Mais inca e escrementi di lama

Mais inca ed escrementi di lama

Come fecero gli Inca, 700 anni prima di Cristo, a coltivare mais in un clima rigido e difficile come quello andino senza poter contare sui grandi mammiferi che alimentarono la rivoluzione agricola nel Vecchio Mondo? Secondo Alex Chepstow-Lusty, paleoecologo del French Institute for Andean Studies di Lima, il segreto del mais inca sono gli escrementi di lama.

Il mais, coltura chiave nell’evoluzione sociale dell’essere umano nel Centro e Sud America, contribuì al passaggio dall’uomo cacciatore-raccoglitore a quello agricoltore-allevatore, segnando un momento fondamentale nella storia del Nuovo Mondo e in seguito rivoluzionando l’alimentazione del Vecchio dopo lo “Scambio colombiano”.

Ma come sia stato possibile coltivare coltivare mais a oltre 3.000 metri di quota è sempre rimasto un mistero fino alla pubblicazione della ricerca di Chepstow-Lusty sulla rivista scientifica Antiquity. “Il passaggio al mais si verificò 2.700 anni fa e fu possibile grazie ad una grande disponibilità di escrementi di lama. I fertilizzanti organici hanno consentito di coltivare il granoturco ad elevate altitudini, permettendo agli Inca di insediarsi stabilmente e di fiorire come civiltà” spiega il ricercatore.

Dato che non esistono testimonianze scritte dell’antico linguaggio Inca (questa civiltà non conosceva la scrittura), i dettagli sulle loro abitudini e sulle loro tecnologie sono pochi e spesso confusi.

Lago Marcacocha
Lago Marcacocha

Ma Chepstow-Lusty è riuscito a risalire al momento in cui il mais fu introdotto nella cultura Inca analizzando i sedimenti prelevati dal fondo del Marcacocha, un lago nella regione peruviana di Cuzco che si trova a circa 4.500 metri sul livello del mare.
Come gli anelli di un albero sono in grado di dirci con una certa approssimazione l’età di una pianta e i cambiamenti climatici che ha attraversato, ogni strato di sedimenti ci racconta un pezzo del passato andino: il carotaggio del fondo del lago, un cilindro lungo ben 6,3 metri, contiene tracce di ciò che accadde nella regione fino a 4.200 anni fa.

Chepstow-Lusty ha scoperto che i primi pollini di mais sono apparsi sul fondo del lago circa 700 anni prima di Cristo; questo dimostrerebbe che la coltivazione del mais si spinse fino ad oltre 3.000 metri di altezza sul livello del mare, zona generalmente non molto adatta all’agricoltura

Come per moltissime civiltà del passato, anche per gli Inca il mais rappresentò un punto di svolta. Fino all’introduzione di questo cereale il cibo più comune erano patate e quinoa, una pianta ricca di proteine venerata dagli Inca e capace di crescere ad oltre 4.000 metri; ma il mais è più facile da conservare e da trasportare delle patate o della quinoa, oltre a fornire un apporto calorico più alto se paragonato a quello delle altre due piante. “Questo fa la differenza quando non esistono strade e veicoli con ruote, o quando ogni cosa deve essere trasportata sul dorso di un lama” spiega Graham Thiele, esperto dell’agricoltura andina all’ International Potato Center di Lima.

“In aggiunta” continua Thiele, “il mais era più facile da accumulare in magazzini controllati dall’aristocrazia e avrebbe supportato il prelievo delle tasse da parte delle elite emergenti Inca e Wari. Per queste ragioni, il mais supera le patate per trasportabilità, immagazzinamento e convenienza nel pagamento di un tributo“.

mais inca e escrementi di lama

I sedimenti del lago hanno anche mostrato la presenza di acari (Cryptostigmata o Oribatida) che si nutrono di escrementi animali: il periodo di maggior abbondanza di questi animali corrisponde con la prima apparizione del mais in Perù, suggerendo che la coltivazione di questo cereale si sia verificata in corrispondenza della comparsa di branchi di grandi mammiferi. Ma non esistendo al tempo nelle Americhe nessuno dei grandi mammiferi che caratterizzarono la rivoluzione agricola in altri continenti (come bovini e suini), gli escrementi di erbivori più diffusi all’epoca erano quelli di lama.

Questo dimostrerebbe che il mais abbia raggiunto l’inospitale ecosistema delle Ande con l’aiuto degli escrementi di lama. “Generalmente i lama pascolavano vicino al lago in cui defecavano. Le loro feci diventavano cibo per gli acari, ma fornivano anche fertilizzante che si poteva raccogliere facilmente ed utilizzare per far crescere il mais”.

Ad aggiungersi agli escrementi di lama, anche il clima avrebbe giocato un ruolo importante nel favorire l’introduzione del mais. “I campioni estratti dal Marcacocha mostrano una serie di periodi di siccità associati con un aumento delle temperature, dati che coincidono con profondi cambiamenti sociali verificatisi ogni 500 anni a partire dal 700 a.C.” spiegaChepstow-Lusty.

Llama muck and maize revolution drove Inca success

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