Psicologia del cacciatore-raccoglitore

Psicologia della sopravvivenza

Ciò che definisco “psicologia del cacciatore/raccoglitore” altro non è che una mentalità di padronanza del territorio che non solo consente di sopravvivere nel breve termine, ma di prosperare sul lungo periodo grazie a ciò che l’ambiente può offrire. Questa mentalità è stata fondamentale per i cacciatori/raccoglitori vissuti millenni fa come lo è stata per chi, in tempi moderni, si è trovato a dover sopravvivere in un ambiente ostile.

Non è un gioco
Se oggigiorno camminare in un bosco corrisponde ad una piacevole e rilassante attività ricreativa, qualche millennio fa non era affatto lo stesso: boschi, foreste, brughiere, montagne e paludi erano frequentate da animali di grossa taglia capaci di uccidere senza troppo sforzo un essere umano. Per quanto orsi, lupi e leoni di montagna potessero rappresentare una minaccia reale e costante, anche un erbivoro di piccola taglia può causare ferite debilitanti o addirittura mortali se messo alle strette.
Molti mammiferi, insetti, rettili, pesci o piante erano potenzialmente in grado di uccidere e la diffusione della megafauna era estremamente più capillare sul territorio rispetto all’era moderna. Una volta, enormi mandrie di bisonte europeo e di uro galoppavano sulle distese polacche senza alcuna paura dell’uomo e della sua attività.
Se flora e fauna non vi spaventano, sappiate che il vero ostacolo da superare sarete voi stessi, le vostre paure e la vostra incoscienza, la tolleranza alla fame e alla sete e la soglia di cedimento psicofisico.
Vivere in un ambiente ostile non è un videogame, non si hanno vite da spendere se non quella che già si possiede e ogni singolo gesto non ragionato potrebbe mettere a serio repentaglio la vostra sopravvivenza o quella della vostra comunità.

Questione di priorità
Chi scrive manuali di sopravvivenza tende (spesso giustamente) a generalizzare una situazione per fornire uno schema di azioni da seguire. Da questa generalizzazione è nata ad esempio la “regola dei 3” che recita: in linea di massima, non si può sopravvivere 3 minuti senza aria, 3 giorni senza acqua e 30 giorni senza cibo.
La “regola dei 3” ovviamente non rappresenta una figura realistica in molte situazioni ma si limita a suggerire una sequenza di priorità non sempre applicabile nella vita reale: in qualunque deserto caldo conosciuto, resistere 3 giorni senz’acqua è soltanto una fantasia; dopo una sola giornata trascorsa a camminare sotto il sole cocente, la vostra testa pulserà come una grancassa e il vostro corpo inizierà a rifiutarsi di rispondere al vostro volere.
Per un cacciatore/raccoglitore o chiunque si trovi a sopravvivere in un ambiente ostile è di fondamentale importanza avere delle priorità da seguire, ma anche essere capaci di rivederle per adattarsi alla situazione contingente.
In linea di massima le priorità sono acqua, cibo, fuoco e riparo, ma non necessariamente in quest’ordine. E’ possibile spendere più di una notte senza fuoco per scaldarvi, ma farlo senza un riparo anche minimo potrebbe farvi perdere preziosissime ore di sonno che si ripercuoteranno sul vostro fisico il mattino seguente; preoccuparsi di cibo e acqua al calare del sole e con un temporale in arrivo farà soltanto perdere tempo prezioso per la costruzione di un riparo che vi possa tenere lontani dal suolo e dalla pioggia ed evitare il rischio di ipotermia.

Mille insuccessi
L’insuccesso fa parte della vita ed ogni cacciatore/raccoglitore che si rispetti sarà costretto a riconoscere di aver totalizzato più fallimenti che successi nell’arco della sua carriera. E’ relativamente facile accendere un fuoco con un trapano ad arco avendo di fianco un istruttore, ma la situazione cambia totalmente quando occorre fare tutto da soli, dalla selezione dei materiali (che in natura si trovano raramente in condizioni ottimali) alla costruzione dell’utensile.
Se vi state avvicinando ad uno stile di vita primitivo o pre-industriale, sappiate che trascorrerete gran parte del vostro tempo a chiedervi “perchè non funziona?” o “perchè non riesco?”. Si tratta di domande del tutto naturali e, se può esservi di consolazione, anche i più esperti a volte falliscono. L’abilità di plasmare la pietra fa parte di un set di capacità che ha perso utilità molti secoli fa e da cui non dipende la nostra sopravvivenza; millenni fa, invece, si imparava fin da bambini a scheggiare la pietra per ottenere lame, asce e punte di freccia, un’abilità direttamente connessa alla capacità di sopravvivere.
Una vita condotta in immersione nella natura è ricca di fallimenti, ma se si ha la caparbietà per perseverare nei propri intenti può anche donare conquiste che in un sol colpo possono cancellare dalla mente una lunga serie di insuccessi. Spendere ore intere nel tentativo di accendere un fuoco e ottenere una brace utilizzabile regala un senso di soddisfazione quasi indescrivibile.

Stress
Insuccessi, caldo, freddo, mancanza di cibo e acqua sono tutti fattori che contribuiscono ad accrescere lo stress fino a soglie difficilmente sopportabili. E’ del tutto normale e fa parte del “gioco” ma è indispensabile considerare le conseguenze dell’accumulo di stress eccessivo: difficoltà a prendere decisioni, predisposizione ad errori, irascibilità e disinteresse verso azioni fondamentali come procurarsi cibo e acqua possono mettere a dura prova le capacità di sopportazione dell’essere umano.
Occorre poi considerare gli “agenti stressanti”, eventi che generano stress e che mettono in allerta corpo e mente. Immaginate di camminare nella foresta e di sentire un grugnito simile a quello di un orso: il vostro corpo si predispone in uno stato di “lotta o fuga”, il ritmo respiratorio e cardiaco aumentano e i sensi diventano più acuti in attesa di una potenziale minaccia. Rimanere in allerta per lunghi periodi di tempo fa accumulare quantità di stress difficilmente eliminabili.

Anticipare e prevenire
Anche se la natura, nel senso più lato del termine, può essere considerata una sorta di farmacia vivente, non esistono piante miracolose o medicamenti naturali in grado di riparare una gamba rotta in mezza giornata. Anticipare il pericolo e prevenirlo è quindi di fondamentale importanza per la sopravvivenza, come anche anticipare la paura che il pericolo scatena.
Anticipare la paura non la cancella ma aiuta a conviverci. Ogni essere umano prova paura ma pochi sono in grado di elaborarla e di canalizzarla in modo proficuo.
Essere realisti è un altro aspetto fondamentale della psicologia per la sopravvivenza. Non sottovalutare mai le distanze e le condizioni ambientali e non sopravvalutare mai le vostre condizioni e prestazioni fisiche. Eccessivo ottimismo può portare all’avventatezza, mentre un pessimismo dilagante può compromettere la capacità di prendere la decisione giusta.

Conoscenza è potere
L’essere umano moderno non è sopravvissuto fino ad oggi per via della sua superiorità fisica, della sua velocità o delle sue straordinarie armi naturali. Cervello ed esperienza combinati hanno dimostrato più e più volte di poter superare ostacoli apparentemente insormontabili: abbattere un mammut a mani nude, anche con l’aiuto di una dozzina di altri folli disposti a rischiare la vita, è un’impresa impossibile, ma conoscendone le abitudini e imparando a costruire armi in legno e pietra, un mammut non è più una barriera invalicabile.

La sopravvivenza dei nostri antenati era basata sulla conoscenza profonda del territorio in cui vivevano. Per riuscire a ricavarsi una nicchia in un ambiente ostile e popolato da pericoli, è necessario conoscere decine (se non centinaia) di piante e le loro proprietà, comprendere i predatori e le prede e i capricci del meteo, e riuscire a tramandare le conoscenze apprese alle future generazioni.

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