La pietra del sole vichinga

Pietra del sole vichinga

Le antiche cronache vichinghe islandesi narrano di una speciale “pietra del sole” (sólarsteinn) che, se rivolta verso un cielo coperto di nubi, avrebbe la capacità di rivelare la posizione del Sole facilitando la navigazione lontano dalla costa. Gli inventari di chiese e monasteri cristiani edificati bene o male nello spesso periodo in Islanda citano anch’essi la presenza nei loro magazzini di queste misteriose pietre, anche se non ne vengono descritte le caratteristiche o l’utilizzo.

La pietra del sole fu per diversi secoli considerata soltanto una leggenda, ma il ritrovamento di una strana roccia cristallina in un relitto risalente al XVI° secolo e scoperto ad Alderney, un’isola nel canale della Manica, ha costretto gli archeologi a rivalutare l’attendibilità delle cronache vichinghe che narrano di questo oggetto.

I Vichinghi erano di certo abilissimi navigatori, in grado di attraversare migliaia di chilometri di mare aperto tra la Norvegia e la Groenlandia, ben oltre l’Atlantico all’interno di navi provviste di un solo ponte e nessun sottocoperta in cui ripararsi dalle intemperie. Ma le giornate nordiche di luce perpetua durante la stagione estiva non permettevano loro di utilizzare le stelle come punto di riferimento, costringendoli a usare il Sole.

Ma il clima nordico può essere molto incostante e ci sono giornate (parecchie) in cui il Sole viene nascosto da uno spesso e opaco manto di nubi che rende impossibile utilizzare l’unico punto di riferimento disponibile in mare aperto. Come navigare alla cieca, senza alcuna direzione da seguire?

La leggenda dell’eroe vichingo Sigurd descritta nel Hrafns saga Sveinbjarnarsonar (XII° secolo) parla di una misteriosa “pietra del sole”. Re Olaf, durante una giornata nevosa, chiese a Sigurd di cercare di localizzare il Sole. Sigurd afferrò la sua pietra del sole e localizzò l’astro in pochi istanti. Per verificare che la risposta di Sigurd fosse corretta, Olaf stesso afferrò la pietra del sole e riuscì a trovare la stella, nascosta da uno spesso strato di nubi.

Nel 1967, l’archeologo danese Thorkild Ramskou suggerì che questa pietra del sole potesse essere un cristallo polarizzante. L’idea di Ramskou era che i Vichinghi fossero in grado di sfruttare le proprietà del “cristallo d’Islanda”, una varietà trasparente di calcite spesso utilizzata per effettuare dimostrazioni sulla polarizzazione della luce. Le proprietà polarizzanti di questo cristallo erano note anche a Huygens, a Newton e a chi venne prima di loro, ma testimonianze archeologiche dell’utilizzo di questa forma di calcite da parte dei Vichinghi non furono scoperte fino al 2013 con il ritrovamento del relitto di Alderney.

cristallo di calcite

Il “cristallo d’Islanda” è una varietà trasparente di calcite che occorre in natura sotto forma di cristalli facilmente estraibili. Questi cristalli sono noti per la loro birifrangenza, la capacità di scomporre un raggio di luce in due a seconda della polarizzazione: un raggio che attraversa il cristallo si separa in due raggi con angoli differenti, facendo apparire gli oggetti “raddoppiati”.
Ramskou ipotizzò che sollevando verso il cielo questi cristalli e ruotandoli per ottenere la giusta birifrangenza, i Vichinghi fossero in grado di dedurre la posizione del Sole con lo scarto di qualche grado anche in giornate nuvolose, nevose o nebbiose.

L’ipotesi di Ramskou è stata ripresa nel 2005 da Gabor Horváth, ricercatore della Eötvös University, e da Susanne Åkesson, ecologa della Lund University. Per verificare se l’utilizzo delle “pietre del sole” potesse effettivamente ridurre gli errori di localizzazione del Sole, i ricercatori hanno verificato la polarizzazione della luce durante giorni di nuvole o nebbia scoprendo che, nonostante il cielo coperto, non era molto differente da quella riscontrabile durante una giornata di cielo limpido. “Ho provato un cristallo durante una giornata piovosa in Svezia” afferma la Åkesson. “Lo schema della luce cambiava dipendentemente all’orientamento della pietra”.

Pietre del sole vichinghe

Tuttavia, come sottolinea Sean McGrail, studioso di navigazione antica all’Università di Oxford, molti popoli del passato hanno utilizzato un insieme di tecniche differenti per la navigazione senza punti di riferimento celesti e senza l’uso di cristalli di calcite. “Si può anche dimostrare come potrebbero aver usato la pietra del sole, ma questo non rappresenta una prova del suo effettivo utilizzo. I popoli antichi navigavano senza alcuno strumento molto prima dell’utilizzo questa pietra”.

Gli antichi navigatori utilizzavano, in assenza di Sole o di stelle, la posizione della costa, le rotte di volo degli uccelli, le rotte migratorie delle balene, ed un insieme di altre tecniche che, combinate con un attento spirito di osservazione e con l’esperienza, hanno consentito ai marinai del mondo antico di solcare i mari di tutto il mondo.

Condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *