Archeologi riproducono cibo dei marinai del XVII secolo

Cibo dei marinai

Solcare il mare durante il XVII secolo era tutt’altro che semplice: dopo settimane o mesi di navigazione tra bonacce, tempeste e imprevisti, l’equipaggio ormai allo stremo delle forze si trovava costretto a nutrirsi di razioni di cibo che emanavano odori nauseabondi a causa del loro discutibile stato di conservazione.

Alcuni libri di ricette e diari di bordo dell’epoca citano, tra le scorte di cibo comunemente trasportate sulle navi, manzo o maiale in salamoia e biscotti duri come il cemento, oltre che materie di prima necessità come cereali e legumi; questi antichi testi non dimenticano quasi mai di menzionare il terribile fetore che emanavano le scorte di cibo dopo giorni di viaggio sottocoperta e l’esposizione alla scarsa igiene che regnava sui vascelli del ‘600.

I ricercatori della Texas A&M University, guidati dalla specializzanda in archeologia nautica Grace Tsai, tre anni fa hanno deciso di riprodurre il cibo che consumavano quotidianamente i marinai del XVII° secolo con lo scopo di verificare in quali condizioni vivessero e se il cibo che mangiavano fosse davvero commestibile secondo gli standard moderni. Uno degli interessi primari di Tsai è quello di capire meglio lo stato di salute dei marinai dell’antichità in base alla loro dieta e comprendere se e come potessero resistere al consumo continuo di cibi contaminati da batteri potenzialmente nocivi.

La Elissa mentre si dirige verso il porto di Galveston nel 1981. Enterprise file photo
La Elissa mentre si dirige verso il porto di Galveston nel 1981. Enterprise file photo

Lo scorso agosto 2017 i ricercatori hanno riempito svariati barili e casse con diversi tipi di cibo: manzo e maiale in salamoia, pesce sotto sale, alcuni legumi e i cosiddetti “biscotti di mare”, gallette a base di farina e acqua. I barili sono stati successivamente caricati a bordo della nave Elissa, uno dei più antichi vascelli esistenti varato nel 1877 e attualmente ormeggiato nel porto di Galveston, Texas. Il modello di riferimento per riprodurre il cibo di bordo è il relitto del galeone Warwick, una nave affondata a Castle Harbor nel 1619 a causa di un uragano: all’interno del relitto sono stati scoperti resti di bicchieri di vetro contenenti tracce di birra e vino, oltre a resti ossei di bovini.

Studiando i resti animali, il team è stato in grado di ricostruire quali tagli di carne fossero più utilizzati per la salamoia e ha riprodotto questa ricetta seguendo le istruzioni di un antico testo di cucina risalente al 1682. Il resto del cibo caricato a bordo è stato preparato seguendo i metodi del periodo, con l’obiettivo finale di verificare a mesi di distanza lo stato di conservazione di un pasto tipico dei marinai del 1600.

Manzo in salamoia dopo un solo giorno a bordo della Elissa
Manzo in salamoia dopo un solo giorno a bordo della Elissa

I barili sono stati tenuti sotto osservazione analizzando i cambiamenti del loro contenuto ogni 10 giorni. Il cibo è stato maneggiato con la precisa intenzione di produrre contaminazioni batteriche accidentali e frequenti, dato che i marinai del XVII° secolo non erano soliti lavarsi le mani prima di toccare gli alimenti conservati nella stiva.

A distanza di due mesi il manzo in salamoia aveva assunto un aspetto orribile e un odore ancora peggiore, ma non si trovava in evidente stato di putrefazione e poteva essere considerato commestibile per gli standard alimentari di un marinaio affamato. Dalle analisi del team di Tsai, dopo qualche settimana la carne doveva essere bollita almeno 40 minuti per distruggere una parte dei batteri nocivi che aveva accumulato durante il viaggio.

Galletta del 1784. National Maritime Museum, Greenwich
Galletta del 1784. National Maritime Museum, Greenwich

La sorpresa più grande l’hanno riservata i biscotti di mare (chiamate anche hard tack), gallette simili a cracker o biscotti realizzate con farina, acqua e sale: per quanto totalmente esposti al caldo umido dell’estate texana, hanno conservato quasi inalterato il loro aspetto originale.
I biscotti di mare erano considerati da molti dotti dell’epoca come un alimento molto nutriente perfetto per mantenere una sana costituzione fisica durante la navigazione. I fornai antichi creavano gallette durissime in grado di conservarsi in buono stato anche per un anno; col passare del tempo, l’esposizione all’umidità le avrebbe rese più morbide e masticabili.

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Il passo successivo dello Ship Biscuit & Salted Beef Research Project sarà quello di produrre birra secondo un procedimento comune nel XVII secolo, caricarla sulla nave entro l’inizio di dicembre e dopo qualche mese farla assaggiare al pubblico.

Ship Biscuit and Salted Beef Project

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