökh, la lotta libera mongola

La lotta libera mongola, nota come Bökh, è lo stile tradizionale di lotta della Mongolia. Bökh significa “resistenza, “durabilità”, e costituisce una delle “Tre Abilità Maschili” della tradizione mongola, insieme all’ arcieria e all’equitazione.

Gengis Khan considerava il Bökh la disciplina ideale per mantenersi in forma e pronti al combattimento, necessità di ogni mongolo nei tempi delle grandi conquiste. Ma il Bökh ha origini molto più antiche: pitture rupestri nella provincia di Bayankhongor e risalenti a circa 9.000 anni fa raffigurano due uomini nudi intenti a lottare e circondati da una folla di spettatori.

Il Bökh ebbe origine come addestramento militare, una disciplina marziale che aveva come obiettivo il rafforzamento muscolare e lo sviluppo della resistenza fisica. Nel corso dei secoli, il Bökh divenne un fattore determinante nella scelta di candidati per posizioni di potere e non fu raro che lottatori dotati di capacità fuori dal comune ottenessero incarichi di rilevanza.

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L’obiettivo del Bökh è quello di costringere l’avversario a toccare il terreno con il torso, il ginocchio o il gomito. In una versione di questo stile di lotta, ogni parte del corpo (ad eccezione dei piedi) che tocca il terreno determina la sconfitta.

Non esistono classi di peso, limiti di età o di tempo: un match dura fino a quando uno dei due combattenti si dichiara sconfitto o cade a terra. Non è insolito, specialmente nei match di livello più alto o tra contendenti di pari abilità, che il combattimento possa durare una o due ore.

Sono ammesse prese, sollevamenti e sgambetti, anche se una versione del Bökh praticata nelle regioni più interne della Mongolia non prevede l’uso delle mani per afferrare le gambe dell’avversario. Altre versioni prevedono invece calci alle gambe, e in passato erano ammessi anche colpi diretti al corpo.

Molti lottatori sono seguiti da uno zasuul: aiuta il lottatore prima e dopo il match e fornisce il giusto incoraggiamento durante il combattimento. Lo zasuul non è propriamente un allenatore, ma spesso è un amico o un parente anziano più o meno esperto nel Bökh.

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In preparazione del festival estivo Naadam, molti lottatori si trasferiscono in campi d’addestramento in località remote. I lottatori di rango più elevato creano accampamenti in cui combattenti di livello inferiore si recano a perfezionare la loro abilità nel wrestling, osservando e imparando dai più esperti.

Il Bökh ha una sua etichetta e prevede danze prima e dopo il combattimento. Ogni regione ha il suo stile di danza: alcuni imitano falchi o fenici intente a spiccare il volo, altri eseguono movenze ispirate a leoni e tigri.

Ancora oggi il Bökh focalizza ogni anno l’attenzione di tutta la Mongolia: nei 2011 la competizione nazionale di wrestling ha contato ben 6002 contendenti al titolo, diventando la più grande competizione di wrestling del mondo ed entrando nel Guinness dei Primati.

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