Ascolta l’ aulòs dell’ Antica Grecia

Aulòs e diaulos

L’ aulòs era uno strumento musicale a fiato usato nella Grecia antica, simile ad un flauto e composto da uno o due tubi di legno o osso (la forma a due canne era chiamata diaulòs). Per quanto forma e utilizzo fossero molto simili a quelli di un flauto, l’ aulòs era uno strumento ad ancia mentre il flauto usa un labium all’imboccatura (una sorta di “fischietto” o un semplice foro).

L’origine mitologica dell’ aulòs si attribuisce ad Atena: dopo l’invenzione dello strumento, lo gettò via perché si rese conto che le sue guance si gonfiavano in modo poco aggraziato mentre lo suonava. Secondo la leggenda, il satiro Marsia raccolse lo strumento e sfidò Apollo in una gara musicale, perdendo miseramente contro la divinità e finendo per essere scorticato vivo come punizione per la sconfitta.

Gli esemplari di aulòi più antichi in nostro possesso sono stati scoperti a Koilada, Tessaglia, e risalgono ad oltre 6.000 anni fa. Si trattava di forme ancora rudimentali dello strumento: le canne, ottenute da ossa animali, disponevano di cinque fori posizionati irregolarmente lungo il tubo.

Per il primo aulòs “moderno” occorre aspettare qualche millennio: intorno al 2.700 a.C. fecero la loro comparsa nelle Cicladi le prime statue di auleti (suonatori di aulòs) e nei secoli successivi l’aulòs divenne un soggetto molto comune nelle decorazioni di vasi e anfore e fu largamente utilizzato nelle rappresentazioni delle tragedie e durante le cerimonie funebri.

Un aulòs era generalmente realizzato in canna, osso o legno, ma non erano rari strumenti ricavati da materiali pregiati come l’avorio o il bronzo. Lo strumento disponeva di un’ancia semplice o doppia inserita in un bulbo (holmos) attaccato direttamente nella canna dello strumento, e un tubo lungo circa 40 centimetri (hypholmion) dotato di 5, 6 o 8 fori per modulare il suono prodotto.

Spesso due aulòs (diaulòs) venivano uniti per produrre un suono più ricco o una doppia melodia; all’inizio del IV secolo a.C. inoltre, il celebre musicista tebano Pronomos sviluppò un sistema di “collari” e chiavi che consentivano di estendere il numero di note di un aulòs tradizionale.

Aulos

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