Insetti, il supercibo dei primati (uomo incluso)

Negli ultimi anni si sta assistendo ad un’importante rivalutazione del contributo che gli insetti possono dare alla nostra dieta quotidiana: ricchi di proteine, grassi e minerali essenziali, gli insetti sembrano rappresentare una validissima fonte di energia; molti di noi tuttavia devono ancora superare l’ “effetto disgusto” che questi invertebrati suscitano nella maggior parte della popolazione dei Paesi occidentali.

Le Americhe e l’Europa si sono ormai distaccate da secoli, se non da millenni, da un’alimentazione ricca di nutrienti provenienti dagli insetti, ma in molti Paesi orientali questi animali sono una fonte alimentare del tutto normale e lo stesso valeva per i nostri antenati cacciatori-raccoglitori e gli ominidi che li hanno preceduti.

Prima della selezione artificiale di animali da carne, l’essere umano non era particolarmente schizzinoso sul tipo di cibo che assumeva. Ottenere carne fresca tramite la caccia non era affatto semplice e metteva a serio rischio molti membri della comunità; gli insetti rappresentavano invece una fonte alimentare ad alto valore nutrizionale, erano disponibili quasi tutto l’anno e spesso così abbondanti da poter generare surplus alimentari.

L’analisi dei coproliti (escrementi fossili) rinvenuti in alcuni siti archeologici preistorici dimostrerebbe che i nostri antenati non erano affatto disgustati dall’ingestione di insetti: formiche, larve di coleotteri e altri insetti, cavallette, termiti, pulci e zecche erano ingredienti comuni nella dieta degli abitanti di Altamira fino a circa 11.000 anni fa, mentre in Cina si iniziarono a coltivare bachi da seta a scopo alimentare nel 2.500 a.C.

Verme del bambù
Larve del bambù, consumati regolarmente in Thailandia e Laos

Alcune correnti di pensiero hanno suggerito in passato che l’essere umano abbia smesso di cibarsi di insetti a causa di un mix di crescente apprezzamento per i nuovi cibi frutto della rivoluzione agricola e della difficoltà che avrebbe l’apparato digerente umano nel digerire le parti dure di questi invertebrati, come l’esoscheletro.

La moderna sensazione di disgusto che molti sperimentano al solo pensiero di cibarsi di insetti, tipica del mondo occidentale, non sembra però essere legata a problemi nutrizionali, digestivi o evolutivi, come spiega un recente studio condotto da Mareike Janiak e pubblicato su Molecular Biology and Evolution.

“Per molto tempo l’idea prevalente era che i mammiferi non producessero un enzima capace di dissolvere gli esoscheletri degli insetti, che risultano quindi molto difficili da digerire” spiega Janiak. “Ora sappiamo che questa idea non vale per i pipistrelli, i topi e i primati”.

Secondo i risultati ottenuti da Janiak e dai suoi collaboratori della Ken State University, quasi tutte le specie di primati prese in esame (34) dispongono di almeno una versione di un gene (chiamato CHIA) capace di produrre un enzima che scioglie gli esoscheletri degli insetti, composti principalmente da chitina.

Molti primati moderni dispongono di una sola copia del gene CHIA, ma i loro predecessori ne possedevano almeno tre, probabilmente per far fronte ad una dieta ricca di invertebrati. Alcuni primati moderni come il tarsio, che si nutrono prevalentemente di insetti, hanno addirittura cinque copie del gene.

“Quando alcuni primati si sono evoluti per diventare più grandi e più attivi durante il giorno rispetto alla notte, le loro diete si sono spostate verso altri alimenti come frutta e foglie” spiega Janiak. “Gli insetti diventarono meno importanti e gli enzimi digestivi dei primati iniziarono a cambiare, ma molti dei primati viventi continuano ad avere almeno una copia del gene CHIA”.

“Sfortunatamente, molta della ricerca sugli esseri umani è stata condotta finora utilizzando partecipanti provenienti da culture occidentali invece di mettere a confronto persone provenienti da diverse culture e che si nutrono regolarmente di insetti. Ma per gli esseri umani, anche se non disponiamo dell’enzima, l’esoscheletro è più facile da masticare e digerire dopo aver cotto l’insetto”.

Valori nutrizionali di alcuni insetti
Valori nutrizionali di alcuni insetti

Sul pianeta di contano oggi circa 2 miliardi di persone che si nutrono più o meno regolarmente di oltre 1.900 specie di insetti diverse. Scendendo più nel dettaglio, si tratta di ben 2.086 specie consumate da 3.071 gruppi etnici di 130 Paesi diversi, specialmente africani e asiatici.

Il grosso vantaggio della produzione di insetti per uso alimentare è il ridotto consumo di acqua rispetto all’allevamento di bestiame tradizionale: produrre 150 grammi di carne dalle cavallette consuma ben poca acqua, ma per la stessa quantità di carne bovina sono necessari oltre 3.000 litri. Gli insetti sono inoltre mediamente più veloci a crescere (dal 4 al 19% in più di massa corporea ogni giorno) contro la media dello 0,3% degli animali d’allevamento tradizionali.

Eating insects might seem yucky, but they are nutritious and there is no reason you can’t

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