Barlaam e Iosafat, santi cristiani e il Buddha

Barlaam, Iosafat e Buddha

La lista di santi della tradizione cristiana contempla alcune figure storiche, altre immaginarie e altre ancora, se reali, dalla moralità quanto meno discutibile. Un personaggio in particolare non appartiene nemmeno alla tradizione cristiana o ebraica: è il caso della storia di Barlaam e Iosafat (latinizzati in Barlamus e Iosaphatus), la cui leggenda sembra essere basata sulla vita del Buddha storico Siddhartha Gautama.

Durante il Medioevo i contatti tra le culture occidentali e quelle orientali non si interruppero affatto, ma proseguirono ad un ritmo diverso rispetto al passato. Ciò che legava Oriente e Occidente non erano soltanto proficui scambi commerciali o interessi di conquista, ma anche un fitto scambio di idee e filosofie le cui conseguenze riverberano nella storia fino ad oggi.

Il caso di Barlaam e Iosafat è un esempio lampante dei contatti tra la cristianità e le filosofie orientali. Il primo adattamento cristiano della storia dei due santi viene dall’epica Balavariani, tradotta intorno al X secolo dal monaco Eutimio l’Atonita che trascrisse la storia dei due santi dal georgiano al greco prima del 1028, anno della sua morte a Costantinopoli. La versione di Eutimio venne ulteriormente trascritta in latino nel 1048 e iniziò a diffondersi in Europa sotto il titolo di “Barlaam e Iosafat”, riscuotendo un discreto successo e venendo tradotta in numerose lingue.

La storia di Barlaam e Iosafat inizia con il re indiano Abenner (o Avenier) e la persecuzione del culto cristiano che si stava diffondendo all’interno dei suoi domini. Gli astrologi reali avevano predetto che in futuro sarebbe giunto un cristiano in grado di mettere in crisi il suo regno: riconoscendo questa minaccia nel giovane principe Iosafat, Abenner lo isolò da ogni contatto esterno rinchiudendolo nel palazzo reale e circondandolo di lusso e vizi di ogni genere.
La reclusione non impedì a Iosafat di incontrare l’eremita Barlaam e convertirsi al Cristianesimo, mantenendo intatta la sua fede anche dopo la rabbia e le opere di persuasione del padre. Alla fine, anche Abenner fu costretto a cedere e si convertì alla cristianità, cedendo il trono al figlio e ritirandosi nel deserto come eremita.

La Leggenda di Barlaam di B.Antelami (Parma, Battistero)
La Leggenda di Barlaam di B.Antelami (Parma, Battistero)

Analizzando il testo di Eutimio gli storici si sono accorti di alcuni singolari punti in comune tra la vita di Iosafat e quella di Siddhartha Gautama, il fondatore del Buddhismo. Ad esempio: il nome Iosafat (in origine Iodasaph) deriva dal termine sanscrito “Bodhisattva” (il nome usato nel Buddhismo per indicata Gautama prima dell’Illuminazione), lentamente cambiato nel corso dei secoli fino ad assumere la forma persiana “Bodisav” intorno al VI-VII secolo d.C. e trasformandosi ulteriormente in “Budhasaf” o “Yudasaf” nei documenti di origine araba risalenti all’ VIII secolo. Al tempo della prima traduzione di Eutimio, in Georgia la parola “Budhasaf” era diventata “Iodasaph”.

La storia di Iosafat ha inoltre molti elementi simili a quella di Gautama: in entrambi i casi, il padre-re indiano, allo scopo di impedire il compimento di una profezia fatta da un saggio, confinò il figlio tra il lusso e i privilegi del palazzo reale. Dopo essere riusciti ad uscire dal palazzo, sia Buddha che Iosafat si resero conto delle vere condizioni in cui versava l’umanità; dopo aver incontrato un monaco itinerante (Barlaam), si convinsero a dedicare la loro vita all’introspezione critica, al raggiungimento dell’illuminazione e all’aiuto dei più bisognosi.
Alcuni dettagli della storia di Iosafat, se tradotti in sanscrito, sono quasi identici al contenuto del Lalitavistara Sutra, un sutra che descrive la vita di Gautama redatto in via definitiva intorno al III secolo d.C.

Occorre sempre tenere presente che il Buddhismo si sviluppò circa 6 secoli prima della nascita dal Cristianesimo e che i nostri antenati europei e asiatici non vivevano in realtà totalmente isolate dal resto del mondo: le influenze culturali e filosofiche dell’Estremo Oriente condizionarono l’Occidente ben prima che l’Europa venisse a conoscenza della vera estensione del continente asiatico e dei popoli che vi risiedevano, come accadde ad esempio per la “Regola d’Oro“.

La prima pagina di un manoscritto del XIV-XV secolo sulla storia di Barlaam e Iosafat, Biblioteca Nacional de España
La prima pagina di un manoscritto del XIV-XV secolo sulla storia di Barlaam e Iosafat, Biblioteca Nacional de España

Almeno 1 secolo prima della nascita di Cristo, Alessandria d’Egitto ospitò certamente qualche visitatore proveniente dall’Asia, come testimoniano le sepolture buddiste scoperte durante gli scavi archeologici. Dopo l’anno zero, alcuni santi cristiani erano a conoscenza della storia sulla nascita di Buddha: San Girolamo menziona l’evento riportando che “nacque dal fianco di una vergine” (evento raccontato nel testo buddista Buddhacarita), suggerendo un ipotetico legame tra l’Immacolata Concezione cristiana (un dogma cattolico del 1854  e discussa fin dal IV-V secolo d.C.) e la nascita di Gautama. Sappiamo inoltre che intorno al V-VI secolo d.C. in Asia centrale si verificarono numerosi contatti tra cristiani e buddisti, mazdeisti e manichei, contatti che fecero nascere una prima versione della storia di Barlaam e Iosafat basata sul Lalitavistara Sutra e inizialmente redatta in lingua pahlavi, in siriaco e in arabo.

Attualmente abbiamo a disposizione numerose varianti del manoscritto originale in greco antico: esistono copie in latino, arabo, spagnolo, georgiano, inglese e tedesco, traduzioni che contribuirono ad una vasta diffusione della storia in tutta Europa.
I santi Barlaam e Iosafat non sono mai stati formalmente canonizzati, ma in passato erano festeggiati come martiri il 27 novembre, il 26 agosto (nella Chiesa greco-ortodossa) o il 19 novembre (nella tradizione russa).

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Barlaam and Iosafat
Buddhism and Christianity
Ortodox Calendar
1911 Encyclopædia Britannica/Barlaam and Josaphat

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