La formica proiettile

formica proiettile

Quella che viene comunemente definita “formica proiettile” appartiene alla specie Paraponera clavata, unica rappresentante dell’intero genere Paraponera. Si tratta di una formica unica nel suo genere: lunga da 18 a 30 millimetri, è una predatrice formidabile grazie alla sua naturale aggressività e ad un pungiglione capace di inoculare un veleno dolorosissimo anche per l’essere umano.

Le Paraponera clavata formano colonie che consistono in diverse centinaia di individui e sono generalmente posizionate alla base degli alberi. Le operaie si procurano il cibo cacciando piccoli insetti che vivono sull’albero sorvegliato dalla colonia, o raccogliendo il nettare prodotto dalla pianta.

La formica proiettile vive nelle foreste pluviali di Nicaragua, Brasile, Honduras e Paraguay, e si è guadagnata dai locali il soprannome di “formica delle 24 ore” (hormiga veinticuatro) per via del fatto che il suo veleno provoca un dolore terrificante che dura circa 24 ore dopo la puntura. Dalla maggior parte degli occidentali, invece, la Paraponera clavata è stata invece definita “formica proiettile” perché il dolore che causa viene spesso paragonato a quello di un colpo di pistola a bruciapelo.

Dopo la puntura segue un periodo di 3-5 ore in cui il dolore è tale da non consentire di compiere alcun movimento complesso. La mente rimane totalmente annebbiata e concentrata sul dolore fino a quando, diverse ore dopo l’inoculazione della tossina, la sofferenza diventa solo vagamente tollerabile, lasciando un po’ di spazio per respirare e per recuperare la salute mentale.

La prima descrizione degli effetti della poneratossina, la componente principale del veleno delle formiche proiettile, è stata fatta negli anni ’20 del secolo scorso da Joseph Charles Bequaert, il primo a definire questa specie “formica proiettile”.

La poneratossina è stata descritta solo nei primi anni ’90 ed è un peptide neurotossico che causa una contrazione incontrollabile e prolungata dei muscoli e il blocco della trasmissione sinaptica. Nel caso dei vertebrati, 30 punture di formiche proiettile per ogni chilogrammo di peso corporeo possono sicuramente uccidere tra dolori inconcepibili e tremori incontrollabili.

Il veleno della formica proiettile non è soltanto un efficacissimo deterrente per i predatori della foresta pluviale (essere umano incluso), ma viene utilizzato da alcune comunità locali per i riti di iniziazione all’età adulta.

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Le comunità Satere-Mawe brasiliane usano intenzionalmente le formiche proiettile durante i loro riti di passaggio (vedi video sopra): le formiche vengono “addormentate” sfruttando un sedativo naturale e vengono incastrate all’interno di un guanto di foglie verdi, con il pungiglione rivolto verso l’interno.

I giovani Satere-Mawe che si apprestano a diventare adulti dovranno indossare 20 volte, nell’arco di diversi mesi o anni, il guanto pieno di formiche per almeno 10 minuti, dando prova di poter superare dignitosamente i giorni di atroci sofferenze che li attendono.

Ma le Paraponera clavata sono anche un’importante risorsa medicinale locale. Il loro veleno, in minuscole dosi, viene utilizzato per curare i reumatismi, mentre le potenti mandibole, data la loro capacità di rimanere chiuse anche dopo la morte della formica, sono state impiegate per chiudere ferite più o meno profonde.

Dal punto di vista evolutivo, le Paraponera clavata sono considerate “relitti evolutivi”: la loro specie si è separata dalle altre formiche oltre 90 milioni di anni fa, bene o male poco dopo la stessa comparsa delle formiche sulla Terra. Rappresentano quindi un’occasione più unica che rara per avvicinarsi alle origini delle formiche e capire la loro evoluzione nel corso di decine di milioni di anni.

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