L’ orso bruno

Orso bruno e cuccioli

L’ orso bruno (Ursus arctos), che comprende sottospecie come l’ orso bruno eurasiatico e il grizzly, è il secondo più grande carnivoro terrestre esistente e in un passato lontano rappresentò l’incubo di ogni cacciatore-raccoglitore delle regioni temperate del pianeta.

L’orso bruno esiste da almeno 1 milione di anni e ha iniziato fin da subito a differenziarsi in base all’ecosistema in cui abitava separandosi in almeno 16 sottospecie, alcune delle quali ormai estinte. L’uomo anatomicamente moderno ha dovuto quindi imparare a coesistere con questi animali notoriamente poco amichevoli e molto più abbondanti nelle foreste del Pleistocene rispetto ad oggi.

I nativi americani, ad esempio, vedevano l’orso come un animale da temere e rispettare: sapevano esattamente cosa fosse in grado di fare ad un piccolo gruppo di caccia e spesso preferivano evitare qualunque incontro. Nelle tribù in cui si praticava la caccia del grizzly per scopi rituali, la spedizione di caccia doveva essere preceduta da una seria preparazione e da un rituale propiziatorio, e non veniva mai condotta con meno di una mezza dozzina di abili cacciatori.

L’ orso bruno è un animale dalla corporatura imponente, anche se le sue dimensioni possono variare notevolmente in base alla sottospecie d’appartenenza. Un maschio adulto (di solito il 30% più grande di una femmina) può superare i 2,5 metri in posizione bipede e i 150 centimetri in altezza al garrese su quattro zampe. Il cranio è lungo dai 30 ai 45 centimetri ed è armato di canini appuntiti e denti robusti che riflettono la grande varietà alimentare della sua dieta.
L’orso bruno è anche munito di zampe enormi: quelle anteriori, più piccole del 40% rispetto alle posteriori, possono superare i 20 centimetri di lunghezza e sono armate di unghie ricurve lunghe fino a 15 centimetri.

Zampa di grizzly del Columbus Zoo, Columbus, Ohio
Zampa di grizzly del Columbus Zoo, Columbus, Ohio

Il peso degli orsi bruni varia notevolmente in base alla regione geografica in cui vivono e alla stagione: gli orsi europei e dello Yellowstone, ad esempio, hanno una media stagionale che oscilla tra 115 e i 360 kg. In prossimità dell’inverno infatti, l’orso bruno inizia a fare incetta di qualunque risorsa alimentare riesca a fiutare per riuscire ad accumulare grasso utile a sopravvivere l’ ibernazione invernale, che consuma ogni riserva energetica dell’animale anche perché, contrariamente al letargo, non si tratta di un lungo sonno ininterrotto ma di un torpore che a volte viene interrotto da stimoli esterni.

Possiamo presumere che, in un periodo in cui vaste foreste ricoprivano la maggior parte dell’ Europa, l’orso bruno potesse raggiungere dimensioni ancora più grandi rispetto ai suoi discendenti moderni, sottoposti a forti pressioni ambientali. In tempi recenti, tuttavia, sono stati osservati esemplari dalle dimensioni straordinarie: il peso massimo raggiunto da un orso bruno dello Yellowstone è di quasi 500 kg, mentre alcuni orsi bruni slovacchi e bulgari hanno raggiunto il peso di 400 kg, circa il doppio della media dei maschi adulti della regione.

Orso Kodiak del Kodiak National Wildlife Refuge, Alaska
Orso Kodiak del Kodiak National Wildlife Refuge, Alaska

Il record di orso bruno più grande spetta però all’ orso Kodiak (Ursus arctos middendorffi): vive nell’ Arcipelago Kodiak in Alaska e per millenni ha rappresentato un formidabile avversario per i nostri antenati. L’esemplare selvatico di orso Kodiak più pesante superava i 750 kg e aveva un cranio lungo più di 70 centimetri, ma un normale maschio adulto pesa stagionalmente tra i 272 e i 635 kg, con un peso medio annuale di circa 500 kg; le femmine sono più leggere del 30%, ma ugualmente feroci specialmente se si trovano costrette a difendere la prole.

Le femmine di orso bruno hanno un meccanismo riproduttivo particolare: dopo essere state fecondate da un maschio, l’ovulo inizia a dividersi e rimane nell’utero per circa sei mesi; durante la quiescenza invernale, il feto aderisce alla parete uterina e, se la madre dispone di sufficienti riserve di energia, formerà dei cuccioli che verranno partoriti otto settimane dopo mentre la madre si trova in ibernazione. Se l’orso non ha abbastanza risorse energetiche, l’embrione viene riassorbito e non si verificherà alcun parto.

Orso bruno e cuccioli
Orso bruno e cuccioli

Generalmente mamma orsa partorisce da 1 a 3 cuccioli (4 è poco comune, 5-6 più raro) che pesano tra i 300 e i 500 grammi e raggiungeranno dopo l’allattamento i 7-9 kg e un livello di sviluppo tale da essere in grado di cibarsi di alimenti solidi. L’educazione dei cuccioli è interamente affidata alla madre: i piccoli la seguiranno per 2-4 anni, periodo durante il quale impareranno tecniche di sopravvivenza come la caccia, la pesca, la difesa dai predatori, dove trovare il miglior rifugio per l’inverno e quali risorse alimentari sono più nutrienti.

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L’orso bruno è un animale solitario molto intelligente, opportunista ma non particolarmente attivo come predatore, anche se non disdegna la caccia e la pesca se non richiedono un eccessivo dispendio di energie. Non è raro che molti orsi si aggreghino episodicamente nella stessa area in cerca di cibo o attratti dall’ odore di una carcassa: anche se non sono strettamente territoriali, di fronte ad una fonte di cibo contesa da più esemplari si formano gerarchie spontanee basate su età e dimensioni o determinate da segnali aggressivi o brevi scontri fisici.

L’essere umano si trovò spesso a dover competere con i grossi orsi bruni del Pleistocene per via della loro dieta, la più onnivora del regno animale. Proprio come l’essere umano, l’orso è un opportunista eccellente e non disdegna o trascura alcuna fonte di cibo che trova al suo passaggio, sia essa rappresentata da bacche, carogne di animali o radici e tuberi; proprio come noi, anche l’orso cerca di evitare di sprecare troppe energie per ottenere calorie preziose, tendenza che lo portava in passato a competere per le stesse risorse desiderate dai nostri antenati.

Circa il 90% del cibo consumato da un orso bruno è composto da materia vegetale come bacche, frutta, ghiande, funghi, muschi, radici e tuberi per un totale di oltre 200 specie di piante e funghi. Anche se la carne e il pesce sono ottime fonti di proteine e grassi e la loro presenza nella dieta varia in base alla regione e alla stagione, i carboidrati e gli zuccheri delle piante che consumano gli orsi bruni contribuiscono in larga parte all’accumulo di grasso in vista dell’inverno.
Un’altra importante fonte di cibo per gli orsi bruni di tutto il mondo sono gli insetti: gli orsi bruni dello Yellowstone, ad esempio, possono consumare fino a 40.000 falene in un solo giorno durante le enormi migrazioni delle Euxoa auxiliaris e non disdegnano affatto api, formiche, vermi e coleotteri di ogni tipo.

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Per quanto non ami particolarmente la caccia attiva, l’orso bruno è potenzialmente capace di cacciare ogni grande mammifero che vive nel suo habitat. Nelle fatte di orso sono state rilevate le tracce di oltre 100 differenti specie di mammiferi, da piccoli roditori come scoiattoli e topi ad animali ben più grossi, come marmotte e castori. Non sono rari inoltre gli attacchi a ungulati come cervi, renne e alci specialmente in aree boscose, dove gli orsi bruni possono tendere agguati e superare il loro svantaggio in velocità e agilità.

L’orso bruno ha dovuto imparare a difendersi non solo dalla competizione con l’essere umano, ma anche da altri predatori apicali dei suoi habitat, come lupi, tigri, leoni di montagna e altre specie di orsi tra cui il famigerato orso dal muso corto (Arctodus spp.), un orso nordamericano scomparso circa 11.000 anni fa pesante circa il doppio rispetto ad un Kodiak moderno e che superava i 3,5 metri di altezza sulle zampe posteriori.

 

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