Come dormivano i nostri antenati?

Sonno

L’avvento dell’elettricità su larga scala, oggi disponibile in quasi tutte le case dei Paesi più economicamente ricchi, ha contribuito a modificare radicalmente le nostre abitudini quotidiane, specialmente quelle notturne. Se oggi la luce artificiale ci può tenere svegli ben oltre il tramonto o lungo l’arco dell’intera nottata, in passato i ritmi di lavoro e di riposo non dipendevano dall’illuminazione elettrica ma principalmente dal sorgere e dal calare del sole.

Si può essere portati a pensare, quindi, che i nostri antenati godessero delle proverbiali “8 ore di sonno a notte”, se non di più durante le brevi giornate invernali, ma la realtà sembra essere diversa. Le 8 ore di sonno ininterrotte potrebbero essere poco naturali per la fisiologia umana, come sembrano dimostrare numerosissimi documenti antichi e testimonianze archeologiche.

Secondo Roger Ekirch, autore del libro At Day’s Close: Night in Times Past, esistono oltre 500 riferimenti antichi allo “schema” di sonno utilizzato dai nostri predecessori e che risulterebbe essere molto più naturale e soddisfacente delle 7-8 ore filate.
Questi testi, provenienti da diverse epoche e culture, descrivono come fosse del tutto comune iniziare a dormire due ore dopo il tramonto per circa quattro ore, svegliarsi nel cuore della notte per un’ora o due, per poi ritornare a dormire fino all’alba o poco prima. “Non è solo il numero di riferimenti ad essere incredibile, ma è anche il modo in cui viene descritto il sonno, come se al tempo fosse nozione comune [che si dormisse in quel modo]” spiega Ekirch.

I Romani ad esempio non erano soliti dormire ininterrottamente per 7-8 ore durante la notte, ma il ciclo del sonno si estendeva per circa 10-12 ore: il primo sonno durava circa quattro ore, mentre il secondo dalle quattro alle sei ore.
Un manuale medico francese del XVI secolo, invece, suggerisce alle giovani coppie che il momento migliore per concepire un figlio non sia alla fine di una lunga giornata di lavoro, ma “dopo il primo sonno”, momento in cui “proveranno maggiore piacere”.

“Entrambe le fasi di sonno erano bene o male della stessa lunghezza, con individui che a volte si svegliavano dopo mezzanotte prima di tornare a riposare.” spiega Ekirch. “Ovviamente non tutti seguivano gli stessi orari per dormire. Più una persona andava a letto tardi, più si svegliava tardi dopo il primo sonno; oppure, se andavano a dormire dopo mezzanotte, non si svegliavano fino all’alba. ”

I riferimenti al primo e secondo sonno sembrano diventare sempre più rari a partire dal XVII secolo, periodo in cui città come Parigi (seguita da Amsterdam due anni dopo e Londra nel 1684) iniziarono ad utilizzare l’illuminazione notturna con candele o lampade a olio protette da involucri di vetro. La notte iniziò a diventare un momento “alla moda”, vivibile quanto il giorno e non più popolata da malviventi che sfruttavano il buio per compiere le loro malefatte; i due cicli di sonno iniziarono ad essere visti come uno spreco di tempo e ad essere sempre più integrati in un’ unica sessione di sonno della durata di 6-8 ore, sessione che lasciava libere 4-6 ore durante la notte rispetto alle tradizionali due fasi di riposo, che occupavano 10-12 ore.

Cosa facevano gli antichi durante la pausa tra primo e secondo sonno? Di tutto: c’era chi rimaneva a letto a chiacchierare, chi badava al fuoco, chi poteva permettersi il lusso di leggere, chi usava le ore di veglia tra il primo e il secondo sonno per pregare; alcuni fumavano tabacco o spaccavano legna, altri facevano sesso, altri ancora invece si recavano dai vicini per una visita o per qualche scambio di uova o latte.

Un demone prova a indurre in tentazione un monaco addormentato
Un demone prova a indurre in tentazione un monaco addormentato. Fonte: Online Catalogue of Illuminated Manuscripts

I monaci benedettini di epoca medievale, seguendo la Regola, andavano a letto verso le 19 per svegliarsi intorno alle 2 di notte e recitare le loro preghiere. Anche se altri ordini monastici permettevano una seconda fase di sonno, i monaci benedettini continuavano a rimanere svegli per tutta la giornata, anche se talvolta era loro consentito un piccolo sonnellino durante le ore di luce.

Per quanto riguarda i cacciatori-raccoglitori, invece, il discorso sembra essere diverso: una ricerca pubblicata nel 2016 sulla rivista Current Biology ha analizzato il sonno di tre popolazioni semi-primitive ancora esistenti in Africa e Bolivia (Hadza, Tsimane e San), scoprendo che queste comunità tendono a dormire senza interruzioni durante la notte aumentando o diminuendo le ore di sonno in base alla stagione (circa 5 durante l’estate, 7 durante l’inverno).

Questi popoli non hanno alcun concetto di sonnellino pomeridiano o di riposo durante le ore di luce e il loro vocabolario non contiene parole usate per definire l’insonnia. Generalmente vanno a dormire tre ore dopo il tramonto e si svegliano prima dell’alba, senza fasi di veglia durante la notte e senza mostrare alcun disturbo del sonno. L’aspetto davvero interessante di questa ricerca è che il loro regime di veglia e sonno non è regolato dalla luce, ma dal cambio di temperatura durante la giornata: il sonno inizia quando la temperatura è al minimo e finisce quando l’aria inizia a scaldarsi.

The myth of the eight-hour sleep

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2 Comments on “Come dormivano i nostri antenati?”

  1. Vi prego!!!! Dopo i numeri romani non va il pallino!!! Il pallino va messo solo dopo i numeri arabi….. quelli romani già si leggono primo, secondo, terzo, quarto eccetera.
    Vi scongiuro! Mi stupisce che un sito che voglia fare divulgazione cada in questi errori da scuola elementare!!!

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