Purificazione dell’ acqua

sorgente acqua

In una vita immersa nella natura, l’ acqua rappresenta il bisogno primario per eccellenza. Data la gran quantità d’acqua necessaria alla sopravvivenza per un singolo giorno (dai 3 ai 4 litri, specialmente se si svolge attività fisica, si caccia o si pratica la raccolta) e l’impossibilità di trasportare sufficiente acqua per più giorni, è necessario conoscere tecniche di approvvigionamento e purificazione per garantire all’organismo un apporto costante di acqua potabile.

Le prime testimonianze archeologiche relative a metodologie per la purificazione dell’acqua risalgono ad oltre 6000 anni fa. Già allora gli antichi tentarono, con discreto successo, di rimuovere impurità e batteri dall’acqua e di migliorarne l’aspetto e il sapore.

Prima dell’avvento delle prime tecniche di purificazione, la qualità dell’acqua veniva generalmente stimata in base al buon senso e al sapore. I nostri antenati appresero, ad esempio, che è molto meglio attingere acqua da sorgenti in movimento che da pozze stagnanti o paludi; impararono a loro spese che condividere una sorgente d’acqua con altri animali non è una scelta saggia e porta spesso conseguenze ben poco desiderabili per chi si trova a sopravvivere in un ambiente ostile.

Le linee guida per la scelta di una fonte d’acqua, seguite oggi come in passato, sono le seguenti:

  • Evitare acqua stagnante presente ad esempio in paludi e acquitrini, o acqua dal colore strano;
  • Laghi piccoli o grandi non sono buone fonti di acqua potenzialmente potabile, sono da considerarsi come acqua stagnante;
  • L’acqua migliore proviene da sorgenti naturali che sgorgano dal terreno o dalla roccia;
  • Acqua corrente di fiumiciattoli e torrenti è potenzialmente sicura da bere, anche se non si può mai sapere che animale utilizza il torrente a monte della vostra posizione;
  • L’acqua dei grandi fiumi è spesso ricca di popolazioni batteriche provenienti dagli animali che ci vivono (e che ci muoiono) o dalla decomposizione della materia vegetale caduta in acqua;
  • Se ci sono insediamenti umani a monte del punto di raccolta, o si ha il sospetto che animali vari possano svolgere le loro funzioni corporali a monte, considerare come inquinata la fonte d’acqua.

Bollitura dell'acqua

Uno dei primi metodi utilizzati per la purificazione dell’acqua fu la bollitura. Contrariamente ai tempi moderni, nell’antichità era molto più probabile imbattersi in sorgenti contaminate da virus e batteri che da metalli pesanti e rifiuti chimici difficilmente eliminabili con la bollitura.
I primi “bollitori” non erano altro che contenitori di terracotta colmi d’acqua a cui venivano aggiunte pietre roventi fino a raggiungere la temperatura di ebollizione, o segmenti di bambù posti direttamente sulla fiamma che fungevano da pentolini monouso per qualche sorso d’acqua purificata. Qualunque fosse la tecnologia utilizzata, i nostri antenati si accorsero ben presto che la bollitura migliorava diverse proprietà dell’acqua:

  • Ne migliorava il sapore e la limpidezza, specialmente se si lasciava decantare il liquido per far depositare i residui solidi sul fondo;
  • Rendeva bevibile acqua attinta da fonti non potabili, paludi o pozze stagnanti in cui gli animali bevevano, si lavavano e defecavano;
  • L’aggiunta di materiale di origine vegetale o animale (per scopo alimentare o altro) creava miscugli e soluzioni che spesso miglioravano notevolmente la qualità della vita dell’intera comunità.

La bollitura fu affiancata da altre tecniche più o meno complesse, tecniche così importanti da venire raffigurate in diverse tombe egizie di oltre 3000 anni fa. Ippocrate condusse numerosi esperimenti di purificazione dell’acqua e fu uno dei primi a creare un rudimentale filtro a tessuto della storia: una manica di tessuto veniva utilizzata come filtro allo scopo di eliminare ogni impurità residua e migliorare sapore e limpidezza dell’acqua.

L’antico testo sanscrito Sushruta Samhita spiega diverse metodologie di purificazione, tra le quali ci sono la tradizionale bollitura e il riscaldamento al sole. La purificazione solare prevede l’utilizzo di un recipiente metallico o trasparente e l’esposizione al sole cocente dell’acqua in esso contenuta per 24-48 ore. Durante l’esposizione alla luce solare, l’acqua sarà attraversata da raggi UVA e UVB che dovrebbero (DOVREBBERO) uccidere ogni batterio nocivo, ma non eventuali sostanze chimiche disciolte.

Nell’arco dei secoli sono state realizzate innumerevoli versioni di filtri per la potabilizzazione dell’acqua utilizzando i materiali più disparati: sabbia, paglia, fibre animali o vegetali, carbone, sostanze coagulanti sono solo alcuni degli esempi che l’archeologia ci fornisce.

Filtro a sabbia per l'acqua

Il filtro probabilmente più efficace è il filtro a sabbia, anch’esso citato nel Sushruta Samhita. Si tratta di un filtro basato sul passaggio dell’acqua attraverso strati di differente consistenza: nello strato più alto ci saranno piccole rocce, seguito poi da uno strato di sabbia, uno di carbone di legna e infine uno di tessuto (il carbone o il tessuto possono essere sostituiti da materia vegetale fine). Gli strati di sabbia e carbone possono essere ripetuti a piacimento per aumentare l’efficacia del filtro, ma è consigliabile utilizzare almeno un paio di strati filtranti per la massima efficienza. L’ acqua è immessa nell’apertura superiore del filtro e inizia molto lentamente a scorrere per gravità verso il basso, attraversando i vari strati del filtro che “estrarranno” muffe, parassiti e agenti chimici contenuti nell’acqua (ma non i virus, troppo piccoli per essere intrappolati nel labirinto di sabbia e carbone).

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Uno dei metodi di purificazione dell’acqua più singolari viene dall’antico Egitto. I semi della pianta Moringa oleifera sono noti fin dall’antichità per la loro capacità di uccidere i batteri che popolano le sorgenti di acqua infetta. Recenti ricerche hanno scoperto che questi semi, una volta immersi nell’acqua, fungono da “magneti” per i batteri, creando grappoli di microrganismi attorno al corpo del seme e innescando un processo di fusione delle membrane esterne che porta alla morte di qualunque microbo. Una volta morti, i batteri precipitano sul fondo, lasciando l’acqua trasparente e potabile.

Una tecnica molto simile è quella che prevede l’utilizzo dei semi di Strychnos potatorum, una pianta utilizzata in India per rendere potabile acqua di dubbia origine. Dopo essere stati tagliati e macinati, i semi vengono immersi in un contenitore d’acqua innescando un processo di coagulazione e precipitazione delle impurità.

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