Freddo e ipotermia

Freddo e ipotermia

Quali sono gli effetti del freddo sul corpo umano? Niente di piacevole, a meno che non siate nell’ultimo stadio dell’ipotermia, quando il vostro corpo vorrebbe soltanto abbandonarsi ad un sonno senza risveglio e ogni sensazione tattile e dolore sono svaniti.

Iniziamo col dire che la riduzione della temperatura corporea di base, che normalmente va dai 36,5 ai 37,5°C, comporta un rallentamento delle funzioni corporali. Provate ad allacciarvi le scarpe a -26°C e vi renderete conto che anche la più semplice delle operazioni risulterà essere difficile, se non addirittura comica (sempre che abbiate lo spirito necessario per ridere a quella temperatura).

Un’altra reazione che avrete sarà quella di urinare. Il freddo riduce il flusso di sangue nella pelle, restringendo i vasi sanguigni superficiali per evitare di disperdere calore e per proteggere gli organi interni. Questo si traduce con un aumento della pressione sanguigna che porta il vostro corpo a volersi liberare dei fluidi corporei.

Una volta che la vostra temperatura corporea scende sotto i 35°C, ecco che subentra l’ ipotermia, generalmente suddivisa in tre diversi stadi:

35-32°C: leggera ipotermia. Il corpo inizia a tremare, la sensazione di freddo inizia a farsi fastidiosa (specialmente per mani e piedi, che sembrano trafitti da minuscoli ahi), si ha difficoltà ad eseguire azioni complesse con le mani.

32-30°C: moderata ipotermia. Il corpo trema intensamente, la coordinazione dei movimenti diminuisce, si inizia ad essere confusi, si ha difficoltà nel parlare e nel pensare, usare le mani diventa un’impresa ardua. Dita, orecchie e labbra possono diventare blu.

sotto i 30°C: severa ipotermia. Non si trema più, ma la pelle si gonfia e assume una colorazione blu. La coordinazione nei movimenti è assente, non si riesce a camminare, si è confusi e irrazionali, il battito cardiaco e il ritmo respiratorio rallentano sempre più fino ai limiti della sopravvivenza. Man mano che si procede verso i 28°C, il battito cardiaco e il respiro sono così irregolari che può essere difficile percepire le pulsazioni. Il vostro corpo vuole soltanto morire, e probabilmente siete già quasi morti, dato che se scendete a 25°C c’è ben poca speranza che possiate sopravvivere, anche con un tempestivo e adeguato trattamento.

La perdita di calore è accelerata da diversi fattori:

  • Acqua: l’acqua contribuisce a raffreddare il corpo umano molto più velocemente di quanto non faccia la sola aria. L’acqua raffredda un corpo umano 25 volte più velocemente di quanto possa fare un ambiente asciutto. Rimanere asciutti, quindi, equivale a rimanere vivi: indossare vestiti bagnati accelera di cinque volte la dispersione di calore.
  • Vento: il vento complica ulteriormente le cose. Ad una temperatura di 0°C, un flusso d’aria a 16 km/h vi farà percepire una temperatura di 5 gradi più bassa. Man mano che la velocità del vento aumenta, la temperatura diminuisce: con un vento a 50 km/h e una temperatura di base di 0°C, il vostro corpo si raffredderà come se si trovasse a -8°C. (utilizzate il calcolatore che trovate qui: Wind Chill Chart)
  • Sudorazione: la sudorazione è un meccanismo che il corpo umano ha sviluppato per ridurre la temperatura interna ed evitare danni irreparabili all’organismo in caso di surriscaldamento. Il problema è che, a basse temperature, la sudorazione contribuisce a disperdere il calore corporeo, e si aggiunge agli altri fattori che portano all’ipotermia.

Sfatiamo ora un mito: “l’alcool contribuisce a scaldarsi“. Se vi trovate in ambienti freddi, l’ultima cosa che vorrete fare è bere alcool. Anche se l’effetto degli alcolici fornisce un’illusoria sensazione di caldo temporaneo, in realtà non fa altro che contribuire alla dilatazione dei vasi sanguigni e a favorire l’afflusso di sangue verso la pelle, accelerando il raffreddamento del vostro corpo.

Ogni anno, nei soli Stati Uniti, muoiono circa 600 persone per ipotermia. Di questi centinaia di casi, dal 33 al 73% sono legati all’assunzione di alcool. Ancora convinti di farvi un cicchetto se sentite freddo?

Altra cosa da evitare in situazioni a rischio di ipotermia è l’assunzione di caffeina, perché ha un effetto diuretico e favorisce la disidratazione. Meno siete idratati, più il vostro corpo risentirà degli effetti del gelo. Se poi vi mettete a sudare, ricoprirete la vostra pelle di gocce d’acqua che accelereranno il raffreddamento.

Volete vedere in azione i sintomi di un’ ipotermia al primo stadio? Guardate il video qui sotto: un uomo si mette di proposito in uno stato di leggera ipotermia, per dimostrarne gli effetti.

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Ma freddo non vuol dire soltanto ipotermia. Un altro serio rischio è rappresentato dai geloni, un congelamento della pelle e dei tessuti sottostanti che si verifica specialmente nelle estremità (naso, orecchie, mani e piedi). La pelle inizia a farsi pallida per via della vasocostrizione. Meno sangue a pelle e tessuti si traduce in morte cellulare: la pelle si desquama, si spacca e necrotizza.

I geloni, come per le ustioni, vengono classificati in gradi:

Primo grado: congelamento superficiale della pelle. Durante il primo stadio si percepisce dolore, e alcune zone della pelle diventano bianche, rosse o gialle. I geloni di primo grado non provocano danni permanenti.

Secondo grado: necrosi dell’epidermide e formazione di bolle. La pelle diventa dura, e iniziano a svilupparsi vesciche 1-2 giorni dopo l’inizio del congelamento. La guarigione avviene in circa un mese, ma le zone interessate potrebbero diventare permanentemente insensibili al caldo e al freddo.

Terzo e quarto grado: piaghe nere e necrosi profonda del derma. Muscoli e tendini vengono colpiti dal congelamento, e iniziano a morire. I nervi subiscono danni permanenti, e può essere necessario procedere con l’amputazione per arrestare la cancrena dei tessuti.

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