Perforatore

trapano

La realizzazione di utensili utili alla caccia, alla pesca e alla vita quotidiana fece nascere l’esigenza di strumenti sempre più sofisticati e capaci di lavorare più o meno precisamente materiali come pietra, osso o conchiglia. Circa 35.000 anni fa, l’ Homo sapiens si rese conto che l’utilizzo di strumenti a rotazione poteva creare fori dai bordi ben delineati, e semplificare alcune lavorazioni che precedentemente richiedevano un grande dispendio di tempo ed energie.

Il primo trapano fu probabilmente creato a partire da una pietra dura innestata in un ramoscello e fatta roteare a mano. Per quanto poco efficiente, questo sistema consentiva di creare fori precisi anche di dimensioni molto piccole.

L’evoluzione successiva e naturale fu quella di utilizzare di una corda avvolta al ramoscello le cui estremità venivano fissate ad un arco: il movimento laterale dell’arco veniva così trasformato in movimento rotatorio del trapano, rendendo molto più efficiente la perforazione rispetto al trapano a mano.

Non deve sorprendere l’abilità raggiunta dai nostri antenati nell’utilizzo dei trapani a mano: si trattava di un’abilità fondamentale per la sopravvivenza (la tecnica di perforazione è praticamente identica ai metodi manuali di accensione di una brace) tramandata di padre in figlio fin dalla tenera età. Lungo le sponde dell’Indo sono stati trovati 11 denti umani che mostravano segni di trapanazione risalenti a 7-9000 anni fa, esempio di come il trapano a mano venisse impiegato anche dai dentisti del tempo.

Molte pietre contenenti quarzo costituiscono un’ottimo punto di partenza per ottenere una punta per il trapano a mano. Probabilmente occorrerà modificarne la forma fino ad avere una punta in grado di perforare il materiale scelto, ma con un po’ di fortuna e pazienza è possibile trovare una pietra della forma adatta che non necessita di aggiustamenti se non un po’ di levigatura.

Un trapano a mano dalla punta di pietra non consente generalmente di perforare profondamente: la punta tende a levigarsi più la si utilizza e potrebbe rompersi all’interno del foro, causando qualche problema per estrarla. Per ovviare a questo inconveniente si preferisce perforare entrambi i lati del materiale senza andare troppo in profondità ed applicando la giusta pressione sul trapano.

Con l’avvento del bronzo, i trapani manuali iniziarono ad avere applicazioni sempre più “pesanti”: gli Egizi, oltre 3 millenni fa, utilizzavano tubi di perforazione in bronzo del diametro di circa 11 centimetri che richiedevano tre persone per essere operativi, due per manovrare il grande arco che imprimeva movimento rotatorio alla testa del trapano e una terza persona per mantenere in equilibrio il peso di roccia utilizzato per applicare pressione.

Secondo alcune ricostruzioni moderne di questa tecnica, un trio di perforatori professionisti poteva bucare il granito al ritmo di 10-12 centimetri all’ora. Per effettuare buchi di diametro superiore a quello della punta del trapano, realizzavano diversi buchi lungo e all’interno di un percorso circolare e scalpellavano il restante materiale. Questa tecnica di perforazione, conosciuta da almeno 20.000 anni in molte parti del mondo ma di solito applicata su scala più ridotta, consente tra le altre cose la creazione di ami da pesca in conchiglia.

succhiello trapano

Anche se non propriamente un trapano, il succhiello merita di essere citato dato che utilizza lo stesso principio. Un succhiello non è altro che un trapano a mano che, invece ci una punta acuminata, possiede ad un’estremità una punta a cavatappi. Questa punta penetra naturalmente nel legno come una vite non appena si applica una rotazione all’estremità opposta. Il succhiello semplifica la procedura di perforazione del legno in quando consente di praticare fori in situazioni in cui un trapano non riuscirebbe ad essere efficace (dal basso verso l’altro, per esempio, è difficile applicare la giusta pressione).

Condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *