L’efficacia della clava di legno preistorica

Clava di legno primitiva

Nell’immaginario collettivo, la clava è l’arma tipica dell’uomo delle caverne: uno strumento contundente non sofisticato realizzato con metodi semplici e materiali facilmente lavorabili da strumenti di pietra. Ma quanto era realmente efficace la clava primitiva? I ricercatori della University of Edinburgh hanno recentemente pubblicato una ricerca sulla rivista specializzata Antiquity che dimostrerebbe che la clava dell’ Età della Pietra fosse un’arma letale in molte circostanze, specialmente negli scontri violenti con altri esseri umani.

Gli scontri violenti tra piccole comunità di cacciatori-raccoglitori in conflitto per le risorse non sono eventi rari nel Paleolitico o nel Neolitico, anche se è difficile parlare di vere e proprie guerre per via del numero ristretto di individui che costituiva un tipico gruppo comunitario dell’Età della Pietra.

Alcuni teschi scoperti in Europa centrale e occidentale mostrano evidenti fratture craniche, alcune rimarginate mentre altre decisamente fatali, provocate da armi contundenti quasi certamente manovrate da altri esseri umani ed è facile immaginare come alcune tribù sopravvivessero grazie alle risorse sottratte ad altre comunità attraverso saccheggi e invasioni del territorio.

frattura cranica clava
Confronto tra frattura prodotta dalla riproduzione della clava del Tamigi sul cranio sintetico e la ferita rilevata su un teschio risalente al Neolitico appartenuto ad un adulto di 35-40 anni ucciso nel sito di Asparn/Schultz

Nell’arco della fase primitiva del genere umano la clava ha rappresentato l’arma contundente per eccellenza e si è presentata sotto svariate forme e materiali, alcuni tipicamente connessi alla cultura d’appartenenza: la clava Maori, ad esempio, è generalmente realizzata da un blocco di giada che viene lavorato con strumenti di pietra fino ad ottenere una piccola mazza a forma di spatola. Ma la maggior parte delle clave del Neolitico era realizzata con materiali di origine naturale come legni duri e densi, materiali che ad eccezione della pietra sono facilmente deperibili e lasciano poche tracce archeologiche.

Clava di legno delle culture native delle isole del Pacifico
Clava di legno delle culture native delle isole del Pacifico. Fonte: Don’s Maps

Gli esemplari di clava primitiva di legno in nostro possesso non sono molti ma costituiscono una preziosissima fonte d’informazioni. Una delle clave di legno più antiche è la “mazza del Tamigi”, una clava che si è conservata nel fango del fiume londinese per circa 5.500 anni e che oggi è conservata al Museum of London.
“Le clave di legno sono state utilizzate come armi anche durante l’Età del Bronzo, per cui è molto probabile che siano state uno strumento importante nell’arsenale del Neolitico” spiega Christian Meyer, ricercatore dell’ Osteo-Archaeological Research Center di Goslar, Germania, ma non coinvolto nello studio.

Per comprendere l’efficacia della clava neolitica, Meaghan Dyer e Linda Fibigerturned hanno realizzato modelli sintetici del cranio umano utilizzando il gel balistico solitamente impiegato per verificare la penetrazione dei proiettili delle armi da fuoco. Ogni teschio è stato ricoperto da uno strato esterno di pelle di gomma e da uno intermedio in poliuretano per simulare il tessuto osseo che protegge il cervello.

Clava del Tamigi originale e riproduzione
Clava del Tamigi originale (sopra) e riproduzione realizzata da un carpentiere per la ricerca di Dyer e Fibigerturned

La replica della clava del Tamigi, del peso di circa 1,2 kg, è stata quindi messa alla prova: alcune delle fratture inflitte alle repliche del cranio umano sono risultate molto simili alle ferite osservate su molti resti ossei umani risalenti al Neolitico, in particolare i resti scoperti nel sito austriaco di Asparn/Schletz, dove almeno 26 tra adulti e bambini furono uccisi a colpi di clava circa 7.000 anni fa per ragioni ancora sconosciute.

Il sito di Nataruk in Kenya, risalente a circa 10.000 anni fa, sembra inoltre essere stato il teatro di un massacro condotto da una tribù rivale che portò alla morte 27 persone, tra cui 6 bambini. Ogni scheletro finora riportato alla luce mostra segni evidenti di traumi da corpo contundente coerenti con i dati della ricerca di Dyer e Fibigerturned e ferite riconducibili ad oggetti appuntiti come lance o giavellotti.

“La violenza è un fenomeno più complesso di quanto abbiamo ritenuto fino a questo momento” spiega Dyer. “Sono dell’opinione che forse la parola ‘guerra’ non si possa applicare a questo periodo perché le comunità erano ristrette. Ma possiamo iniziare a comprendere eventi come scorrerie, assalti, infanticidi e omicidi. Analizzandoli nel dettaglio possiamo capire molto meglio cosa significasse essere un membro di una cultura neolitica in Europa”.

5,500-Year-Old Wooden Clubs Were Deadly Weapons

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