Come realizzare un arco improvvisato in situazioni di emergenza

Arco per la sopravvivenza

L’ arco fu uno strumento che rivoluzionò le tecniche di caccia dei nostri antenati: più preciso dell’ atlatl e dalla gittata più elevata, si tratta di un mix di materiali e fisica elementare volto ad ottimizzare il lancio di un proiettile, ma deve essere costruito con cura per poter diventare uno strumento affidabile e duraturo.

I costruttori di archi moderni hanno elaborato metodologie, ormai considerate standard, per realizzare archi di tutti i tipi. Ci sono limiti a cui un arco deve offrire una certa tolleranza: tensioni e compressioni eccessive, umidità ambientale e densità del materiale di partenza sono tutti elementi che vanno considerati quando l’intenzione è quella di fabbricare un arco per la caccia o per la guerra.

Ci sono tuttavia alcune circostanze in cui è impossibile impiegare strumenti e tecniche facilmente utilizzabili nel proprio workshop e non è possibile prendere ogni precauzione per ridurre il rischio di rottura di un arco sotto tensione. In queste situazioni potrebbe essere utile sapere come costruire un arco partendo da zero e adoperando quasi esclusivamente tecnologie e metodi primitivi.

 

La scelta del legno

Legno per archi

Un arco funzionale può essere realizzato a partire da legno verde. Ogni costruttore di archi che si rispetti è abituato a far stagionare il legname per almeno 6-12 mesi allo scopo di rimuovere l’acqua in eccesso all’interno delle fibre lignee, ma in situazioni di emergenza il tempo di stagionatura è un fattore che può essere del tutto ignorato con la consapevolezza di non poter mai raggiungere le prestazioni di un arco realizzato con metodi “canonici”.

Il primo passo per la costruzione di un arco improvvisato è la scelta del materiale. Tipicamente i migliori legni da arco sono il tasso, il frassino e la quercia, ma nulla impedisce di utilizzare altri legni mediamente densi come l’ olmo, l’ acero o il faggio. Io stesso ho realizzato un arco in legno di olmo a partire da un quarto di un tronco e le sue prestazioni non hanno nulla da invidiare ad archi costruiti a partire da alberi considerati ideali per lo scopo.

Per l’occasione saranno ritenuti adatti non solo piccoli tronchi ma anche rami spessi 4-5 centimetri e lunghi circa 1,5-1,8 metri, il più possibile privi di nodi e ripuliti da tutti i rami secondari. Legni più densi consentiranno di ottenere flettenti più sottili e archi più corti rispetto a legni meno pesanti.
Il materiale di partenza non deve essere totalmente esente da difetti: nella maggior parte dei casi sarà inevitabile la presenza di qualche nodo che complicherà il processo di tillering (la rimozione di materiale per aumentare la curvatura dei flettenti), ma un arco d’emergenza non ha bisogno di essere perfetto per svolgere il suo lavoro.

 

Le sezioni dell’arco
Suddivisione in sezioni di un arco
Suddivisione in sezioni di un arco

Una volta ottenuto il giusto materiale occorrerà suddividere l’arco in sezioni individuando quelle che saranno il ventre, il dorso e l’impugnatura. Per determinare ventre e dorso esiste un metodo molto semplice e pratico: dopo aver messo il pezzo di legno in posizione verticale con un’estremità appoggiata sul terreno e l’altra immobilizzata da una mano, bisogna spingere l’asta in corrispondenza del centro e osservare la curvatura che assumerà. L’asta ruoterà e si curverà in base alla direzione delle fibre: la parte concava dell’asta sarà il ventre, mentre quella convessa diventerà il dorso dell’arco.

La prima regola d’oro per la realizzazione di un qualunque arco funzionante è la seguente: limitare al minimo gli interventi di rimozione di materiale dal dorso dell’arco. Si tratta della sezione sottoposta a maggiori tensioni durante l’uso e ogni piccolo difetto o crepa sul dorso si tradurrà in rotture spesso difficilmente sanabili, se non addirittura catastrofiche. Il ventre dell’arco sarà invece la zona in cui verranno effettuati i maggiori interventi di rimozione del materiale ligneo.

Una volta identificato il centro geometrico dell’asta, è necessario delimitare la zona dell’impugnatura riservando almeno 6-7 centimetri di materiale sopra e sotto il centro. Se la corteccia non è rigida come quella delle conifere, è possibile mantenerla sul dorso dell’arco come “meccanismo di sicurezza”: lo strato di corteccia contribuirà a contenere la tensione sul dorso mantenendo l’integrità strutturale dell’arco anche in caso di difetti interni nel legno.

 

Iniziare a lavorare il ventre dell’arco

forma di un arco "self bow"

Questa fase prevede l’asportazione di materiale dal ventre e dai lati per ottenere una curvatura dolce e uniforme tra braccio superiore e inferiore. Ripetendo il procedimento di curvatura usato per determinare ventre e dorso sarà possibile individuare zone in cui il legno si piega più facilmente o tende ad essere più rigido. Dalle zone rigide occorrerà rimuovere materiale per renderle più flessibili, mentre le sezioni più soggette a curvatura saranno lasciate intatte fino a quando non si dimostreranno troppo rigide a seguito dell’asportazione di materiale da altri punti dell’arma.

Occorre procedere con intelligenza e pazienza in questa fase: la rimozione di materiale dal ventre e dai fianchi deve essere graduale e sempre seguita da una nuova piegatura dell’asta, per verificare zone di eccessiva flessibilità che costringerebbero a ridurre la potenza finale dell’arco rimuovendo altro materiale da aree in precedenza già flessibili.

Le linee guida durante questa fase sono:

  • Non intaccare il dorso dell’arco, ma lavorare solo il ventre e i fianchi;
  • Per una maggiore integrità strutturale, la forma dei flettenti dovrà essere quella “piramidale”: larghi all’altezza dell’impugnatura e stretti (1,5-2,5 cm) alle estremità;
  • Rimuovere materiale un poco alla volta;
  • Controllare continuamente la flessibilità dell’asta dopo la rimozione di materiale da sezioni circoscritte;
  • La zona dell’impugnatura deve essere rigida (non è necessario, ma semplifica il lavoro di rimozione del materiale);
  • Gli ultimi 10-15 centimetri di ogni flettente devono essere rigidi o semi-rigidi.

Quando i due flettenti dell’asta saranno in grado di assumere una leggera curvatura uniforme tra loro (non perfetta, ma dolce e senza angoli troppo accentuati) si potrà procedere con la fase successiva. Non è necessario che i flettenti si pieghino fino ad assumere la curvatura finale: una curvatura di circa 10 centimetri è sufficiente per eseguire il tillering che porterà l’arma all’allungo desiderato.

 

Tillering, tips e ulteriore lavorazione

Tillering di un arco

A questo punto sarà necessario creare i tips (le parti terminali dei flettenti in cui si aggancia la corda) incidendo il legno per ricavare una coppia di solchi per ogni flettente, facendo attenzione a non scavare troppo profondamente nel ventre o a non intaccare il dorso. Lo scopo dei solchi è quello di mantenere la corda in posizione e non è necessario che siano profondi.

Ora è il momento di usare la “corda da tillering”: si tratta di una corda più lunga dell’arco stesso in modo tale da non tenerlo in tensione e utilizzata per regolare la procedura di asportazione del legno e verificare precisamente la curvatura dei flettenti.

Dopo aver incordato l’arco, occorrerà posizionarlo su una superficie che lo mantenga orizzontale (un tavolo, un grosso ramo, un tronco cavo) e tendere lentamente la corda abbassandola di qualche centimetro per osservare la curvatura dei flettenti. Ci saranno sicuramente imperfezioni: flettenti che non si piegano secondo una curvatura dolce, zone più rigide rispetto ad altre o piccole fratture da compressione in fase di formazione.

Man mano che si rimuove materiale sarà necessario tendere l’arco sempre di più, fino a raggiungere la lunghezza del proprio allungo: l’ allungo si può definire come la distanza tra la mano che impugna l’arco e la base della mandibola. Il procedimento richiede buon occhio e una certa dose di pazienza, ma è di gran lunga più facile da eseguire su un pezzo di legno verde che su uno stagionato: l’umidità delle fibre renderà l’asta più tollerante alla tensione e agli errori di lavorazione, oltre che meno soggetta a rotture.

Il tillering sarà ultimato quando i due flettenti saranno in grado di curvarsi in modo uniforme e fino alla distanza del vostro allungo. Al termine del tillering si potrà finalmente incordare l’arco con la corda definitiva e provare a tenderlo ripetutamente per verificare la tenuta dei tips ed eventuali anomalie. Ricordarsi sempre di non rilasciare la corda di un arco senza freccia: potrebbe rovinare completamente l’arma o far esplodere i flettenti (con conseguenze non molto piacevoli per l’utilizzatore, investito da schegge di legno).

 

Rifinitura

Se vi trovate nella situazione in cui un arco funzionante può fare la differenza tra la vita e la morte, potete usare immediatamente l’arma appena prodotta. Se il tillering è andato a buon fine avrete un’arma relativamente efficace e durevole, con prestazioni che potrebbero migliorare man mano che il legno perde l’umidità eccessiva accumulata nelle fibre.

Le rifiniture applicabili a questo arco di legno verde potrebbero essere:

  • Levigatura del ventre con pietre abrasive per rimuovere eventuali schegge o irregolarità;
  • Modellare l’impugnatura per renderla più comoda;
  • Cospargere l’arma di olio o grasso per impermeabilizzarla dalla pioggia o dall’umidità;

 

Frecce

In una situazione d’emergenza non sarete certamente in grado di consultare alcuna tabella di riferimento per il diametro, il peso o lo spine delle frecce da impiegare con la vostra nuova arma; dovrete procedere per tentativi e imparare dai vostri errori.

E’ bene partire con la consapevolezza che le frecce di qualità sono oggetti che richiedono molto tempo per essere realizzati e sono in gran parte responsabili della precisione di un arco. I cacciatori-raccoglitori antichi e moderni sono perfettamente a conoscenza del valore di una buona freccia e fanno di tutto per recuperare i proiettili che non hanno raggiunto l’obiettivo.

La freccia più semplice è un banale bastoncino di legno dritto e appuntito, levigato e privo di nodi per esercitare poca frizione sull’arco e mantenere una traiettoria stabile. Questo tipo di freccia non è adatta al tiro su distanze medio-lunghe e la sua stabilità in volo è determinata quasi esclusivamente dal peso della punta, come un volano da badminton.

Una freccia di qualità richiede più lavoro e cura dei dettagli. Molte frecce tradizionali sono composte da due segmenti: la punta, realizzata in legno duro, osso o metallo, e una parte recuperabile e riutilizzabile, la più lunga da realizzare. Ma la necessità di costruire un set di frecce in poco tempo è un limite che costringe alla semplicità.

Una piccola asticella di legno privata della corteccia, come un ramo di nocciolo o un bastoncino di pino, può essere facilmente raddrizzata utilizzando il calore di una fiamma viva. Avvicinando il ramo alla fiamma per qualche secondo e raddrizzandolo con le mani o con i denti si potranno correggere molti difetti di curvatura.

Per migliorare la gittata e la stabilità in volo sono necessari due elementi:

  • Peso della punta: la punta deve essere composta da un materiale denso in grado di spostare il baricentro della freccia verso di essa (non eccessivamente);
  • Impennaggio: la presenza di piume, filamenti di tessuto o fibre vegetali all’estremità opposta della punta consente di stabilizzare il volo della freccia e di aumentarne gittata e precisione.

 

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