La lente di Nimrud

lente di Nimrud

La lente di Nimrud è un pezzo di cristallo ritrovato nell’attuale Iraq in quello che viene chiamato “Palazzo di Nimrud”, antica città dell’Assiria a sud di Ninive. Rinvenuto nel 1850 da Austen Henry Layard, questo pezzo di cristallo rappresenta un mistero ancora insoluto per l’archeologia moderna.

Se inizialmente si riteneva che fosse una lente utilizzata per accendere fuochi sfruttando la convergenza della luce solare, si è poi iniziato a pensare che avesse utilizzi ben più accademici: una delle ipotesi è che la lente di Nimrud fosse utilizzata per ingrandire e leggere più comodamente i caratteri cuneiformi; un’altra è che fosse il componente fondamentale di un antico strumento astronomico creato più di 3000 anni fa.

Pare infatti che la lente risalga ad un periodo compreso tra il 900 ed il 700 a.C. : è dotata di di superfici convesse, ha una forma leggermente ovale (35 x 41 millimetri) con uno spessore di circa 6 millimetri e una lunghezza focale di circa 11 centimetri. Il fuoco della lente è tutt’altro che perfetto per via delle numerose irregolarità, ma riesce comunque ad ingrandire di circa 3 volte l’oggetto osservato. Attualmente è custodita al British Museum.

Dettaglio della lente di Nimrud
Dettaglio della lente di Nimrud

L’ipotesi della lente di ingrandimento venne proposta inizialmente da David Brewer quando l’artefatto venne portato in Inghilterra. Uno strumento di ingrandimento sarebbe risultato immensamente utile per la creazione e la lettura delle minuscole incisioni su tavolette di argilla create dagli scribi assiri.

Il suo utilizzo come “accendino solare” sembra essere anch’esso un’ipotesi plausibile, e non sarebbe il primo esemplio della storia. Nell’antichità veniva utilizzato persino ghiaccio opportunamente modellato per innescare piccoli fuochi concentrando i raggi solari in corrispondenza di un’ esca di erba secca e ramoscelli.

Se queste due ipotesi sembrano valide ed accettabili per l’archeologia, quello che risulta essere più difficile da digerire è invece l’utilizzo della lente di Nimrud per la costruzione di uno strumento astronomico. Non disponiamo di alcuna informazione storica utile a ritenere che gli antichi abitanti di Nimrud possedessero conoscenze così avanzate da poter creare un artefatto di questo livello, se non addirittura uno strumento astronomico molto simile ad un telescopio a rifrazione.

Saturno e i suoi satelliti ripresi con un telescopio Celestron C6 SCT
Saturno e i suoi satelliti ripresi con un telescopio Celestron C6 SCT. Foto di joeldtonyan

Il professor Giovanni Pettinato, tuttavia, pone la seguente obiezione: come fecero gli Assiri a descrivere il pianeta Saturno come un dio circondato da un anello di serpenti? Saturno è chiaramente visibile ad occhio nudo sulla volta celeste, ma soltanto come un puntino luminoso indistinguibile degli altri. Solo l’osservazione con un telescopio può far notare la serie di anelli che circondano questo gigante gassoso.

Secondo gli esperti del mondo assiro, la descrizione di Saturno non rappresenterebbe una prova. Sembra sia chiaro ormai che gli Assiri vedessero serpenti un po’ ovunque, senza contare il fatto che su tutte le tavolette ritrovate e tradotte fino ad ora non c’è traccia scritta di alcuno strumento astronomico composto da lenti. Uno strumento di tale portata avrebbe di sicuro lasciato qualche traccia sulle tavolette d’argilla assire, se non altro qualche riferimento allo studio delle stelle attraverso una serie di lenti.

Nell’antichità si è spesso fatto ricorso a strumenti astronomici e ce n’è giunta traccia scritta sul loro utilizzo: dagli osservatori astronomici sopraelevati o strategicamente orientati verso le stelle fino a tubi realizzati con legno o carta che venivano utilizzati per concentrarsi sull’osservazione di oggetti celesti dalla debole luminosità escludendo la luce delle stelle circostanti.

Il problema dell’utilizzo astronomico della lente di Nimrud è rappresentato soprattutto dal fatto che il cristallo non offre una qualità tale da poter essere sfruttato all’interno di uno strumento astronomico, come un rudimentale telescopio. La rifrazione della luce è quanto meno imprecisa, per non dire disastrosa: sono presenti almeno due fuochi, il più luminoso osservabile alla distanza di circa 11 centimetri.

L’analisi al microscopio ha rivelato, inoltre, che la molatura della lente è rozza, con numerosi graffi su entrambe le superfici, graffi che riducono notevolmente la trasparenza della lente. Tutto questo fa pensare che non sia stata utilizzata come lente per un telescopio e fa sorgere numerosi dubbi anche sul suo impiego come lente d’ingrandimento.

Se l’impiego come strumento astronomico deve essere escluso, cosa ha spinto gli Assiri a modellare un cristallo in questo modo? Forse la necessità di scrivere simboli minuti su tavolette d’argilla o l’esigenza di leggere queste piccole incisioni per chi non avesse avuto occhi in ottima salute. Oppure, la lente di Nimrud ha avuto origine come primitivo ma ingegnoso strumento per la concentrazione dei raggi solari al fine di innescare la combustione di un’esca.

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