Quante calorie servono per sopravvivere?

Quante calorie servono per sopravvivere?

Il fabbisogno calorico di un individuo può variare enormemente in base al tipo di attività fisica che svolge e alle condizioni climatiche a cui è sottoposto: un clima rigido costringerà l’organismo ad utilizzare una parte consistente del cibo ingerito per produrre il calore necessario a mantenere l’indispensabile livello di operatività e garantire che tutti gli organi fondamentali possano operare ai ritmi richiesti dalle circostanze.

Calcolare il fabbisogno calorico necessario a sopravvivere è quindi un problema complesso e che deve essere necessariamente adattato al grado di “fitness” di uno specifico individuo e all’ostilità dell’ambiente che lo ospita.
Il corpo ha costantemente bisogno di calorie per mantenere le funzioni vitali: il cuore non smette mai di battere, il sistema nervoso è sempre al lavoro per interpretare ed elaborare gli stimoli sensoriali che riceve, senza contare il fabbisogno d’energia necessario a riparare eventuali danni causati a muscoli, ossa o tendini. Tra il 60% e il 70% delle calorie consumate da un essere umano vengono generalmente dedicate al mantenimento delle attività fondamentali dell’organismo.

L’attività fisica modifica ovviamente il fabbisogno calorico: i carboidrati e i grassi contribuiscono a generare energia (i primi sono ideali per attività in cui è richiesta resistenza sul medio-lungo termine), mentre le proteine rinforzano la struttura muscolare a seguito di un’attività fisica in cui è richiesta forza. Ignorare o sottovalutare l’importanza di un giusto apporto di carboidrati, proteine e grassi può portare a profondi scompensi osseo-muscolari o a cali energetici nei momenti di maggior lavoro del nostro organismo.

Ma quante calorie e nutrienti sono necessari al mantenimento di un organismo sano immerso nella natura?
Secondo molti istituti di ricerca (come la Harvard Health Publications), per sopravvivere senza conseguenze in un ambiente urbano, subendo tuttavia un graduale dimagrimento, sono necessarie almeno 1.200 Kcal al giorno per una donna e 1.500 Kcal al giorno per un uomo; ma per mantenere costante il peso corporeo sono necessarie invece 1.600-2.400 Kcal al giorno per una donna e 2-3.000 Kcal al giorno per un uomo.

L’ambiente moderno in cui viviamo non è tuttavia un esempio azzeccato per determinare uno spettro di calorie necessario a sopravvivere nella natura selvaggia. A casa possiamo godere di riscaldamento automatizzato, acqua corrente, servizi igienici a distanza di qualche metro dalla camera da letto, senza contare una fornitura di energia elettrica che consente di attivare qualunque apparecchio moderno che semplifica enormemente la vita quotidiana.

Ju/hoansi San durante l'attività di raccolta di tuberi e radici commestibili
Ju/hoansi San durante l’attività di raccolta di tuberi e radici commestibili

In natura le cose sono decisamente più complesse: per riscaldarsi occorre creare e manipolare il fuoco (attività che, pur avendo a disposizione i materiali adatti, può richiedere un enorme dispendio di tempo e di energie), per ottenere acqua potabile bisogna innanzitutto localizzare un sorgente e trasportare l’acqua fino al proprio accampamento (attività da svolgere almeno due-tre volte al giorno) e farla bollire; se invece si è colti da uno “stimolo notturno”, l’unica opzione è quella di allontanarsi dall’accampamento nel cuore della notte prestando attenzione a predatori o a eventuali ostacoli potenzialmente pericolosi.

Un esercizio utile per determinare con approssimazione il fabbisogno calorico di un individuo immerso nella natura è il calcolo della richiesta energetica di un essere umano in base al suo livello di attività fisica.
Il calcolo del fabbisogno calorico giornaliero si basa su tre elementi:

  • Metabolismo basale (BMR – Basal Metabolic Rate): energia spesa giornalmente per le funzioni di base dell’organismo;
  • Energia consumata per attività fisica;
  • Energia spesa per digerire e assorbire gli alimenti.

Per calcolare il proprio metabolismo basale sono necessari dati come sesso, età, peso e altezza. Utilizzando le formule messe a disposizione dalla FAO e questo calcolatore, un adulto come il sottoscritto ha un ritmo metabolico di base pari a circa 1.800 Kcal al giorno.

Ottenuto il BMR, possiamo fare una stima del fabbisogno calorico giornaliero utilizzando la tabella dei coefficienti LAF (Livello di Attività Fisica) dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel caso di un adulto dotato delle mie caratteristiche fisiche e costretto a sopravvivere in natura, possiamo ipotizzare che il suo LAF sia attestabile ad un coefficiente pari a 2 (“attività pesante”), ottenendo come risultato 1.800 Kcal x 2 = 3.600 Kcal giornaliere per mantenere stabile il peso, la muscolatura e le riserve di grasso.

Assumere quotidianamente 3.600 Kcal dalla caccia o dalla raccolta può risultare un traguardo difficilmente raggiungibile, soprattutto nei periodi dell’anno più scarsi di risorse. Per ottenere la quota di 3.600 Kcal occorrerebbe mangiare ogni giorno quantità consistenti di uno dei seguenti alimenti:

  • Oltre 1kg di carne (mediamente 200-300 Kcal per etto);
  • Quasi 2 kg di salmone (circa 200 Kcal per etto);
  • Oltre una ventina di uova (150 Kcal per etto);
  • Circa 10 noci di cocco (350 Kcal per 100g);
  • Oltre 20 avocado (160 Kcal per 100g);
  • Oppure ingerire 600 grammi di noci (circa 600 Kcal per 100g, sgusciate).

Questa estrema semplificazione potrebbe far pensare che, una volta individuata una fonte di noci, si possa condurre un’intera esistenza mangiando esclusivamente quello. I problemi con quest’idea sono principalmente quattro:

  • Ogni noce contiene circa 4 grammi di materia commestibile (quelle selvatiche potrebbero essere più piccole). Nel migliore dei casi, quindi, sarebbe necessario trovare, sgusciare e mangiare circa 150 noci al giorno per coprire il fabbisogno calorico giornaliero;
  • Per quanto si tratti di un alimento ricco di proprietà benefiche, non ha un profilo completo dal punto di vista nutrizionale, circa il 60% dell’energia prodotta deriva dai grassi contenuti nelle noci (tra i quali i celebri omega 3) e non contiene la vitamina B12, tipica degli alimenti di origine animale e indispensabile per un corretto funzionamento dell’organismo, specialmente sul medio-lungo termine;
  • Un consumo eccessivo di noci (come per molti altri alimenti) può causare problemi: diarrea, problemi digestivi ed eruzioni cutanee, senza contare le reazioni potenzialmente fatali nei soggetti allergici;
  • Mangereste noci ininterrottamente, ogni giorno, per il resto della vostra vita? E’ possibile che dopo qualche giorno questo regime alimentare possa portare alla monotonia, se non addirittura all’esasperazione dopo qualche settimana di consumo forzato.

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Come facevano i nostri antenati cacciatori-raccoglitori ad ottenere e mangiare il cibo necessario per mantenersi in forze e svolgere le loro attività quotidiane? Utilizzando un mix di adattamenti biologiche e cooperazione sociale:

  • La sopravvivenza delle comunità di cacciatori-raccoglitori e di quelle agricole dipende in buona parte dalla cooperazione dell’intero gruppo sociale: molti membri sono quotidianamente impegnati a procacciare cibo tramite la caccia e la raccolta, a mantenere le risorse a disposizione (come bestiame e colture) o a preparare e conservare il cibo per i periodi più duri. Se un singolo individuo è costretto a trascorrere la maggior parte della giornata a cacciare o raccogliere cibo, la collettività consente di dedicare solo una parte del giorno alla produzione e al consumo di cibo;
  • Circa il 30% della dieta dei cacciatori-raccoglitori era costituita da proteine animali, ma questo non significa che mangiassero carne ogni giorno. Gli Hadza e i Kung africani, gruppi di cacciatori-raccoglitori moderni, hanno un successo nella caccia inferiore al 50% e possono trascorrere lunghi periodi in cui non vedono neanche l’ombra di un pezzo di carne. L’unica eccezione sembra essere rappresentata dalle popolazioni artiche (come gli Inuit), la cui dieta è costituita al 99% da carne e grasso animale per via delle condizioni ambientali in cui vivono, condizioni che impediscono la crescita di materia vegetale commestibile;
  • Quando la caccia falliva nel procacciare cibo, la raccolta quotidiana di piante spontanee, bacche, frutta, funghi e insetti manteneva in vita l’intera comunità. La raccolta, tradizionalmente affidata alle donne e ai bambini, era un’attività svolta quotidianamente e che richiedeva diverse ore per essere portata a termine e soddisfare il fabbisogno alimentare della collettività. Anche con diversi mesi di buona raccolta, tuttavia, i nostri antenati trascorrevano lunghi periodi in cui erano costretti a consumare ciò che avevano raccolto e conservato nei periodi più proficui, intervallati da giorni o intere settimane in cui si mangiava poco o nulla;
  • I nostri antenati erano tendenzialmente più piccoli di noi, con la conseguenza di dover consumare un numero minore di calorie ogni giorno rispetto all’essere umano moderno; erano inoltre più adattati alla vita in natura e tendevano a conservare energia in modo più efficiente rispetto all’essere umano moderno. Gli Hadza africani, ad esempio, consumano in media circa 1.400-1.500 Kcal al giorno: ogni giorno praticano la raccolta, cacciano circa 3 volte la settimana (e nella metà dei casi tornano a mani vuote) e trascorrono periodi digiunando per assenza di materia commestibile da ingerire.

Why Aren’t Hunter-Gatherers Obese?
The Evolution of Diet
Fabbisogno calorico giornaliero (FCG)
Minimum Amount of Calories Needed Per Day to Survive

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