Il cervo rosso

Cervo rosso reale

Il cervo rosso (Cervus elaphus), noto anche come cervo nobile o cervo reale, è il tipico cervide delle foreste temperate e fredde eurasiatiche e il suo rapporto con l’essere umano risale a tempi antichissimi: pitture rupestri datate a 40.000 anni fa sono la testimonianza di come questo ungulato facesse parte della cultura dei nostri antenati fin dal Pleistocene e rappresentasse, oltre ad un’ovvia fonte di proteine, un’importantissima miniera di risorse per la realizzazione di una vasta gamma di oggetti d’utilità quotidiana.

Il cervo rosso è il quarto cervide più grande dopo l’alce americano, l’alce europeo e il sambar (Rusa unicolor): un esemplare maschio cresce generalmente fino a raggiungere la lunghezza di 170-250 centimetri, un peso di 90-240 kg (soggetto a forti variazioni stagionali) e un’altezza al garrese compresa tra i 90 e i 130 centimetri. Alla specie Cervus elaphus appartengono differenti sottospecie le cui dimensioni variano sensibilmente in base all’area geografica di distribuzione.

E’ facile intuire le ragioni che portarono i nostri antenati a cacciare i cervi rossi: ogni animale può fornire svariati chilogrammi di pelle e ossa, oltre a 20-40 kg di carne altamente proteica e particolarmente saporita, considerata pregiata da molte culture del passato. Non bisogna dimenticare inoltre i palchi, impiegati per la realizzazione di utensili, e i tendini delle zampe o del dorso utilizzati da millenni per creare cordame straordinariamente resistente.

Cervo rosso carne

Il cervo rosso un tempo era abbondante in tutte le foreste eurasiatiche e comunemente predato dai nostri antenati cacciatori-raccoglitori: ossa di cervo risalenti a 130.000 anni fa dimostrerebbero come l’essere umano cacciasse i cervi rossi anche durante i periodi glaciali, nonostante gli insuccessi fossero più frequenti rispetto alle battute di caccia riuscite a causa del clima e del terreno impraticabile. A dispetto degli ostacoli dell’era glaciale, la carne di cervo ha costituito per millenni una fetta importante della dieta preistorica, come testimoniano i resti ossei rinvenuti in quasi tutti i siti risalenti al Pleistocene o all’ Olocene.

Il cervo è un animale gregario che per la maggior parte dell’anno trascorre il suo tempo in compagnia di esemplari dello stesso sesso. I maschi dominanti si aggregano ai gruppi di femmine durante la stagione dell’accoppiamento e gli esemplari più maturi possono arrivare a possedere un harem composto da diversi gruppi di cerve. Per mantenere coesi gli harem, i cervi maschi usano un richiamo molto potente e profondo, un verso ideale per risuonare tra le foreste densamente coperte da vegetazione.

Palco di cervo e velluto in fase di distaccamento
Palco di cervo e velluto in fase di distaccamento

Solo i maschi di cervo dispongono di palchi che iniziano a crescere durante la primavera e vengono sostituiti ogni anno, generalmente alla fine dell’inverno, diventando sempre più grandi e ramificati con l’aumentare dell’età dell’animale. I palchi possono superare il metro di lunghezza e i 5 kg di peso e sono costituiti da osso ricoperto da uno strato di peluria corta chiamato velluto.
Le corna vengono utilizzate dal cervo sia come strumenti di difesa contro i predatori sia come armi per i combattimenti svolti durante la stagione degli amori per stabilire il diritto all’accoppiamento.

Un cervo adulto può produrre fino a 15 kg di velluto nell’arco di un anno: inizialmente molto vascolarizzati, i palchi dei cervi tendono a ossificarsi progressivamente fino ad ostruire del tutto i vasi sanguigni che ne sostengono la crescita. In questa fase il velluto inizia a distaccarsi dai palchi e può essere raccolto per essere utilizzato come sostanza medicinale (come succede in alcune culture tradizionale della Nuova Zelanda, Cina, Siberia e Corea).

Qualunque parte dell’animale può essere consumata, a partire dagli organi interni come cuore, fegato, polmoni e cervello. La carne di cervo è ricca di proteine quanto quella di manzo o di maiale ma ha un basso contenuto di grassi, caratteristiche che nella storia più recente hanno contribuito a renderla un alimento pregiato spesso riservato all’aristocrazia.
Intorno all’anno 1.000 in Inghilterra sorsero almeno una trentina di riserve di caccia dedicate al cervo, parchi in cui la caccia a questo animale era rigidamente regolamentata e che nel XIV secolo arrivarono a coprire circa il 2% dell’intera superficie emersa dell’Inghilterra.

La caccia al cervo in tempi preistorici non era molto differente dalle strategie moderne impiegate nella caccia con l’arco. Non potendo competere con le prestazioni atletiche di un cervo, è possibile cacciare questi animali tendendo agguati a distanza ravvicinata o, nel caso di esemplari di piccola taglia, piazzando trappole a laccio per immobilizzarli e sfinirli prima di infliggere il colpo di grazia.

Prima dell’invenzione dell’arco o del propulsore, la lancia era l’unica arma a disposizione ed è possibile che i nostri antenati utilizzassero tecniche di caccia che prevedevano un breve inseguimento volto a convogliare interi branchi all’interno di percorsi ciechi come canyon, formazioni rocciose naturali o palizzate realizzate appositamente per la caccia di grossi mammiferi gregari.

Secondo questa ricerca, molti dei cervi rossi scoperti in siti preistorici europei risalenti a 20-50.000 anni fa erano esemplari molto giovani che solitamente vengono si separano dal gruppo durante la fuga del branco da una potenziale minaccia. Le culture che introdussero l’utilizzo del propulsore furono in grado di cacciare prede di taglia media in modo più efficace rispetto all’utilizzo di lance e giavellotti, ma quest’arma da lancio richiede una distanza inferiore ai 20-25 metri per causare ferite letali in un grosso mammifero; data la natura schiva e sospettosa del cervo, distanze così ravvicinate non sono facilmente ottenibili ancora oggi dai cacciatori più esperti e dotati del moderno bagaglio di conoscenze sulla biologia e sul comportamento delle prede, ma per nulla impossibili per cacciatori nati e cresciuti in totale immersione nella natura.

E’ più probabile quindi che i cacciatori di cervi del Paleolitico che intendevano procacciare carne per comunità di media grandezza basassero le loro strategie predatorie principalmente sulla cooperazione e sull’utilizzo di trappole naturali o artificiali per concentrare i branchi in aree che privilegiavano la cattura di individui rimasti isolati o favorivano l’utilizzo di lance, giavellotti e proiettili.

Battuta di caccia al cervo nel Medioevo
Battuta di caccia al cervo nel manoscritto medievale Livre de La Chasse di Gaston Phoebus (1387-1389)

Molti millennio dopo, in epoca medievale, la caccia al cervo divenne più un passatempo aristocratico che un’attività di sussistenza. Animali dotati di palchi con meno di 10 punte non erano considerati degni di essere uccisi e la caccia al cervo si trasformò in un evento mondano che coinvolgeva almeno una decina di persone, diverse mute di cani e una precisa sequenza di operazioni da effettuare prima, durante e dopo la caccia:

  • Un cacciatore esperto localizzava un cervo adulto seguendone le tracce;
  • Il gruppo di caccia si riuniva per discutere con il tracker su come procedere con la battuta. In questa fase veniva servita la colazione ai partecipanti;
  • I cani venivano piazzati lungo il percorso del cervo basandosi sulla previsione dei cacciatori più esperti, in attesa che un cane da traccia localizzasse con precisione l’animale;
  • I cani si lanciavano all’inseguimento per sfiancare il cervo costringendolo a fermarsi e a tentare di difendersi. Il cacciatore di rango sociale più elevato effettuava l’uccisione con una spada, una lancia o un arco;
  • La preda veniva dissezionata accuratamente e parti della carcassa erano lasciate ai cani come ricompensa per il loro lavoro.

Upper Perigordian Hunting: organisational and Technological Strategies

DEER – Wildlife Online

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