Scorpion Tree e archeoastronomia dei nativi Chumash

Lo Scorpion Tree è una vecchia quercia che si trova nelle Santa Lucia Mountains, nei pressi della contea di San Luis Obispo, California. Sarebbe soltanto un vecchio albero come molti altri se solo non fosse per un’incisione sul suo tronco che fino a pochi anni fa si riteneva fosse stata fatta da cowboy di passaggio.

Ma non si tratta di un semplice lavoro d’intaglio di un mandriano: la lucertola a sei zampe scavata nella corteccia dello Scorpion Tree, lunga ben un metro, è incorniciata da un rettangolo e si trova vicino a due sfere intagliate allo stesso modo nel tronco; un’ opera d’arte dal profondo significato simbolico realizzata, a quanto pare, dai nativi Chumash.

I Chumash sono una tribù di nativi americani che è vissuta nelle zone costiere della California per millenni: i primi insediamenti infatti risalirebbero a circa 10.000 anni fa.
Prima del contatto con l’ invasore occidentale si stima che la popolazione si aggirasse attorno a 10-20.000 individui; ma all’ inizio del 1900, tra vaiolo ed influenza, la popolazione si ridusse a circa 200 persone, che fortunatamente sono riuscite a risollevare le sorti della tribù portandola a circa 5000 unità attuali.

“Sono stato il primo a capire che si trattava di un motivo dei Chumash” dice Rex Saint Onge, paleontologo, riferendosi ai nativi americani della regione che hanno lasciato disegni e incisioni simili a quelli dello Scorpion Tree su alcune rocce e caverne nella zona tra Santa Barbara e Malibu.
Nel caso della vecchia quercia, tuttavia, non si tratta di un petroglifo o di una pittura rupestre ma di un motivo inciso su corteccia d’albero, l’unico del suo genere per quanto riguarda la cultura dei Nativi Americani dell’intera costa occidentale degli Stati Uniti.

Dopo aver speso diverso tempo a studiare la simbologia di queste incisioni, Saint Onge ha compreso che i disegni riportati sulla vecchia quercia non sono altro che una rappresentazione del cielo: si tratterebbe infatti della relazione tra il Grande Carro e la Stella Polare.

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Due raffigurazioni di cielo e terra secondo gli Ipai, popolazione nativa che probabilmente condivideva molti aspetti culturali con i Chumash.

La cosa sorprendente è che i Chumash sono sempre stati considerati un popolo di cacciatori-raccoglitori-pescatori privo di nozioni astronomiche se non per un’osservazione superficiale del cielo e delle stelle, probabilmente utilizzate per orientarsi. Ma essendo una delle relativamente poche popolazioni americane in grado di navigare l’oceano, una qualche conoscenza delle stelle dovevano pure averla, ma nessuna delle loro nozioni astronomiche pare essere giunta a noi; nulla, a parte le incisioni sullo Scorpion Tree.

Essendo un paleontologo, Saint Onge non aveva molte nozioni astronomiche. Ma come un bravo scienziato deve saper fare, si è rimboccato le maniche e ha iniziato a studiare.
Ha imparato che la Stella Polare è il fulcro della rotazione del Grande Carro, che ruota attorno ad essa in 24 ore e che la posizione della costellazione durante il tramonto può comunicare la stagione in cui ci si trova. Se Saint Onge ha imparato tutto questo attraverso i libri, i Chumash pare lo avessero appreso osservando il cielo con pazienza e occhio attento nell’arco di anni, se non di generazioni.

Il lavoro di incisione del tronco dell’albero quindi non è un semplice motivo impresso sulla pianta durante una visione sciamanica indotte da sostanze psicoattive, come spesso avveniva durante le cerimonie Chumash e come era stato ipotizzato per decenni dai paleontologi.
Si tratta invece di una sorta di pagina del loro “libro” di astronomia, utilizzata come parte del calendario Chumash per stabilire in quale stagione ci si trovasse e regolare i ritmi della vita tribale.

Una delle pitture rupestre Chumash
Una delle pitture rupestre Chumash

I Chumash hanno lasciato una vasta gamma di pitture rupestri all’interno di caverne, sulle pendici di montagne e su svariate superfici rocciose spesso vicine a corsi d’acqua, sorgenti o specchi d’acqua permanenti. I nativi Chumash credevano che questi luoghi avessero una connessione diretta con il soprannaturale ed erano spesso frequentati dagli alchuklash, gli sciamani, per avere le loro visioni entrando in uno stato alterato di coscienza attraverso l’uso di sostanze allucinogene.

I soggetti di queste pitture rupestri sono esseri umani, animali, corpi celesti e forme geometriche dal significato non ancora compreso, raffigurati da disegni fatti con dita intinte nei pigmenti. Una delle pitture sembrerebbe rappresentare l’ eclissi solare del novembre 1677, mentre altre mostrano probabilmente la posizione di alcuni astri o pianeti.

Datare le incisioni sull’albero è estremamente difficile, tant’è che oggi come oggi non si sa quando siano state effettuate. Si ipotizza anche che le incisioni non siano state fatte da antichi Chumash ma da una famiglia vissuta nella zona ed estinta dall’ epidemia di influenza del 1918.
Ma Saint Onge è convinto che si tratti di un’antica mappa celeste, un’incisione che dovrebbe far rivalutare completamente la complessità culturale dei Chumash e le loro nozioni in fatto di astronomia.

A supportare l’ipotesi di Saint Onge c’è Joe Talaugon, anziano Chumash e fondatore del Guadalupe Cultural Arts Center, che sostiene che la cultura Chumash sia sopravvissuta quando, oltre 200 anni fa, le missioni spagnole hanno cercato di sradicarla per far posto alla fede cristiana.
“Il popolo Chumash sta realizzando che ha una connessione profonda con suoi antenati e vuole rinnovarla. E’ importante per me come anziano che si faccia luce sulla nostra storia. L’incisione su quell’albero ha aperto molte strade per la ricostruzione della nostra storia”.

A Tree Carving in California: Ancient Astronomers?

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