Le origini dell’ ambra secondo gli antichi

Storia dell' ambra

Conosciuta e apprezzata fin dal Neolitico per la sua bellezza e le sue particolari proprietà, l’ ambra è sostanzialmente resina vegetale fossile che nell’arco di millenni ha subito un processo di polimerizzazione resistendo al decadimento naturale che subiscono tutte le sostanze di origine organica.

Oggi conosciamo con un certo livello di dettaglio i processi che portano alla formazione dell’ ambra: nel volgere di qualche millennio, un deposito di resina protetto da sole, pioggia, microorganismi e sottoposto a forti pressioni si trasforma lentamente in un ammasso di molecole polimerizzate, diventando una delle pietre semi-preziose più apprezzate nella storia.

In passato tuttavia si è speculato molto sulla possibile origine dell’ ambra. La maggior parte dell’ambra dell’antichità veniva recuperata in prossimità del mare, facendo nascere l’errata concezione che gli oceani fossero coinvolti nella sua formazione.
Uno dei primi a discutere sulle origini dell’ ambra fu Teofrasto nel IV secolo a.C., ma la prima documentazione scritta sulle possibili origini di questo materiale risale a Plinio il Vecchio e alla sua opera Naturalis historia:

“Pitea dice che i Gutones [i Goti], una popolazione della Germania, abitano le rive di un estuario dell’ Oceano chiamato Mentonomone e il loro territorio si estende per una distanza di seimila stadi; a circa un giorno di navigazione si trova l’Isola di Abalus sulle cui spiagge l’ambra viene trasportata dalle onde primaverili, essendo una secrezione del mare in forma solida; gli abitanti [della regione] usano l’ambra anche come combustibile e la rivendono ai loro vicini, i Teutoni”

Prima e dopo Plinio il Vecchio altri pensatori del mondo antico si erano dedicati alla scoperta delle origini dell’ ambra. Nicia per esempio (470–413 a.C.), come cita lo stesso Plinio, sosteneva che:

“L’ ambra è un liquido prodotto dai raggi del sole; questi raggi, nel momento in cui il sole tramonta, colpiscono con forza inaudita la superficie della terra, lasciando un umore untuoso che viene trascinato via dalle maree dell’ Oceano e depositato sulle spiagge della Germania”.

Per quanto le ipotesi che l’ambra potesse essere una “secrezione del mare” o “raggi di sole solidificati e spiaggiati” possano sembrare assurde ai giorni nostri, Plinio basava il suo aneddoto sul fatto ormai noto che questo materiale fu storicamente estratto da località vicine al mare, come la Baia di Gdansk in Polonia e le regioni che si affacciano sul Mar Baltico. Al tempo di Plinio esistevano da secoli rotte commerciali ben consolidate (la Via dell’ Ambra) che distribuivano l’ambra estratta dal Baltico per tutta Europa, dall’Ungheria al Sud Italia, ma la reale natura di questa resina fossile era ancora oggetto di mistero.

Amuleto d'ambra a forma di elmo di gladiatore scoperto in Inghilterra in un antico edificio romano.
Amuleto d’ambra a forma di elmo di gladiatore scoperto in Inghilterra in un antico edificio romano.

Oltre ad essere diversa da tutte le altre pietre semi-preziose conosciute, l’ ambra si presenta sotto innumerevoli forme e colori, caratteristiche che contribuirono alla nascita di miti e leggende sulla sua nascita. Secondo Sofocle, l’origine dell’ambra è legata al mito di Meleagro: colpevole di aver ucciso i propri zii, Meleagro viene a sua volta ucciso dalla madre Altea tramite una maledizione; le sorelle dell’eroe, sopraffatte dal dolore, piansero così a lungo da causare l’intervento degli dei, che le trasformarono in galline faraone (meleagridi). Le lacrime delle meleagridi, che per un giorno all’anno tornavano sotto forma umana, si trasformavano in ambra non appena entravano in contatto con il terreno.

Per Diodoro Siculo, invece, l’ambra era connessa al mito di Fetonte, figlio di Helios, il dio del Sole che ogni giorno trasportava l’astro da Est a Ovest con un carro magico trainato da quattro cavalli che emettevano fuoco dalle narici. Dopo aver convinto il padre di essere in grado di poter condurre il Carro del Sole, Fetonte perse velocemente il controllo dell’astro disseminando frammenti di stella infuocati su tutta la Terra e costringendo Zeus ad intervenire con una saetta per raddrizzare il carro. Il fulmine del padre degli dei fece però cadere Fetonte nel fiume Eridanio, causandone la morte; le sorelle, distrutte dal dolore, si trasformarono in pioppi e ogni anno, nella stessa stagione, piangono lacrime dal tronco che si induriscono al contatto con la luce solare, diventando ambra.

Anche se i nostri antenati non disponevano dei nostri moderni metodi d’indagine scientifica, non erano affatto stupidi o creduloni come si è spesso portati a credere. E’ noto fin dall’antichità che l’ambra produce un odore pungente di resina di pino quando viene bruciata e già al tempo di Diodoro Siculo e Sofocle molti nutrivano il fondato sospetto che potesse trattarsi di una qualche forma di resina vegetale.
Plinio cita aneddoti antichi e contemporanei che sostenevano che l’ambra non fosse altro che resina di pino, chiamata con il nome latino succinum:

L’ambra deriva dal midollo che defluisce da particolari specie di pino alla stregua della gomma che deriva dai ciliegi o come la resina che trabocca dai pini a causa della copiosità della linfa. Essa si condensa per il freddo, per effetto di certe condizioni climatiche o per via del mare, quando l’impetuoso riflusso delle onde la trasporta lontano dalle isole, la deposita certamente lungo le spiagge in modo così rapido che essa pare rimanere sospesa piuttosto che andare a fondo.
Anche i nostri avi ritennero che fosse il succo di un albero e la chiamarono quindi “succino”. Il fatto che si tratti di una variante di pino, poi, lo prova l’odore che essa sprigiona in caso di strofinamento, ma anche che, se viene accesa, arde in modo analogo a un albero resinoso, emanando anche le stesse esalazioni.




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Due secoli dopo Plinio, l’ambra continuava a suscitare l’interesse dei curiosi di tutta Europa. Tacito fornisce questa descrizione della raccolta dell’ambra effettuata dai popoli germanici:

“Esplorano anche il mare e sono gli unici a raccogliere, nelle secche e sul litorale, l’ambra, che chiamano gleso. Barbari come sono, non si son posti il problema e non hanno accertato né la natura di questa sostanza né quale causa la produca; anzi è rimasta a lungo confusa tra gli altri rifiuti del mare, finché la nostra mania di lusso non le ha dato un nome. Essi non sanno che farsene: la raccolgono grezza, ce la danno così com’è, e ne ricevono, stupiti, il compenso. Tuttavia si può capire che sia una secrezione di alberi, perché spesso si scorgono in trasparenza animaletti terrestri e anche volatili che, invischiati in quel liquido, vi restano racchiusi al solidificarsi della sostanza. Come nelle remote regioni d’Oriente vi sono foreste e boschi ricchi di alberi che trasudano incensi e balsami, così sono portato a credere che nelle isole e nelle terre d’Occidente si trovino sostanze, le quali, secrete e liquefatte dalla forza del sole vicino, scivolano nel mare lì accanto, per essere rigettate dalla violenza delle tempeste sulle rive opposte. Se, per saggiare la composizione dell’ambra, la avvicini al fuoco, s’accende come una torcia e alimenta una fiamma grassa e odorosa; poi diventa vischiosa come la pece o la resina.”

A cosa si deve il successo dell’ambra nell’antichità, oltre alle sue origini misteriose? L’ ambra è un materiale morbido, facile da lavorare e ideale per la creazione di perline o gioielli. Può essere tagliata con una sega di qualunque materiale osseo o litico, raschiata con una lima o perforata con un perforatore manuale primitivo.

Statuetta con Amore e una cagna gravida, simbolo di fedeltà coniugale e augurio di fecondità alla sposa, in ambra, di epoca romana. Foto di Giovanni Dall'Orto, 29 maggio 2015.
Statuetta con Amore e una cagna gravida, simbolo di fedeltà coniugale e augurio di fecondità alla sposa, in ambra, di epoca romana. Foto di Giovanni Dall’Orto, 29 maggio 2015.

Le culture dell’ Età del Bronzo si sono dimostrate abili nel lavorare materiali ben più duri, per cui l’ ambra non rappresentò una sfida ma un materiale comodo da manipolare e sufficientemente raro da poter essere impiegato per la realizzazione di oggetti preziosi o rituali. I gioielli d’ambra più antichi in nostro possesso risalgono a circa 13.000 anni fa, alla fine del Pleistocene.

In Egitto e in Grecia l’ambra acquisì lo status di materiale magico e le sue apparenti proprietà curative e mistiche furono i motori che alimentarono per millenni le carovane che percorrevano la Via dell’Ambra. L’ ambra era un materiale di prima scelta per la realizzazione di amuleti, statuette di divinità, incensi e profumi da impiegare per celebrazioni religiose, e utilizzata sotto forma di polvere per creare misture medicinali per la cura di malattie del cavo orale e infezioni di occhi e orecchie.

Anche le proprietà elettrostatiche dell’ambra erano note in antichità: nel mondo persiano era definita con la parola kahraba, che successivamente sarebbe diventato il termine per definire l’elettricità, e in Grecia questo materiale veniva chiamato elektron per la stessa ragione (il termine moderno “ambra” deriva dalla parola araba anbar con cui veniva definita l’ ambra grigia, di origine animale e dalle proprietà differenti). L’ambra può infatti acquisire una carica elettrostatica quando sottoposta a frizione con materiali come legno o stoffa: le proprietà elettrostatiche dell’ambra furono documentate da Talete di Mileto e Teofrasto, i quali osservarono che era in grado di attrarre pagliuzze, piume e fili di tessuto dopo essere stata strofinata.

Legends and myths of amber
Amber in Antiquity
L’ambra nell’opera di Plinio il Vecchio

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